Strage di Paupisi, ergastolo per Ocone un anno dopo: «È stata fatta giustizia»

2026/10/01

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Ha ascoltato la sentenza che lo ha condannato all’ergastolo a testa bassa Salvatore Ocone, 59enne, che si becca il massimo della pena esattamente un anno dopo aver ucciso, con una grossa pietra, la moglie Elisa di 49 anni e il figlio Cosimo di 15 anni e aver ferito gravemente l’altra figlia, Antonia, 17enne. «Mi sono rivolto alla giustizia e ho avuto tutti vicino», le poche parole di Mario Ocone, il primogenito della coppia che è scampato alla strage grazie a una trasferta a Rimini per motivi di lavoro. «Il verdetto giunge a distanza di un anno dal duplice omicidio. La giustizia ha risposto. Ci voleva una sentenza che rimettesse le cose al posto giusto e ciò è avvenuto», aggiunge Nicodemo Gentili, uno dei difensori delle parti civili. «Aspettiamo le motivazioni e valuteremo il ricorso», dice invece il legale dell’autore del duplice omicidio Giovanni Santoro. Queste le prime reazioni, all’uscita dal palazzo di giustizia di Benevento, dove ieri la Corte di Assise si è pronunciata su quella che è rimasta nella memoria di tutti come la strage di Paupisi.

LA RICOSTRUZIONE

Il verdetto della giustizia è arrivato esattamente un anno dopo il dramma. 30 settembre 2025. Dopo l’ennesima lite per l’organizzazione delle nozze d’argento, nella notte Ocone prese una grossa pietra dal giardino accanto alla sua abitazione, e colpì la moglie Elisa, lasciandola morta in casa. Poi con la stessa arma colpì i due figli. Infine la folle fuga in auto verso Ferrazzano, in provincia di Campobasso, dove fu arrestato circa 12 ore dopo la strage. Lì, nell’auto, fu ritrovata la giovanissima Antonia in gravissime condizioni (tornerà a casa solo a marzo dopo un lungo periodo di riabilitazione in una clinica di Isernia) e il corpo senza vita del fratellino Cosimo. L’aggressione ai figli, a suo dire, era motivata del fatto che una volta morta la madre, con il padre in carcere e una nonna anziana, avrebbero avuto problemi di sopravvivenza.

IL VERDETTO

Per il duplice omicidio ieri la Corte di Assise di Benevento, presieduta da Sergio Pezza con giudice a latere Francesco Murgo, ha condannato Ocone all’ergastolo, a otto mesi d’isolamento diurno e al pagamento di una provvisionale di 50mila euro per il figlio Mario e di 80mila euro per la figlia Antonia. Tra le pene accessorie l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, la decadenza dalla responsabilità genitoriale e il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle parti civili.

LE PERIZIE

Decisive per l’esito del processo due consulenze psichiatriche a cui l’imputato è stato sottoposto, ricordate in aula dal pubblico ministero, il procuratore della Repubblica Nicola D'Angelo. Una disposta dalla Procura della Repubblica, l’altra decisa dalla Corte di Assise (presieduta da Sergio Pezza con giudice a latere Francesco Murgo) e affidata a Vincenzo Scarallo. Uguali le conclusioni delle due perizie: l’imputato è in grado d’intendere e volere e di stare in giudizio. Pertanto, ha sostenuto D’Angelo, «la verità processuale è tragica, ma non si può non tener conto delle responsabilità dell’imputato», chiedendo la condanna all'ergastolo.

L’UDIENZA

Senza entrare nell’entità della pena, il difensore di parte civile che assiste i due figli ha ribadito che non c’è alcun perdono da parte della famiglia sopravvissuta: Ocone ha fatto tutto coscientemente e pertanto non vi possono essere sconti di pena. Richieste condivise anche dall’altro legale di parte civile Assunta Ventorino che assiste il padre e la sorella di Elisa. Il difensore dell’imputato Giovanni Santoro ha puntato tutto sulla «vulnerabilità psichiatrica» del suo assistito per sostenere che si tratta di un soggetto dissociato. Inoltre ha ricordato che dal 18 febbraio del 2025 fino al giorno del duplice omicidio, non aveva più utilizzato i farmaci prescritti dal centro di igiene mentale di Puglianello. Infine ha chiesto le attenuanti perché l’imputato ha reso un’ampia confessione e si tratta di una persona incensurata. In extremis, in apertura di udienza, l’avvocato Santoro aveva chiesto alla Corte di disporre un’ulteriore consulenza tenuto conto che nel periodo di detenzione l’imputato ha più volte menzionato di avere delle allucinazioni. Che però erano già prese in esame nella perizia redatta da Scarallo. L’istanza è stata perciò respinta. Si è arrivati così alla sentenza che un anno dopo il dramma ha condannato all’ergastolo Ocone.

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