State of Decay 3 è vivo e lo abbiamo giocato alla Gamescom

2026/08/29

Categories: gaming

State of Decay 3 è un vero e proprio atto di fede. Annunciato nell'ormai lontanissimo 2020, durante un Xbox Games Showcase, nel corso degli anni se ne sono quasi perse le tracce. Il recente ridimensionamento che ha colpito Microsoft, tra licenziamenti, produzioni cancellate e studi chiusi o venduti, ci ha persino fatto temere il peggio. In linea teorica, il progetto doveva semplicemente evolvere la già intrigante formula dei due capitoli precedenti, eppure, a più riprese, è parso in difficoltà, incapace di concretizzarsi in un survival online all'altezza di aspettative cresciute inevitabilmente con il passare degli anni. Un'attesa, peraltro, ancora lontana dal concludersi.

Alla Gamescom, fortunatamente, è arrivato un segnale forte e chiaro. Manca ancora una data di pubblicazione, certo, ma abbiamo potuto constatare che State of Decay 3 è vivo, vegeto e sembra finalmente in grado di concretizzare le ambizioni del team di sviluppo. La demo ci ha insomma riempito di ottimismo e, sebbene molte delle feature promesse e illustrate dagli sviluppatori siano ancora soltanto sulla carta, eliminare zombie su zombie in compagnia di altri due sopravvissuti ci ha divertito alla grande.

Una comunità da far sopravvivere

La prima parte della presentazione ha permesso ad alcuni membri di Undead Labs di illustrare alcune delle meccaniche che caratterizzeranno l'ecosistema di quello che loro stessi hanno definito un community survival post-apocalittico. L'idea alla base del gioco è molto semplice. State of Decay 3 non è Dead Rising, dove l'obiettivo principale è sterminare orde di zombie mentre si cerca di completare obiettivi specifici. Non è nemmeno Left 4 Dead, dove si collabora con altri utenti per garantirsi la sopravvivenza mentre si attraversa una serie di scenari.

Alla base di tutto ci sono gli accampamenti, gli avamposti dei sopravvissuti che rappresentano micro-comunità da gestite in ogni aspetto. I personaggi, che potranno essere controllati liberamente, avranno personalità, background, abilità e difetti ben specifici. Un combattente nato, a proprio agio sia con le armi da fuoco sia nel combattimento corpo a corpo, potrà per esempio avere un'indole scontrosa. Un ingegnere capace di risparmiare risorse, al contrario, potrebbe rivelarsi totalmente inadatto a difenderlo dagli assalti dei non morti.

Gestire la comunità non significa soltanto mantenere pace e armonia tra i sopravvissuti. State of Decay 3 è pur sempre un survival post-apocalittico e ogni fine del mondo impone urgenze facilmente intuibili: cibo, acqua, risorse e pezzi di ricambio. A differenza dei capitoli precedenti, in questo capitolo potrete gestire fino a tre accampamenti e sarà compito dei giocatori presenti nel server decidere come gestirli. Per esempio, potrete destinarne uno alla produzione di cibo e un altro al rifornimento di proiettili. L'obiettivo, idealmente, è quello di creare una fiorente economia interna che possa garantire sicurezza e sopravvivenza alla comunità a cui darete forma.

I vari sopravvissuti potranno sbloccare nuovi tratti, e quindi bonus e malus, a mano a mano che li utilizzerete

I vari sopravvissuti potranno sbloccare nuovi tratti, e quindi bonus e malus, a mano a mano che li utilizzerete

Naturalmente, per raggiungere questa sorta di autosufficienza, ci saranno diverse strategie possibili. Esplorando le zone circostanti si ottengono materie prime utili a soddisfare le necessità più urgenti. Poi si possono investire risorse per creare campi da coltivare, strutture per la creazione di specifici oggetti e così via. State of Decay 3, da questo punto di vista, promette di essere molto malleabile. Si potrà tentare di gestire tutto in solitaria oppure creare un server privato per condividere l'esperienza con i propri amici, con tutti i pro e i contro che questa scelta comporta.

La cooperazione comporterà però anche qualche rischio: gli altri giocatori potranno mettere a rischio la vita dei sopravvissuti più efficienti utilizzandoli nelle missioni di recupero o eliminazione e, naturalmente, influenzeranno con il loro operato lo sviluppo degli avamposti. Il proprietario del server, ci hanno assicurato gli sviluppatori, potrà estromettere i partecipanti in qualsiasi momento, ma i danni causati e le eventuali perdite tra i sopravvissuti resteranno permanenti.

L'eliminazione dei nidi

Il funzionamento effettivo di tutte queste meccaniche, tuttavia, è ancora tutto da dimostrare. Dopo la teoria, difatti, siamo passati alla pratica con una demo interamente concentrata sul combattimento. In compagnia di altri due colleghi, pad alla mano, ci siamo lanciati verso la distruzione di un gruppo di nidi di non morti. Da quanto ci è stato detto, si tratterà di una delle attività a cui i giocatori saranno chiamati a prendere parte con una certa regolarità. La loro presenza, difatti, provoca la comparsa di orde particolarmente aggressive di zombie che potrebbero rappresentare un serio pericolo per la sopravvivenza degli avamposti.

Naturalmente preparatevi a combattere zombie di ogni dimensione e forma, ognuno dotato di attacchi e abilità specifiche

Naturalmente preparatevi a combattere zombie di ogni dimensione e forma, ognuno dotato di attacchi e abilità specifiche

Nei panni di tre personaggi particolarmente adatti al combattimento, armati di fucili, mitra, pistole e strumenti da corpo a corpo più o meno maneggevoli, abbiamo raggiunto la zona della missione dopo un breve tragitto in auto. Lì ci siamo ritrovati immediatamente al centro dell'azione, circondati da zombie dalle capacità motorie più o meno sviluppate.

Il combattimento ruota intorno alla barra della stamina. Finché la barra è sufficientemente carica, si può correre, schivare, colpire con efficacia le mostruosità a portata di spranga, machete, coltelli o badili. Finché il personaggio ha fiato in corpo, ci si sente quasi inarrestabili. Nessuno zombie riuscirà a starvi dietro e terrete testa tranquillamente ai nemici più deboli, anche senza usare armi da fuoco.

Potete essere armati quanto volete, ma basta un attimo di distrazione per mandare a rotoli una missione

Potete essere armati quanto volete, ma basta un attimo di distrazione per mandare a rotoli una missione

I problemi iniziano quando ci si ritrova senza stamina e l'avatar smette sostanzialmente di rispondere ai comandi impartiti via pad. In un attimo ci si ritrova accerchiati e con pochissime possibilità di cavarsela.. In solitaria, insomma, bisogna sempre buttare un occhio alla barra dell'energia. Insieme ad altri alleati, inoltre, bisogna comprendere quanto conti il gioco di squadra: muoversi all'unisono sulla mappa, coprire e soccorrere i compagni in difficoltà.

Naturalmente, sebbene le munizioni tendano sempre a scarseggiare, l'utilizzo di pistole, fucili a pompa e mitra è irrinunciabile per salvare la pelle. Sviluppare riflessi e affinare una buona mira, tuttavia, è fondamentale almeno quanto imparare a sfruttare lo scenario e le altre risorse a propria disposizione. Una bottiglia vuota può distrarre un gruppo di zombie. Una molotov può eliminare in un colpo solo un gran numero di minacce. Seminare gli inseguitori chiudendo porte alle proprie spalle o arrampicandosi può far risparmiare anche qualche prezioso proiettile.

Auto, fuoristrada e altri mezzi di trasporto andranno ovviamente riempiti di benzina ed eventualmente riparati

Auto, fuoristrada e altri mezzi di trasporto andranno ovviamente riempiti di benzina ed eventualmente riparati

Queste accortezze e strategie si sono rivelate preziosissime per portare a termine la missione proposta dalla demo. Mentre gli zombie continuavano a incalzarci da ogni lato, non abbiamo potuto far altro che restare uniti, dare fondo alle scorte di munizioni e bombe, pregare che il nido appena distrutto fosse l'ultimo. In questa prova alla Gamescom, insomma, State of Decay 3 ha dimostrato quanto possa essere adrenalinico, quanto sappia mettere costantemente in difficoltà il giocatore e, allo stesso tempo, quanto sia gustoso far saltare la testa all'ennesimo zombie con un proiettile ben piazzato.

Anche in termini grafici il gioco sembra già in uno stato molto avanzato. I modelli poligonali sono mossi da animazioni fluide e convincenti. Il mondo di gioco abbonda di dettagli. Gli effetti particellari contribuiscono a rendere ancora più caotica e spettacolare l'azione, soprattutto quando esplosioni, raffiche di proiettili e arti mozzati riempiono lo schermo.

Ci siamo presi un bello spavento, ma State of Decay 3 sembra un progetto ben studiato, solido e finalmente vicino a concretizzarsi. Per quanto manchi ancora una data di pubblicazione, quanto visto e provato alla Gamescom ci ha restituito sensazioni molto positive. Gli sviluppatori hanno le idee chiare e, pur senza rivoluzionare la formula, hanno capito dove intervenire e come potenziarla. Il gameplay legato al combattimento funziona alla grande, grazie all'ottimo feedback dei colpi e al ritmo incalzante. Resta da capire se e come funzionerà la parte gestionale di questo community survival post-apocalittico. Le premesse sono interessanti e le promesse ambiziose, ma su questo aspetto al momento non possiamo sbilanciarci più di tanto. Non resta quindi che attendere di poter mettere alla prova anche questo elemento, quando il fin troppo atteso State of Decay 3 farà finalmente il suo debutto su PC, Xbox Series e PlayStation 5.

CERTEZZE

DUBBI

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