Il rapporto tra Londra e Bruxelles, nel giorno in cui l'Ue immagina come ridisegnare il suo ruolo tra le grandi potenze e annuncia il nuovo assetto delle proprie alleanze. Il rischio dell'escalation tra la Russia e la Nato, con Londra bersagliata più di tutte le altre capitali dalle minacce del Cremlino. Sulla scrivania dell'ambasciatore britannico in Italia c'è una rassegna stampa che fa la sintesi degli scossoni geopolitici delle ultime ore. Compresa la nuova fiammata indipendentista innescata da Donald Trump in vacanza golfistica in Irlanda e che a distanza di giorni fa tremare il Regno Unito. Stephen Hickey è a Roma da soli 100 giorni: parla da Villa Wolkonsky con la tv in diretta dall'Europarlamento, mentre Ursula von der Leyen fa la relazione sullo stato dell'Unione.
Ambasciatore, alcuni mesi dopo il suo arrivo in Italia come appare l'Ue vista da Roma? C'è più nostalgia della vecchia Unione?
«Il Regno Unito ha lasciato l'Ue, ma non l'Europa. Vogliamo il rapporto più solido possibile con l'Unione, un rapporto che sia vantaggioso per il Regno Unito, ma anche per i cittadini europei. E sono lieto che il nostro nuovo governo, guidato da Andy Burnham, stia dando priorità al miglioramento delle relazioni con l'Ue, basandosi sui significativi progressi compiuti sotto la guida del primo ministro Keir Starmer».
Con i rapporti più fragili tra le due sponde dell'Atlantico, anche alla luce delle politiche di Donald Trump e delle guerre, sembra che il suo Paese abbia bisogno di essere molto vicino all'Ue. È una contraddizione o la realtà della nuova geopolitica?
«In un momento di così grande instabilità è più importante che mai che democrazie come il Regno Unito e l'Italia, che condividono gli stessi valori e lo stesso impegno nei confronti del diritto internazionale, collaborino più strettamente per affrontare le sfide globali comuni. Naturalmente, desideriamo anche mantenere un forte rapporto con gli Usa, che sono fondamentali per la sicurezza e la prosperità dell'Europa».
L'Europa in questi giorni si sveglia più preoccupata, tra attacchi ai confini polacchi e droni nei nostri cieli. Siamo più vicini a quell'escalation su cui Londra lancia l'allarme da tempo?
«Condanniamo con la massima fermezza i terribili attacchi della Russia contro l'Ucraina. Gli ultimi eventi sono un brutale promemoria del fatto che questa non è una guerra lontana. Siamo al fianco dell'Ucraina oggi e lo saremo per tutto il tempo necessario, e continueremo a collaborare con i nostri alleati, Italia in primis, per rafforzare le difese dell'Europa».
La Gran Bretagna continua a essere uno dei Paesi più determinati nel sostenere l'Ucraina. Ma cosa pensano davvero i cittadini britannici? Quanto è ancora solido il consenso per spendere miliardi per una guerra che dura da oltre quattro anni?
«Nel Regno Unito vi è ampio sostegno agli sforzi del governo a favore dell'Ucraina nella sua resistenza all'invasione illegale russa. È evidente che l'aumento della spesa per la difesa comporti delle sfide. Tuttavia, nel Regno Unito esiste una forte volontà politica di proteggere l'Europa e di difendere il diritto internazionale. Sono orgoglioso dell'eccellente cooperazione tra Italia e Regno Unito nel sostegno all'Ucraina.
Quanto le minacce di Mosca a Londra preoccupano il governo inglese? E i cittadini?
«Purtroppo, esiste una reale minaccia proveniente dalla Russia nei confronti dell'Europa. Che si tratti di attacchi informatici o di tentativi di interferire con la produzione industriale europea, la minaccia russa è concreta. Accolgo quindi con favore la stretta cooperazione con il governo italiano per contrastare questa minaccia».
Il più importante progetto di collaborazione tra Italia e Regno Unito per la difesa è quello per il super caccia Gcap. Ci possono essere altre forme di collaborazione tra Londra e Roma per le nuove sfide della sicurezza?
«Il Gcap è una collaborazione fondamentale ed entusiasmante tra Italia, Regno Unito e Giappone. È anche un simbolo di quanto strettamente i nostri due Paesi lavorino insieme e del livello di fiducia tra i nostri governi e tra le nostre forze armate. Esistono numerose opportunità per ampliare la cooperazione nel campo della sicurezza e della produzione industriale per la difesa, anche attraverso l'esportazione e la produzione congiunta nell'ambito del programma Tornado».
Giorgia Meloni e il governo britannico hanno costruito un rapporto molto stretto. Cambia qualcosa ora che a Downing Street c'è un nuovo inquilino?
«Concordo, esiste un rapporto molto forte e stretto tra i governi del Regno Unito e dell'Italia. Un rapporto fondato su valori condivisi, una storia comune e interessi reciproci. Sono lieto che Giorgia Meloni abbia collaborato così strettamente sia con Rishi Sunak che con Keir Starmer, e sono molto fiducioso che questo rapporto continuerà a rafforzarsi ulteriormente con Andy Burnham, che so voler dare priorità a una relazione ancora più stretta con l'Italia e con l'Unione Europea».
Anche oggi arrivano dal Medio Oriente immagini drammatiche. E oltre alla tragedia di Gaza c'è il caso dei coloni in Cisgiordania. Londra ha scelto di sanzionarli, innescando la dura reazione di Tel Aviv.
«L'unico modo per garantire una pace duratura tra israeliani e palestinesi è la soluzione dei due Stati. Nel 2024 la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito l'illegalità dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Il Regno Unito ha chiarito di essere d'accordo con quella posizione e di sostenerla. L'occupazione, insieme all'espansione degli insediamenti e alla violenza dei coloni in Cisgiordania, è chiaramente inaccettabile e rischia di impedire la realizzazione di uno Stato palestinese. Il Regno Unito ha adottato misure forti e decisive per contrastare gli insediamenti, e siamo orgogliosi del fatto che altri 12 Paesi si siano uniti nell'adozione delle stesse misure».
Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sull'ipotesi di un'Irlanda unita hanno riacceso il dibattito sull'autodeterminazione. E i leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno rilanciato le loro richieste. È uno scossone?
«Il primo ministro si è impegnato a realizzare cambiamenti in tutte e quattro le nazioni del Regno Unito, e crede fermamente nell'Unione. Il Regno Unito dà il meglio di sé quando le persone si uniscono attorno ai valori condivisi e alla ricerca di soluzioni concrete, anziché alimentare divisioni».
Se un giovane italiano le dicesse: "Voglio andare a Londra, ma dopo la Brexit non so più se ne vale la pena", quale sarebbe la sua risposta più sincera, non quella da ambasciatore?
«Il Regno Unito continua a essere un luogo straordinario in cui studiare, lavorare e vivere. Sono lieto che, anche dopo la Brexit, oltre 500mila cittadini italiani studino, lavorino e prosperino attualmente nel Regno Unito. Il Regno Unito rimane molto aperto agli italiani che desiderano studiare, vivere e lavorare nel Paese. Inoltre, il Regno Unito trae enormi benefici dal loro contributo alla nostra economia, alla nostra cultura e alla nostra società.
Qualche giorno fa era a Monza per il Gran premio. Per chi ha fatto il tifo? Ferrari italiana con un pilota inglese come Hamilton o Mercedes dalle radici britanniche ma con un pilota italiano come Antonelli?
«Devo ammettere che tifavo per Kimi Antonelli. Penso che sia straordinario. È un pilota eccellente. L'Italia, la Mercedes e il Regno Unito dovrebbero essere immensamente orgogliosi di lui».
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