Terremoto ai Campi Flegrei una settimana dopo. Il sismologo Zollo: “Rischi noti, azione di mitigazione lenta”

2026/08/07

Categories: world-news

Napoli, 7 agosto 2026 -  Che cosa ci dobbiamo aspettare nei Campi Flegrei dopo il terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio? A Pozzuoli è montata la protesta. La gente è smarrita.

“Dobbiamo ricordarci bene, e questo lo sappiamo da almeno 70 anni, che i Campi Flegrei sono un sistema naturale multi-rischio. Prima dell’inizio della crisi bradisismica si pensava solo al vulcano e quindi all’eruzione e al magma che risale in superficie come unico pericolo dal quale proteggersi. Questa è anche l’impostazione dominante della Protezione Civile. La zona rossa è stata concepita così, come quella dove dovrebbe arrivare il flusso piroclastico”. Aldo Zollo, fisico, professore ordinario di sismologia all’università Federico II di Napoli, è un profondo conoscitore di questo territorio. Fra l’altro: vive a Bagnoli.

Aldo Zollo, fisico, è docente di sismologia all'Università Federico II di Napoli

Aldo Zollo, fisico, è docente di sismologia all'Università Federico II di Napoli

Professor Zollo, invece qual è l’analisi?

“Durante questa lunga crisi abbiamo compreso che i rischi in realtà sono diversi. Prima di tutto dobbiamo fare i conti con l’instabilità del suolo, quindi con la deformazione, arrivata a 150-160 centimetri in 10-15 anni. Un fenomeno che ha provocato poi effetti importanti, sul porto di Pozzuoli ma anche sulle condutture. Questo è un impatto in termini di vita sociale ed è un rischio che va considerato. Altro elemento sono i terremoti, infine le manifestazioni dei gas”.

A questo link le info su Osservatorio Vesuviano

Ed è ancora chiuso un tratto di metropolitana per Pozzuoli, la causa è la concentrazione di CO2 in galleria.

“Appunto. Questo è il quadro completo che dobbiamo considerare, anche nel sistema di monitoraggio e allerta che fa capo alla Protezione Civile”.

Quando è diventata chiara la sintesi?

“Tutti questi rischi sono evidenti da 70 anni. In passato si è deciso di evacuare intere aree”.

"Tragedia infinita, vite sospese" ha scritto un anonimo su un muro solcato da crepe. A destra, una fedele in preghiera davanti alla statua della Madonna nella chiesa di Santa Maria delle Grazie

"Tragedia infinita, vite sospese" ha scritto un anonimo su un muro solcato da crepe. A destra, una fedele in preghiera davanti alla statua della Madonna nella chiesa di Santa Maria delle Grazie

Come il quartiere Terra a Pozzuoli, diventato poi un gioiello. E oggi?

“Non si può chiedere a uno scienziato se sia necessario o giusto ripetere la scelta di allora. Certamente non possiamo evacuare tutta la popolazione. Anche perché allora dovremmo farlo ovunque nel Paese, dagli Appennini alle Alpi. Il rischio terremoto è dappertutto. Piuttosto, dobbiamo fare in modo che le persone possano convivere con quello che sta accadendo. È stata introdotta questa novità, il concetto di rischio bradisismico. L’effetto dei terremoti diventa importante per la vulnerabilità degli edifici, da qui il decreto del 2023. Sono state fatte delle cose. Nella comunicazione, non tanto”.

Le persone lamentano: le comunicazioni sono scarse e spesso discordanti.

“Oggi il rischio sismico è molto rilevante, ma è stato così anche in passato, tra il 70 e il 72 e nell’82-84. Il problema è che l’azione di mitigazione è molto lenta rispetto all’evoluzione dei fenomeni”.

I Campi Flegrei (Napoli) sono un'area vulcanica che dagli studi dell'Ingv è attiva da almeno 110mila anni. Per il fenomeno del bradisismo (sollevamento e abbassamento del suolo) le scosse di terremoto sono continue

I Campi Flegrei (Napoli) sono un'area vulcanica che dagli studi dell'Ingv è attiva da almeno 110mila anni. Per il fenomeno del bradisismo (sollevamento e abbassamento del suolo) le scosse di terremoto sono continue

Mettendo in fila gli atti?

“Nel 2023 un decreto ha definito la zona bradisismica, un perimetro più ristretto all’interno dell’area rossa vulcanica, con 12-13.000 edifici, quelli che sono considerati maggiormente a rischio per i terremoti. Per queste case è stato fatto un primo censimento con un’analisi esterna, le squadre di ingegneri hanno percorso tutte le strade dell’area e hanno fatto una valutazione di tollerabilità qualitativa. Ne è uscita una mappa di vulnerabilità che stabilisce la capacità di resistenza degli edifici ai terremoti. Una seconda squadra ha fatto poi una classificazione più accurata, andando a visitare gli edifici al loro interno”.

La conclusione?

“C’è stato un problema. Perché erano gli stessi condomini a dover ‘prenotare’ le analisi. Su 13mila edifici, a quanto mi è stato riferito, le richieste sono state soltanto 2-3mila. In sintesi: il decreto va nella direzione giusta. Ci sono i terremoti, come ci si difende? Rinforzando gli edifici. Lo Stato paga il 50%, il resto spetta ai cittadini. Ma non c’è stata tutta questa partecipazione”.

Il sisma di 4.7 è stato una ‘sorpresa’?

“No, che terremoti di questa magnitudo si potessero verificare era stato studiato, analizzato e previsto, anche in lavori recenti di cui sono co-autore. E potranno verificarsene di più forti, abbiamo identificato intorno a cinque la magnitudo di riferimento potenziale nell’area flegrea. Conclusione basata sia su studi di tipo statistico sia su ragionamenti. E faccio riferimento alla magnitudo momento, quella che possiamo definire effettiva".

Spieghi.

"Sulla base di questo, il sisma del 31 luglio è stato di magnitudo momento 4.5, valore che tiene conto dell’energia effettivamente liberata e spiega la dimensione della frattura, quindi è basata sulla fisica. Quello del marzo 2025 archiviato nei bollettini con una magnitudo speditiva di 4.6, ne ha registrato una effettiva di 4”.

Qual è la relazione con la deformazione del suolo?

“Se il suolo continua a sollevarsi aumenta anche la possibilità che si attivino nuove fratture o si riattivino quelle vecchie. Ma questa non è una relazione semplice. Non si può dire con certezza, quando il suolo si deforma arrivano i terremoti. Però nell'esperienza di questa crisi osserviamo che quando aumenta la velocità di deformazione del suolo, si osserva più sismicità".

Infine: il magma e il terremoto: c’è una correlazione?

“Non ci sono assolutamente evidenze di questo. Nelle indagini sismiche del 2001 abbiamo identificato uno strato magmatico primario a una profondità di 7-8 chilometri. Questo è il serbatoio principale. Non ci sono evidenze che il magma attualmente sia migrato in superficie e che causi direttamente il sollevamento del suolo. Secondo noi all’origine di questo fenomeno c’è un altro elemento, le variazioni di pressione in un grosso serbatoio di roccia che contiene dei gas, anche di origine magmatica, tra due e quattro km di profondità”.

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