MILANO Si complica il quadro giudiziario che coinvolge un funzionario amministrativo in servizio presso l’Ufficio Gip del Tribunale di Milano, finito al centro di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia. Oltre alle ipotesi di tentata truffa e falso, gli investigatori contestano ora anche l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta, in relazione a un presunto tentativo di sottrarre quasi un milione di euro destinato al Fondo Unico Giustizia. Lo scrive “Fanpage”. L’inchiesta riguarda una somma di circa 989 mila euro, già sequestrata e successivamente confiscata nell’ambito di un procedimento per reati economici. Secondo la ricostruzione della Procura, il funzionario avrebbe predisposto la documentazione necessaria per ottenere la restituzione del denaro a favore di un soggetto diverso dal legittimo destinatario. Gli accertamenti investigativi avrebbero inoltre evidenziato che il beneficiario individuato sarebbe una persona ritenuta vicina alla cosca Condello della ‘ndrangheta, già condannata in via definitiva per associazione mafiosa e per aver favorito la latitanza del boss Domenico Condello. È proprio questo elemento ad aver portato i magistrati ad aggiungere la contestazione dell’aggravante mafiosa. L’indagine, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Stefano Ammendola, ha preso avvio dopo una segnalazione di Equitalia Giustizia, l’ente incaricato della gestione dei beni e delle somme confluite nel Fondo Unico Giustizia. Durante i controlli, infatti, sarebbe emersa un’anomalia nella richiesta di restituzione, incompatibile con il precedente provvedimento di confisca emesso dall’autorità giudiziaria. Grazie a queste verifiche il pagamento non è mai stato eseguito e il denaro è rimasto vincolato al Fondo Unico Giustizia, evitando così il trasferimento della somma. Dopo la segnalazione, anche il Tribunale di Milano ha svolto approfondimenti interni, accertando l’assenza di qualsiasi provvedimento che autorizzasse la restituzione del denaro. Gli esiti delle verifiche sono stati quindi trasmessi alla Procura, dando impulso all’inchiesta penale. ([email protected])
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