Strage di Bologna, nuova udienza sul Dna: in una bara c’è il lembo facciale sulla vittima che «appartiene a una sconosciuta»

2026/07/24

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Sembrano non finire mai le vicende giudiziarie collegate alla Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Il 15 ottobre, davanti alla Corte di assise di appello di Bologna, ci sarà un incidente di esecuzione dopo un'istanza presentata dalla difesa di Gilberto Cavallini, ex terrorista dei Nar condannato in via definitiva all'ergastolo come uno degli esecutori materiali dell'attentato.

La richiesta sulla prova del DNA

Si dovrà discutere di una richiesta, avanzata dall'avvocato Gabriele Bordoni, sull'assunzione di una prova scientifica: si chiede che venga data l'autorizzazione al genetista Emiliano Giardina, consulente di parte, di poter valutare l'origine ancestrale e la predizione del fenotipo del Dna prelevato dai resti riesumati dal cimitero toscano di Montespertoli, dove era sepolta Maria Fresu, una delle vittime della Strage. Nel corso del processo, infatti, le analisi avevano concluso che il Dna di un lembo facciale presente nella bara non fosse attribuibile alla donna. Per la difesa Cavallini questa analisi è importante, dal momento che il lembo si riferirebbe «ad una persona sconosciuta, di sesso femminile, al momento dell'attentato vicinissima alla fonte esplosiva». L'avvocato Bordoni chiede anche al consulente di fare una comparazione di compatibilità con le altre donne vittime dell'attentato.

La reazione dei familiari delle vittime

A fronte della fissazione dell'udienza «riteniamo che si cerchi di reintrodurre la pista palestinese.

Quest'ultima è stata analizzata e motivata come radicalmente insussistente e priva di fondamento da tutte le sentenze definitive. Ancora una volta si tenta di mettere in discussione quanto accertato in ben due processi ed in tre gradi di giudizio», commentano gli avvocati che assistono i familiari delle vittime, Andrea Speranzoni, Alessia Merluzzi, Lisa Baravelli e Alessandro Forti. «Osserviamo inoltre che negli ultimi giorni da più parti vi son state iniziative volte a delegittimare la decisione della Suprema Corte relativa alla carcerazione di Gilberto Cavallini. Una decisione chiarissima ed inequivocabile, oltre che rispettosa di tutti i principi di diritto e di tutte le garanzie costituzionali che governano il giusto processo. Tali ultime iniziative confermano la necessità di proteggere i risultati giudiziari, faticosamente raggiunti, e a quanto pare non accettati, anche dopo la loro definitività sancita dalla Corte di Cassazione», aggiungono i legali.
Ultimo aggiornamento: giovedì 23 luglio 2026, 20:58

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