Studentessa picchiata davanti alla scuola, in dubbio il ritorno in classe dopo le botte

2026/09/21

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SANVITESE (PORDENONE) - L'incontro con l'avvocato, l'appuntamento con i carabinieri, i percorsi di psicoterapia da avviare e l'attesa di aggiornamenti dalla scuola. E la scelta più importante: in che istituto ricominciare a vivere la quotidianità. Inizia con un programma serrato e con ancora tante incognite la nuova settimana, dopo quella segnata dallo choc, per la famiglia della studentessa 15enne picchiata martedì scorso fuori dal cancello di una scuola superiore del Sanvitese, prima dell'inizio delle lezioni.

Oggi i genitori incontreranno un legale e contatteranno il comando dei carabinieri di Casarsa per portare avanti l'iter della denuncia. Intanto a scuola, l'organo competente si riunirà per definire il provvedimento disciplinare da adottare verso chi ha progettato e messo in atto la violenza. Due le “registe” e in particolare una la picchiatrice che hanno preso di mira la ragazza, con la complicità del branco. Un pestaggio annunciato lunedì sera sui social che si è consumato tra calci, pugni e capelli strappati e che è stato fermato da un membro della dirigenza. La giovane ferita ha ricevuto una prognosi di dieci giorni. Un periodo doloroso, ma anche di riflessione, in cui la  famiglia si sta interrogando su come e dove sarà il rientro.

Studentessa aggredita fuori da scuola dalle bulle, le nuove minacce: «Se la troviamo da sola la ammazziamo di botte»

IL NODO

C'è l'idea di cambiare istituto, per non ritrovarsi di nuovo faccia a faccia con le aguzzine e con chi ha riso con loro invece di fermarle. Allo stesso tempo non è esclusa l'opzione di rimanere, ma ad una condizione: «Che ci sia un minimo di sorveglianza - è l'appello dei genitori - anche nell'area appena fuori dal perimetro della scuola». Intanto, da una parte arrivano le nuove minacce delle bulle e dall'altra continuano i messaggi di vicinanza alla famiglia. Sull'argomento interviene anche lo scrittore, educatore e musicoterapeuta Marco Anzovino. «Vorrei che questa ragazza non si senta sola - ha scritto ieri in un post condiviso sui social -. Che possa ritrovare presto la sicurezza, la fiducia e la possibilità di tornare a guardare i suoi coetanei senza paura. Ma lo so che non sarà facile, che ci vorrà tempo e pazienza e il sostegno di tante persone». Anzovino pensa anche a chi ha aggredito.

«Hanno un bel da fare anche questi ragazzi. E le loro famiglie. Dovranno chiedersi dove sia iniziato tutto questo, quali segnali non siano stati visti, quali parole siano mancate e correre ai ripari, tornando a mettere l'educazione al primo posto, se il desiderio è quello di aiutarli a stare nella società. Dovranno accompagnarli ad assumersi la responsabilità di ciò che hanno fatto e capire come riparare».

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