Tangenti al capo della Protezione civile Puglia, imprenditore condannato a 4 anni

2026/10/01

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Tangenti al capo della Protezione civile Puglia, imprenditore condannato a 4 anni

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giovedì 1 ottobre 2026, 17:26 - Ultimo aggiornamento: 17:29

Assolto per sei episodi e condannato per uno: l'imprenditore 59enne di Noci (Bari) Donato Mottola è stato condannato dal Tribunale di Bari alla pena di 4 anni di reclusione per il reato di corruzione, relativo ad una presunta tangente da 20mila euro pagata all'ex direttore della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, a dicembre 2021, in cambio di una certificazione.

La sentenza

La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con rito ordinario.

Per l'imputato la Procura aveva chiesto la condanna a 9 anni di reclusione. A Mottola erano contestati sette episodi, quasi tutti atti dirigenziali per appalti durante la pandemia Covid, relativi alla fornitura di strutture prefabbricate per terapie intensive e strutture mobili di emergenza a servizio degli ospedali pugliesi per circa 5 milioni di euro. Da tutte le contestazioni relative agli appalti (sei su sette) l'imputato è stato assolto «perché il fatto non sussiste». I giudici lo hanno ritenuto responsabile di un unico punto relativo ad una certificazione di esecuzioni lavori, ottenuta ad ottobre 2021, che potesse dargli la possibilità di conseguire un'attestazione Soa, necessaria per partecipare ad appalti altamente remunerativi.

Cosa è successo

Mottola fu arrestato nel dicembre 2021 insieme a Lerario e all'imprenditore foggiano Luca Leccese, accusato a sua volta di aver pagato una tangente da 10mila euro. Questi ultimi sono stati processati con rito abbreviato (Lerario ha già scontato la condanna definitiva a quattro anni e quattro mesi). La presunta tangente - che Mottola ha sempre dichiarato trattarsi di un regalo - sarebbe stata consegnata all'interno di un cesto natalizio con un pezzo di manzo pregiato: nel corso delle indagini gli inquirenti intercettarono una telefonata tra Mottola e la moglie in cui si faceva riferimento a «la manzetta» (il taglio di carne) e «la mazzetta». Per Mottola, assistito dagli avvocati Vito Belviso ed Elisa Marabelli, il Tribunale ha anche disposto l'interdizione e lo ha condannato a risarcire la Regione Puglia, costituita parte civile.

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