«Dove ha trovato il coraggio per fare una cosa simile?». Non uno, non due, non tre ma un capannello di genitori se lo domandava ieri mattina, mentre i carabinieri finivano di ascoltare la preside e i docenti di quella scuola dove un 13enne, minuto e taciturno, ha colpito con decisione la sua insegnante. Sicuramente con l'obiettivo di far vedere e dimostrare il suo gesto. Ma a chi e perché? A queste domande stanno cercando di rispondere i carabinieri della Compagnia Casilina che non escludono come dietro all'aggressione, si possa nascondere un istigatore, anche più grande, conosciuto sui gruppi social che il ragazzino frequenta da tempo.
L'ossessione dell'aggressore per i filmati violenti
Non si spiega altrimenti il motivo della diretta video su una chat "Instagram" che è partita dal telefono del 13enne, attaccato al caschetto, indossato dal minore proprio alcuni secondi prima dell'irruzione in classe. Tommaso, lo chiameremo così, aveva pianificato tutto: i coltelli acquistati on-line, il post su "TikTok" con la scritta, in inglese, «meno cinque ore», ad annunciare molto probabilmente a qualcuno la sua azione. Senza entrare nel merito perché chi doveva sapere, sapeva: aspettava solo il "countdown".
Ed è per questo che ora le indagini si sono concentrate sulla rete "virtuale" del 13enne. A partire dal gruppo di cui faceva parte su Telegram e che contava almeno altri quattro iscritti. Non ci sono suoi compagni di scuola ma persone che, nickname a parte, sono ora ricercate. E poi quella "community" di chiara matrice violenta, la "True crime community", in cui si inneggiano e invocano omicidi e stragi e che ripercorre, in vari post, aggressioni mortali compiute anche in molte scuole straniere.
Ma chi è Tommaso e quanto coraggio e follia e disturbi può avere a 13 anni? Figlio di un insegnante e un dipendente pubblico, il ragazzino non ha fratelli né sorelle. Una vita apparentemente normale la sua, con l'inizio dell'adolescenza e la scuola superiore da scegliere in vista del 2027.
Taciturno da mesi, la famiglia aveva deciso di consultare uno specialista. Tommaso aveva problemi di apprendimento, a scuola non andava bene, rischiava di isolarsi. E in parte questo è accaduto mentre lui, un giorno dopo l'altro è scivolato nel buco nero della rete. Un suo compagno rimase perplesso quando il ragazzino, un pomeriggio, di fronte a un piccolo monumento per una vittima di femminicidio prese a calci un piccolo angelo di ceramica. «Non si fa, quella persona è morta, gli dissi - ricorda il compagno - ma il padre mi rispose "lascialo stare, mio figlio è un po' strano». Diagnosi precise non sono mai arrivate, i carabinieri attendono la risposta del consulto psichiatrico che è stato svolto ieri al policlinico Umberto I dove il minore è stato portato.
Le indagini
È solo un dettaglio, ma per l'importanza che si deve ai dettagli, ieri mattina il ragazzino, quando è entrato in classe con un piano già studiato, indossava una maglietta con una scritta particolare. "Tmd", un acronimo che in determinati ambienti viene letto e interpretato per ciò che significa. Letteralmente vuol dire, infatti, "Total muslim death" (morte totale dei musulmani) ma in senso ampio viene utilizzato e ripetuto da chi professa la retorica estremista e quella dell'incitamento all'odio on-line. Quando è stato portato in caserma, per essere ascoltato, il ragazzino non ha detto nulla né spiegato i motivi per cui abbia progettato quell'aggressione che con una forza diversa e una pugnalata inferta in un'altra zona del corpo avrebbe potuto ferire gravemente se non mortalmente l'insegnante.
In caserma
Ma lui non ha detto nulla, non si è giustificato né ha spiegato. Si sa che avesse due debiti scolastici da recuperare ma è lecito ipotizzare che non fosse questa la ragione ma che, al contrario, per le frequentazioni virtuali e le ossessioni per i video che vedeva, fosse stato irretito e spinto a commettere un gesto folle che l'avrebbe potuto accreditare agli occhi della "comunità" di cui faceva parte. Come un "battesimo" da sostenere, colpendo certo - nella retorica degli attacchi violenti alle scuole - la professoressa che lo aveva rimandato in Storia e Italiano. Fra i video che era solito guardare, chiuso della sua camera, anche quelli su Brenton Tarrant, l'autore del massacro di Christchurch in Nuova Zelanda che aveva già "ispirato", lo scorso marzo, un 17enne a Umbertide, in provincia di Perugia, accusato di aver pianificato un attacco armato in un liceo abruzzese.
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