Introduzione
La battaglia fra Iran e Stati Uniti sull'importante crocevia marittimo è riesplosa fra minacce e attacchi incrociati che hanno riportato a livelli altissimi la tensione nell'intero Golfo (TUTTE LE NEWS SUL CONFLITTO LIVE).
Una calma apparente nello Stretto e i colloqui a Muscat fra l'Iran e l'Oman, in presenza del Qatar, avevano lasciato sperare. Poi la situazione è di nuovo precipitata: nella notte fra sabato e domenica Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto dopo aver lanciato un drone contro una nave battente bandiera cipriota perché, secondo la versione iraniana, non ha rispettato gli avvertimenti lanciati per cambiare rotta. La risposta americana non si è fatta attendere, con diversi round di attacchi in poche ore.
Ma che conseguenze ha tutto ciò sull’economia mondiale?
Quello che devi sapere
Le tensioni
Prima di tutto, va ricordato che lo Stretto di Hormuz è stato uno dei punti chiave delle trattative tra Usa e Iran, tanto che, nel memorandum di giugno, Teheran aveva insistito su un punto in particolare: poter controllare il passaggio in quanto proprie “acque costiere”. In sostanza, aveva avanzato la pretesa di abbandonare il diritto internazionale, per far sì che il passaggio diventasse di sua gestione, chiedendo che per navigarlo occorresse un permesso - ipoteticamente, a pagamento -.
Ma la questione è ancora in stallo. In circa 40 giorni di bombardamenti aerei gli Stati Uniti non sono riusciti a riaprire Hormuz e, intanto, hanno esaurito già circa metà delle loro scorte di missili di precisione e intercettori. L’unico modo per obbligare l’Iran a rinunciare alla sua presa sullo Stretto sarebbe un’invasione di terra, ma Washington non sembra stare considerando questa opzione. E così lo stallo continua.
Per approfondire:
Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?
Le conseguenze: sale il prezzo del petrolio
Ma se è vero che la situazione della navigazione a Hormuz rimane complicata, è anche vero che, secondo quanto sostenuto dagli Usa, nelle ultime 24 ore, circa 20 navi commerciali hanno transitato per lo Stretto, in coordinamento con le forze americane. Altre navi, poi, sarebbero invece transitate anche senza il coordinamento americano. Il passaggio quindi non sarebbe totalmente sigillato. Ma le tensioni nell’area incidono comunque, e negativamente, sull’economia globale.
A risentirne è, primo su tutti, il prezzo del petrolio, in forte rialzo oggi, dopo gli attacchi statunitensi contro l'Iran e la rappresaglia di Teheran. Il prezzo del greggio Brent con consegna a settembre - benchmark internazionale - è salito del 3,75% a 78,86 dollari al barile, prima dell'apertura dei mercati finanziari asiatici. Il petrolio Wti con consegna ad agosto è aumentato del 3,65%, a 74,02 dollari al barile.
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I timori sulle riserve di petrolio
Sul petrolio, comunque, a preoccupare sono le riserve: secondo i dati della società di analisi Kpler, riportati dall’emittente televisiva statunitense Cnn, dall’inizio del conflitto il mondo ha perso più di 1,15 miliardi di barili di approvvigionamento. E con la crisi in Medio Oriente che si protrae, c’è una carenza di prodotti raffinati che, alla fine, pesa sui prezzi alla pompa di benzina e gasolio.
La crisi dei fertilizzanti e non solo
Da Hormuz, prima della guerra, transitava anche il 30% dei fertilizzanti azotati e la Fao ha avvertito più volte che una prolungata chiusura dello Stretto può portare a un’impennata dei prezzi delle materie prime agricole e dell’inflazione alimentare. Il nuovo blocco dello Stretto rischia poi di avere pesanti ricadute sulle catene di fornitura di plastica, zolfo ed elio.
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Gli altri crocevia strategici
Ma il precedente di Hormuz sta anche cambiando i calcoli delle grandi potenze, anche lontano dal Medio Oriente, su altri crocevia strategici. La Russia impone già il suo sistema di licenze e pedaggi per il passaggio dall’Artico. A giugno Pechino ha dichiarato unilateralmente che i 130 chilometri dello stretto di Taiwan sono parte del proprio territorio, non acque internazionali con libertà di navigazione. E chi controlla lo stretto di Taiwan, controlla il 90% dei semiconduttori dell’intelligenza artificiale. C’è poi la minaccia degli Houthi filoiraniani sull’accesso al Mar Rosso e al canale di Suez, parzialmente chiuso da quasi tre anni.
L'impatto della crisi sulle Borse
E anche i mercati temono l'escalation, dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi durante il fine settimana e hanno fornito versioni contrastanti sull'apertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale.
In calo le Borse in Asia, con l'attenzione degli investitori rivolta all'impennata del prezzo del petrolio in attesa del dato sull'inflazione in Europa, mentre negli Stati Uniti gli investitori attendono il rapporto sull'indice dei prezzi al consumo (cpi).
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Forte instabilità almeno fino al 2027
L'insieme di questi elementi lascia pensare che le tensioni - soprattutto quelle sul fronte energetico - non siano destinate a esaurirsi nel breve periodo. Le previsioni che indicavano un contesto di forte instabilità almeno fino al 2027 appaiono oggi più credibili, mentre si è rivelata troppo ottimistica l'ipotesi secondo cui la fragile tregua nello Stretto di Hormuz sarebbe bastata a riportare rapidamente sotto controllo la situazione dei mercati energetici mondiali.
Per approfondire:
Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas
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