Stipendi, nuovi scaglioni Irpef per i redditi medi con la manovra: ecco come (e per chi) cambia la busta paga

2026/10/01

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I programmi erano diversi. La scrittura della prossima legge di Bilancio viaggiava in parallelo con l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Senza più essere tra i Paesi sotto osservazione, l’Italia avrebbe potuto attivare senza patemi d’animo la clausola di salvaguardia che concede spazi di bilancio.

Flessibilità su energia e difesa che sarebbe stata incorporata proprio nella prossima manovra, facendo lievitare il conto del provvedimento fino a 30 miliardi senza però andare ad appesantire nuovamente il deficit. L’indebitamento 2025 ancora sopra il 3% ha però fatto saltare i piani.

Roma resta in procedura almeno per qualche altro mese. Ne uscirà soltanto, come previsto, il prossimo anno, senza bruciare i tempi, auspicio coltivato per buona parte del 2026, ma sfumato dopo l’ultimo riconteggio di Istat. Ora si tratta con la Commissione europea per poter comunque utilizzare la flessibilità, in particolare quella sull’energia per la quale l’Italia ha messo in campo il suo peso diplomatico dopo lo scoppio del conflitto in Iran e la conseguente tensione sui mercati energetici e dei carburanti. In totale si tratterebbe di 14 miliardi per finanziarie investimenti aggiuntivi in efficientamento, elettrificazione, sostegno alle famiglie o comunque per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Il presupposto è continuare il percorso di riduzione del deficit. Per questo motivo il governo con le nuove stime macro-economiche è intenzionato a confermare il dato sull’indebitamento sotto il 3%, in linea quindi con il 2,9% indicato per quest’anno nei documenti di finanza pubblica diffusi lo scorso aprile. Il quadro potrà sfruttare il generale ottimismo sulle prospettive per il Pil del Paese. La crescita acquisita nei primi sei mesi dell’anno ha già superato le previsioni contenute nel Documento di finanza pubblica. Le agenzie di rating Fitch e Moody’s hanno alzato le loro indicazioni, rispettivamente all’1% e allo 0,8%. Anche l’Ocse ha portato allo 0,8% la propria stima per l’Italia. Il governo, quindi, potrebbe fare altrettanto. Uno schema che darebbe spazio a interventi più incisivi per l’ultima legge di Bilancio della legislatura.

I CONTENUTI

Di dichiarazione in dichiarazione i contenuti della manovra stanno prendendo forma. L’obiettivo prioritario è completare la riforma del fisco avviata nel 2023. Il tassello mancante è garantire il taglio dell’Irpef al ceto medio e a quella fascia di contribuenti, con redditi fino a 60mila euro, finora esclusa dagli interventi che si sono susseguiti negli anni. Già un anno fa l’intenzione era estendere fino a tale soglia l’aliquota al 33%. Ragioni di contenimento della spesa avevano tuttavia fatto optare il ministero dell’Economia per un approccio graduale. In manovra il governo si era limitato a sostenere chi guadagna fino a 50mila euro, tagliando loro di due punti la tassazione, fino ad allora al 35%. La misura costa 2,8 miliardi, più o meno quanto la sospensione del bollo per moto e auto, finanziata in parte con economie di gestione del Pnrr, che vale quasi 2,4 miliardi e che il governo è intenzionato a rendere una abolizione strutturale proprio in legge di Bilancio. Le due proposte possono reggersi assieme, ha chiarito nei giorni scorsi il ministro dell’Economia e delle Finanze che a sua volta punta sulla crescita dei salari. Il focus sarà sui giovani. L’idea è garantire una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti di stipendio degli under 30 (questa la soglia di età sulla quale si sta ragionando).

La misura dovrebbe andare di pari passo con la proroga della detassazione degli aumenti contrattuali, cavallo di battaglia della Uil. E poi ci sono le misure comandate e inderogabili: rifinanziamento delle missioni internazionali, indicizzazione delle pensioni all’inflazione, che dato il caro vita potrebbero arrivare a costare fino a 10 miliardi. La flessibilità sulla difesa e l’energia, per un totale di 36 miliardi tra il 2027 e il 2028 permetterebbe quindi di modulare meglio le risorse. Il governo potrebbe anche contare su eventuali nuovi risparmi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Pnrr è arrivato al capolinea.

Secondo alcune stime le economie di gestione potrebbero aggirarsi tra 4 o 5 miliardi di euro. Risorse nazionali, ci ha tenuto a ricordare il Mef, che quindi potranno essere utilizzate per abbassare le tasse, finanziare nuove spese o, in alternativa, mantenere in ordine i conti pubblici. Uscire dal cono di luce del faro acceso da Bruxelles sui conti pubblici resta la condizione prima. Via XX Settembre ne ha fatto una questione di reputazione, oltre che possibilità di proporre misure più ambiziose senza far andare fuori giro la spesa pubblica. La doccia fredda della conferma del 3,1% di disavanzo nel 2025 ha complicato i piani. Come nota Prometeia: «Saranno forti le pressioni a sostenere redditi e investimenti, soprattutto alla vigilia delle elezioni e nel percorso di transizione energetica e digitale cui sono chiamati gli operatori. Questo potrà portare a osservare, ex-post, una deviazione temporanea dalla traiettoria di riduzione del disavanzo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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