Balletti, meme, classifiche. Su TikTok i killer diventano idoli, le stragi nelle scuole video montati con musichette, il numero delle vittime un punteggio (+1 se uccidi qualcuno, zero se fallisci). È il sottobosco del "rampage", la fascinazione per le stragi di massa trasformata nel linguaggio dei social. Un mondo popolato soprattutto da giovanissimi, con codici e riferimenti propri, nel quale gli autori di sparatorie - i mass shooter - diventano personaggi da imitare.
Ed è dentro questo universo nero che è finito il tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa nella scuola media di Centocelle a Roma. Prima di lui, in Italia, erano arrivati i casi di Trescore Balneario e San Vito Lo Capo, dove altri due minorenni avevano aggredito o tentato di colpire i loro insegnanti. Casi diversi, nei quali però riaffiorano gli stessi gesti, simboli e rituali. Ora il profilo del tredicenne è stato eliminato su Tiktok, ma i contenuti che ripostava sono rimasti: gli stessi che circolano ora tra migliaia di utenti. Tra i personaggi ricorrenti c'è Adam Lanza, che nel 2012 uccise venti bambini e sei adulti nella scuola elementare Sandy Hook, in Connecticut. Oppure c'è Timofey Kulyamov, il 15enne russo che nel dicembre 2025 uccise un bambino e ferì altre persone in una scuola alle porte di Mosca (sul casco aveva un telefono per riprendere l'azione). Tutta questa subcultura ha una sigla ben precisa: TCC, True Crime Community (la comunità del crimine vero). Ma non è il true crime dei podcast e dei documentari. È una galassia senza un'organizzazione centrale né un'unica ideologia politica o religiosa; nelle frange più estreme, la radicalizzazione passa attraverso il culto della violenza e dei suoi autori. L'Anti-Defamation League - organizzazione statunitense che monitora estremismo e odio - la descrive come una comunità costruita attorno alla glorificazione dei criminali. Ma frequentarla non significa necessariamente diventare violenti: la grande maggioranza degli utenti non passa all'azione.
Un amico del tredicenne romano, che chiede di non essere identificato, racconta: «Quando uscivamo guardava spesso video di persone che uccidevano altra gente. Ma non era cattivo. Era così innocente».
L'emulazione
Il meccanismo di queste community ricorda però quello delle fandom. Solo che al posto di cantanti e attori ci sono gli stragisti. Le loro immagini diventano così video divertenti: il killer sorride, balla; l'intelligenza artificiale gli mette il rossetto o lo trasforma in una caricatura. L'orrore perde così il suo contesto e assume quello, apparentemente innocuo, di un contenuto ironico. Questo materiale viaggia da una piattaforma all'altra: TikTok, Telegram, Discord, fino a Roblox (il videogioco frequentato da bambini). Ma a ogni nuovo attacco che avviene in una scuola il repertorio si aggiorna. È successo anche in Italia, a marzo, con il tredicenne di Trescore Balneario che ha accoltellato la professoressa di francese Chiara Mocchi e a maggio con l'undicenne di San Vito Lo Capo che ha tentato di colpire il professore di tecnologia. Dopo i loro attacchi, sui social hanno iniziato a circolare i volti dei due ragazzi trasformati in sticker, le "ultime volontà" indicate come manifesti, immagini dei vestiti indossati durante l'aggressione, come la maglietta con la scritta "vendetta".
E tornano anche alcuni gesti: filmare l'attacco con una telecamera sul casco, trasmetterlo in diretta su Telegram, annunciarlo con un conto alla rovescia. Elementi già comparsi in altre stragi e poi ripresi nei casi successivi. Contenuti che le piattaforme provano a intercettare. TikTok vieta minacce e glorificazione della violenza e, dopo Trescore Balneario e San Vito Lo Capo, aveva fatto sapere al Messaggero di aver rimosso gli account che violavano le sue regole. Tra ottobre e dicembre 2025 aveva eliminato infatti oltre 175 milioni di video nel mondo. Ma molti riappaiono altrove: salvati, rimontati e ricaricati sotto altri account e hashtag. E il loop riparte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home