Taglio accise, verso proroga fino al 24 settembre. La Lega rilancia: «Sì allo scostamento di bilancio»

2026/09/10

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Un'altra proroga, che consenta di fronteggiare la fiammata del prezzo del gasolio fino al 24 settembre. Limitandone i danni, ma non a tal punto da domare l'incendio, visto che il prezzo dei carburanti continua a viaggiare sopra i due euro su strade e autostrade. Tra il Mef e la Ragioneria dello Stato in queste ore si fa di conto per capire fino a che punto possa essere estesa l'ennesima sforbiciata che questo pomeriggio dovrebbe ottenere il disco verde del Consiglio dei ministri.

Benché Giorgia Meloni vorrebbe sterzare sin da subito su aiuti selettivi e mirati, e per questo - seppur fino alla tarda sera di ieri sembrava prevalere l'opzione proroga degli sconti - c'è chi lascia aperto uno spiraglio, seppur risicato: «magari riesce a chiuderla, se Giorgia si intestardisce può anche spuntarla...». Più facile a dirsi che a farsi, perché i nodi da sbrogliare restano parecchi, alcuni più aggrovigliati che mai. Per questo la strada più semplice da battere resta quella di un decreto ponte - l'ultimo sconto scade a mezzanotte - che dimostri che il governo non intende starsene con le mani in mano. Ma ai piani alti di Palazzo Chigi è piena la consapevolezza che il taglio sul gasolio non plachi in alcun modo il malcontento di chi viaggia su gomma. La sforbiciata di 17,1 centesimi fatica persino ad esser percepita dagli automobilisti, visto che il prezzo dei carburanti è lievitato a tal punto che ogni sforzo appare vano.

Nonostante bruci risorse su risorse: siamo al quindicesimo decreto tampone in appena sei mesi, circa 2,7 miliardi di euro spesi sull'altare della guerra in Iran e della paralisi dello stretto di Hormuz.

Sul tavolo del Cdm - che potrebbe essere preceduto da un confronto tra i leader - planerà anche la lettera in cui l'Italia chiede a Bruxelles l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per una flessibilità sulla spesa da 36 miliardi: 22 alla difesa e 14 per l'energia. Ma c'è chi è già pronto ad alzare la posta. «Il combinato di uno scostamento di bilancio» corposo e «un contributo delle banche ti fa quasi tutta la prossima legge di bilancio, ti copre dall'energia alle opere pubbliche», rilancia Matteo Salvini, «Questo proporrò agli alleati, a meno che gli alleati abbiano una proposta altrettanto convincente e remunerativa».

Il Carroccio sta mettendo a punto la richiesta da sottoporre ai partner di maggioranza, riluttanti nel caso di Forza Italia a forzare la mano contro il mondo del credito, propendendo su soluzioni condivise. L'idea leghista è di un contributo del 5% sugli utili dei primi dieci istituti di credito. Dalla misura la Lega calcola di poter recuperare tra 2 e 3 miliardi utili alla causa della legge di Bilancio.

La previdenza

E dal palco della due giorni organizzata per delineare le proposte in vista della prossima manovra, sono arrivati anche maggiori dettagli sul progetto di superamento della legge Fornero, favorendo l'uscita anticipata a 64 anni anche per chi è nel sistema misto, facendo leva su una quota del Tfr per arrivare all'assegno minimo e su un ricalcolo contributivo degli importi.

I beneficiari potrebbero essere circa 80mila, con un impatto sulle casse dello Stato di 1,5 miliardi l'anno.

«Lo si può lanciare sperimentalmente per tre anni», ha spiegato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, organizzatore della due giorni che da martedì ha riunito politici e manager per illustrare le priorità leghiste. La misura, che ha ricevuto anche aperture dal ministero dell'Economia e delle Finanze, è per Durigon «un'operazione per dare un respiro al mercato del lavoro e per efficientarlo se ci mettiamo insieme i giovani che entrano con la tassazione al 5%». Come riferito dall'Ansa, il capitolo previdenziale deve tuttavia fare i conti con gli effetti dell'inflazione sugli assegni. Nel 2027 la rivalutazione potrebbe infatti costare circa 10 miliardi. Qualcosa in meno o qualcosa in più a seconda che la spesa sia calcolata ipotizzando di applicare in modo incondizionato una rivalutazione al 2,9% oppure intervenendo a scaglioni, sterilizzando gli effetti sulle parti di reddito più alte.

In tema di pensioni il dibattito è servito poi a chiarire la proposta del presidente dell'Inps, Gabriele Fava, di un contributo per ogni nuovo nato, per garantire una forma di previdenza integrativa fin dalla culla. L'ipotesi è quella di costruire uno strumento alimentato dallo Stato destinato a crescere nel tempo attraverso un meccanismo di capitalizzazione.

«Mille euro per ciascun nato all'anno. I dati li abbiamo, abbiamo fatto due conti, i nuovi nati sono 355mila e la spesa sarebbe vicino spesa ai 355 milioni, una cifra piccola per lo Stato ma per chi la riceve è enorme», ha spiegato Fava.

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