Strage al deposito Eni di Calenzano, verso il patteggiamento

2026/09/21

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Verso un maxi patteggiamento per il disastro al deposito carburanti Eni di Calenzano del 9 dicembre 2024 in cui morirono cinque operai e rimasero ferite 27 persone.  

Sei dei nove dipendenti indagati a vario titolo del colosso di idrocarburi hanno chiesto, per il tramite dei loro difensori, l'accesso alla pena concordata. Una decisione maturata a seguito dell'incidente probatorio e dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari. La procura ha dato parere favorevole. Sarà il giudice per le indagini preliminari a pronunciarsi sulla richiesta di patteggiamento allargato a due anni e nove mesi di reclusione per Luigi Cullurà, di due anni e sei mesi per Carlo Di Perna, di due anni e cinque mesi per Emanuela Proietti, di due anni e tre mesi per Marco Bini, di due anni e tre mesi per Andrea Strafelini. Per tutti il periodo della pena sarà convertito nel lavoro di pubblica utilità. 

La difesa di Elio Ferrara, invece, ha chiesto un patteggiamento ordinario a due anni, con sospensione condizionale della pena e non menzione della condanna nel casellario giudiziale. 

Secondo il procuratore Luigi Tescaroli si tratta di pene congrue rispetto alla gravità del fatto, tenuto conto del riconoscimento previsto dal rito dello sconto sino a un terzo della pena. Viene, poi, considerata come circostanza attenuante il risarcimento del danno ai familiari delle vittime e delle altre persone che hanno subito danni dall'esplosione. Ristoro prontamente condiviso e sollecitato dai sei indagati.

La procura ha espresso il proprio consenso, d'altra parte, sulla base di uno studio comparativo sulle sanzioni irrogate dai tribunali in Italia per la stessa tipologia di delitti e tenuto conto che Ferrara riveste anche la posizione di parte offesa avendo subito gravi lesioni dall'evento. 

Secondo il procuratore, questo "permetterebbe di ottenere una risposta di giustizia entro il biennio dai fatti, evitando la celebrazione di un lungo e defatigante dibattimento, che si preannuncia particolarmente complesso nella realtà pratese, ove il tribunale penale è caratterizzato da gravissime criticità di organico". 

Va detto che tre posizioni resterebbero in piedi: verso Francesco Cirone, proprietario della ditta appaltatrice Sergen, Enrico Cerbino, responsabile di progetto estero di Eni, e Luigi Murno, preposto di Sergen, la procura ha richiesto il rinvio a giudizio sul quale si pronuncerà il giudice per l'udienza preliminare.

Intanto la procura di Prato ha revocato il sequestro probatorio, rinunciando a chiedere il sequestro preventivo in vista della confisca. La decisione di restituire l'area alla società di idrocarburi è conseguenza della scelta di Eni stessa di smantellare e riconvertire la struttura. "È stato disinnescato il rischio del ripetersi di analoghe esplosioni e disastri nel cuore della cittadina di Calenzano con la creazione delle condizioni per la salvaguardia del livello occupazionale", commenta in una nota il procuratore capo di Prato.

Il deposito è stato svuotato il 24 maggio scorso, col trasferimento di tutti i prodotti. Sono dunque iniziate le attività di bonifica e smantellamento degli impianti, inclusi i serbatoi. Circostanza che è stata avvalorata proprio in giornata dalla procura, mediante un sopralluogo. 

In relazione, poi, a un ulteriore aspetto dell'inchiesta ovvero lo sversamento di acque reflue industriali, proveniente dal deposito, nel fosso Tomarello i quattro indagati Patrizia Boschetti, Luigi Cullurà, Emanuela Proietti e Marco Bini hanno chiesto di risolvere il procedimento tramite oblazione. Anche in questo caso l'ultima parola spetterà al gip.

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