Svolta storica nella lotta ai tumori: il vaccino personalizzato a mRna contro il melanoma supera il test decisivo

2026/08/20

Categories: world-news

Redazione scienze

Redazione scienze 20 agosto 2026 07:30

La tecnologia dei vaccini a mRna che ha trasformato Moderna in uno dei simboli della pandemia potrebbe ora aprire una nuova strada nella lotta ai tumori. L'azienda statunitense e Merck hanno annunciato risultati positivi nello studio clinico di fase 3 di Intismeran, una terapia personalizzata sperimentata contro il melanoma. La notizia ha provocato una reazione impressionante a Wall Street: nella seduta di mercoledì 19 agosto il titolo Moderna ha chiuso con un rialzo di circa il 177%, mentre Merck ha guadagnato circa il 12%.

Moderna and @Merck today announced positive topline results from the Phase 3 INTerpath-001 trial evaluating adjuvant treatment with intismeran autogene, a novel investigational mRNA-based individualized neoantigen therapy jointly developed by Merck and Moderna, in combination… pic.twitter.com/v4DjH0r823

— Moderna (@moderna_tx) August 19, 2026

Dietro l'euforia dei mercati c'è un risultato scientifico importante, anche se per conoscere esattamente quanto sia efficace il trattamento bisognerà attendere la pubblicazione dei dati completi.

Cosa ha dimostrato il nuovo studio

Lo studio di fase 3, chiamato INTerpath-001, ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio. I pazienti, ai quali il tumore era già stato completamente rimosso chirurgicamente, sono stati divisi in due gruppi. Il primo ha ricevuto Intismeran insieme a Keytruda (pembrolizumab), il farmaco immunoterapico di Merck; il secondo Keytruda da solo. Il vaccino personalizzato è stato somministrato ogni tre settimane per un massimo di nove dosi, mentre Keytruda è stato somministrato ogni sei settimane fino a nove cicli, per una terapia complessiva di circa un anno.

L'analisi intermedia ha mostrato che la combinazione ha raggiunto sia l'obiettivo principale dello studio, cioè il miglioramento della sopravvivenza libera da recidiva, sia uno dei principali obiettivi secondari, la sopravvivenza libera da metastasi a distanza. In altre parole, i pazienti trattati con Intismeran più Keytruda sono rimasti più a lungo senza che il tumore tornasse o si diffondesse rispetto a quelli trattati con il solo Keytruda. Il vantaggio, spiegano le due aziende, è risultato statisticamente significativo e clinicamente rilevante. 

Sul fronte della sicurezza, secondo le aziende non sono emersi nuovi segnali rispetto a quelli già osservati negli studi precedenti. I dati completi saranno presentati a un prossimo congresso medico internazionale.

Perché viene chiamato "vaccino contro il cancro"

Intismeran non è un vaccino preventivo come quelli contro Covid, influenza o morbillo. Viene somministrato dopo che il tumore è comparso e dopo l'intervento chirurgico, con l'obiettivo di aiutare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali rimaste nell'organismo. Ed è diverso per ogni paziente.

Da un campione del tumore vengono analizzate le mutazioni genetiche caratteristiche di quelle cellule. Un algoritmo seleziona quindi fino a 34 neoantigeni, cioè bersagli riconoscibili dal sistema immunitario. Moderna produce a quel punto una molecola di mRna sintetica con le istruzioni necessarie affinché l'organismo presenti quei bersagli alle cellule immunitarie e stimoli una risposta specifica contro il tumore.

Di fatto, quindi, ogni paziente riceve un farmaco diverso, progettato sulla particolare "impronta" genetica del proprio tumore. È questo uno degli aspetti più innovativi ma anche una delle difficoltà industriali del progetto. Per ogni paziente bisogna sequenziare il tumore, progettare la sequenza di mRna, produrre un singolo lotto e farlo arrivare all'ospedale. Moderna ha costruito in Massachusetts un impianto dedicato a Intismeran, fortemente automatizzato, e afferma di essere riuscita a portare i tempi di produzione nell'ordine di poche settimane.

A differenza delle terapie cellulari come le Car-t, però, non è necessario prelevare cellule immunitarie del paziente, modificarle in laboratorio e successivamente reinfonderle. Serve comunque il campione tumorale da sequenziare: è da lì che parte la costruzione del vaccino personalizzato.

Quel 49% di riduzione del rischio

I nuovi risultati rafforzano quanto era già emerso in un precedente studio che aveva coinvolto soltanto 157 pazienti con melanoma ad alto rischio negli stadi III e IV. Dopo un follow-up mediano di cinque anni, la combinazione Intismeran-Keytruda aveva mostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte rispetto al solo Keytruda e una riduzione del 59% del rischio di metastasi a distanza o morte.

È proprio quel segnale iniziale ad aver spinto Moderna e Merck verso il molto più ampio studio di fase 3 appena concluso con esito positivo.

Quando potrebbe essere disponibile

Intismeran non è ancora autorizzato né negli Stati Uniti né in Europa. La combinazione aveva però già ricevuto nel 2023 dalla Fda statunitense la Breakthrough Therapy Designation, procedura che può accelerare sviluppo e revisione dei farmaci promettenti contro malattie gravi. In Europa aveva ottenuto dall'Ema l'accesso al programma Prime.

Moderna e Merck hanno già avviato il confronto con le autorità regolatorie e intendono utilizzare i risultati della fase 3 per presentare le richieste di autorizzazione.

Il presidente di Moderna Stephen Hoge ha indicato il 2027 come possibile anno di arrivo sul mercato, ma non si tratta quindi ancora di una data certa. Nemmeno il prezzo è stato deciso. E sarà una questione centrale, perché produrre un lotto diverso per ogni singolo paziente rende il modello molto più complesso rispetto a quello di un farmaco industriale tradizionale.

La scommessa va molto oltre il melanoma

Il vero motivo per cui il risultato viene osservato con tanta attenzione è che Intismeran potrebbe non fermarsi al tumore della pelle. Moderna e Merck stanno già sperimentando la stessa piattaforma in diversi altri tumori. Il programma INTerpath comprende attualmente nove studi di fase 2 e 3 e riguarda, tra gli altri, tumore del polmone non a piccole cellule, carcinoma della vescica e tumore del rene; altri studi stanno esplorando anche tumore del pancreas e dello stomaco.

Il successo nel melanoma non dimostra automaticamente che la tecnica funzionerà anche negli altri tumori. Ma offre la prima conferma su larga scala che una terapia a mRna costruita sulle mutazioni specifiche del singolo paziente può aggiungere un beneficio a un'immunoterapia già molto efficace.

Ed è soprattutto questa prospettiva ad aver scatenato gli investitori.

Il boom di Moderna in Borsa

Dopo anni difficili seguiti alla pandemia, Moderna ha vissuto una delle sedute più clamorose della sua storia. Il titolo ha chiuso il 19 agosto con un rialzo intorno al 177%, tornando ai livelli più alti degli ultimi anni. Anche Merck ha registrato un balzo a doppia cifra. Una parte dell'accelerazione è stata probabilmente amplificata dalla corsa a chiudere le posizioni ribassiste: prima dell'annuncio circa il 13,5% delle azioni Moderna disponibili sul mercato risultava venduto allo scoperto.

Il recupero è enorme, ma non cancella il crollo seguito all'era Covid. Il massimo storico in chiusura di Moderna resta infatti 484,47 dollari, raggiunto il 9 agosto 2021, quando il gruppo era diventato uno dei grandi vincitori economici della pandemia. Nel novembre 2025 il titolo era invece sceso fino a un minimo di 22,28 dollari.

L'esito dello studio cambia però la prospettiva industriale della società. Moderna ha bisogno di dimostrare che la tecnologia mRna può diventare una piattaforma capace di generare prodotti anche al di fuori dei vaccini contro le malattie infettive stagionali.

Per Merck la posta in gioco è altrettanto alta. Keytruda ha generato oltre 30 miliardi di dollari di vendite nel 2025, ma l'azienda si prepara alla possibile concorrenza dei biosimilari negli Stati Uniti a partire dalla fine del 2028. Intismeran potrebbe permetterle di prolungare e ampliare il valore della sua presenza nell'immuno-oncologia proprio mentre si avvicina quella scadenza.

Perché è importante

Per parlare di rivoluzione nella cura del cancro è ancora presto: mancano i numeri completi della fase 3, i dati sulla sopravvivenza globale, l'esame delle autorità regolatorie e la prova che il modello produttivo possa funzionare su decine di migliaia di pazienti. Ma il risultato ottenuto nel melanoma segna comunque un passaggio importante: per la prima volta una terapia oncologica personalizzata a mRna ha superato con successo un grande studio di fase 3. Ed è proprio la dimostrazione che Moderna cercava da anni per provare che la tecnologia diventata famosa con il Covid può avere una seconda vita, questa volta contro il cancro.

>> Home