Tajani: «Roma al fianco dell’Aia. FI? Punta alla crescita. Niente catastrofismi, l’Italia sta meglio di altri»

2026/10/10

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Ministro Tajani, perché l'Italia si è subito schierata a favore della Corte Penale Internazionale attaccata da Trump?

«Noi crediamo nel ruolo del CPI, e lo sosteniamo con convinzione. Per questo ho firmato la dichiarazione congiunta con altri ministri del G7 ed europei, come i colleghi olandesi e danesi, e ci opponiamo con fermezza alle sanzioni annunciate dagli Stati Uniti contro la Corte. Noi che siamo parte dello Statuto di Roma, il trattato internazionale che nel luglio 1998 istituì la Cpi, continueremo ad appoggiarne l'operato ea difendere il sistema internazionale, basato su regole e responsabilità».

Quindi Trump ha sbagliato in questa vicenda?

«Non spetta agli Stati commentare l'assegnazione dei Premi Nobel».

Tutto sembra spinto al pessimismo. Eppure, voi avete intitolato la tre giorni di Forza Italia a Milano, cominciata ieri, «L'ottimismo della volontà». Vade retro Trump e avanti Gramsci?

«Questa espressione, prima che Gramsci la rielaborasse, la coniò Romain Rolland, scrittore francese e Premio Nobel, come invito morale a osservare lucidamente la realtà nelle sue difficoltà senza perdere la fede nel futuro».

Tradotto in politica e in campagna elettorale questo che cosa significa?

«Che dobbiamo guardare avanti con fiducia, dare una prospettiva al Paese, illustrare la nostra visione riformatrice della società, senza nascondere i problemi e le difficoltà esistenti. Sono in corso due guerre e tante emergenze. Nonostante questo, si può essere ottimisti se ci sono le idee giuste e la volontà di affrontare il futuro. L'ha visto il nostro programma della tre giorni di Milano?».

Ce lo illustri lei.

«Siccome siamo un partito cristiano, liberale, riformatore, garantista ed europeista, tutte le nostre proposte mettono la persona al centro e puntano a garantire la libertà di ognuno e a migliorare la qualità della vita di tutti. Il tema fondamentale è la crescita. Senza crescita non c'è lavoro e senza lavoro non c'è né dignità né libertà».

L'Italia cresce poco...

«Dobbiamo contrastare questa lettura catastrofista. Perché l'Italia, rispetto ad altri Paesi europei, è in condizioni migliori. Anche perché noi di Forza Italia abbiamo dato un contributo importante alla crescita dell'economia. Pensiamo all'export, per esempio. Continua a crescere in maniera consistente. Più 3,3 per cento lo scorso anno, e più 4,5 per cento nei primi mesi di quest'anno. Grazie alla riforma del ministero degli Esteri, il nostro Paese ha acquisito uno slancio sui mercati internazionali».

Ottimismo della volontà sulle cose che si possono fare ma pessimismo della ragione sulla campagna elettorale che sarà incandescente?

«Le questioni d'odio non ci riguardano. Per noi è la crescita il cuore di tutto. E per favorirla, c'è bisogno di nuove infrastrutture moderne, anche digitali; di una formazione scolastica e universitaria all'altezza dei tempi, anche di fronte alle sfide dell'intelligenza artificiale; di innovazione; di ricerca sempre più legata alla politica industriale. La nostra sarà tutta incentrata sui contenuti, per arrivare a un'Italia più liberale».

Avete chiamato a raccolta buona parte dei cosiddetti "corpi intermedi", gli studiosi, i tecnici. Mirate a un'egemonia gramsciana?

«Tutt'altro. Miriamo al libero sviluppo italiano, e ci ispiriamo semmai al motto di un grande liberale come Luigi Einaudi: conoscere per deliberare. La politica deve ascoltare e, dopo l'ascolto, fare proposte. Nel campo del lavoro, le nostre proposte fanno riferimento all'economia sociale di mercato. L'interesse della persona e i suoi diritti vengono prima dell'interesse dello Stato».

Vannacci o non Vannacci, lei non giudica troppo preponderante la destra nel centrodestra?

«Che ci voglia più centro non c'è dubbio. Serve più popolarismo nella nostra coalizione. E noi, nel solco del Ppe, abbiamo una sensibilità spiccata per il tema della libertà e dei diritti delle persone che sono anche diritti sociali. Penso alla parità di trattamento salariale tra uomini e donne, che è un obiettivo a cui si deve lavorare con grande determinazione perché il grave gap vigente non è degno di un Paese moderno. Penso ai diritti dei detenuti, perché la pena consiste nella privazione della libertà e non della dignità. E ancora: il diritto alla casa, il diritto dei giovani a non emigrare, il diritto a non essere discriminati per nessun motivo, né razziale né sessuale né economico».

Un umanesimo riformatore, diciamo così, e non un polveroso conservatorismo?

«Ma certo, un umanesimo modernizzante e innovativo, fatto di valori che si trasformano in azioni concrete. Prendiamo il mondo delle imprese. Non si cresce e non si crea lavoro, se non c'è un sistema imprenditoriale sano, accompagnato da una politica industriale italiana ed europea molto pragmatica e non penalizzante. E libera dall'eccesso di ostacoli burocratici».

Ha visto che Salvini torna a insistere sulla tassazione degli extra-profitti delle banche?

«Si possono ottenere gli stessi risultati senza imporre nuove tasse. E senza assumere atteggiamenti da regimi socialisti. Il nostro metodo è sempre il dialogo». Quando si vota?

«Non trasformiamo la data delle elezioni in uno sterile dibattito. Dobbiamo lavorare fino alla fine della legislatura, cominciando dal fare una buona manovra economica, che non può non tenere conto delle difficoltà globali».

L'Europa però non concede flessibilità...

«Abbiamo già ottenuto la possibilità di uno scostamento di bilancio per affrontare l'emergenza energetica e la grande questione della difesa europea. Se però le cose dovessero peggiorare, e dovesse ancora crescere l'inflazione, l'Europa non potrà non concedere una maggiore flessibilità. Credo anche che la Bce non debba aumentare il costo del denaro, perché l'inflazione è esogena e non interna».

Insomma che manovra sarà?

«Dovrà essere in continuità con il percorso intrapreso della riduzione fiscale. Penso a una detassazione delle tredicesime, alla No Tax Area per i giovani, a un'ulteriore riduzione dell'Irpef, alla possibilità di anticipare le detrazioni delle spese sanitarie all'anno in cui vengono effettuate».

Ma tutto questo, se la nuova legge elettorale produrrà un pareggio, non rischia di restare sulla carta?

«Io sono convinto che il centrodestra supererà la soglia del 42 per cento. E vinceremo al centro».

E Vannacci?

«Ha scelto di fare la quinta colonna della sinistra. E non aggiungo altro».

Qual è lo stato dell'arte in Forza Italia, che al tempo di Berlusconi era una monarchia anarchica?

«Un partito senza più il suo grande leader fondatore non può che considerare tutti i suoi dirigenti, iscritti ed elettori come veri eredi della lezione di Berlusconi. Perciò Forza Italia ha deciso di far scegliere dalla base la propria classe dirigente. E il modo migliore per allargare i confini del partito, e per favorire la partecipazione attiva del maggior numero di persone possibile, sono i congressi».

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