Stanza dell’amore al carcere Due Palazzi, 9 mesi dopo ecco la prima gravidanza

2026/08/01

Categories: world-news

PADOVA - È uno dei motivi per cui sono nate: dare speranza e una nuova vita. La rivoluzione sessuale (e affettiva) in carcere annunciata da Il Gazzettino nell’ottobre scorso pare funzionare, tant’è che in questi giorni al Due Palazzi ha bussato la cicogna. C'è infatti la prima coppia in attesa grazie alle stanze dell’amore all’interno del penitenziario. Da poco più di nove mesi (vedi i casi), il carcere si fa da parte per due ore, permettendo ai detenuti di ritrovare le proprie mogli o compagne. Lì, in un perimetro protetto e sottratto agli sguardi, l’intimità ritrova un pezzo di calore domestico. Dopo una partenza in sordina, anche per l’imbarazzo delle donne, un po’ alla volta le prenotazioni sono aumentate fino a far registrare il sold out. E in una di quelle che la burocrazia chiama “stanze dell'affettività”, quella speranza è diventata reale, contribuendo a concepire un figlio proprio nel cuore del Due Palazzi. Tra pochi mesi un fiocco, rosa o azzurro che sia, colorerà quindi il grigio della detenzione. Il padre è un uomo giovane, destinato a una pena di lunghezza media. Da alcune settimane il tempo per lui ha un orizzonte diverso e un motivo in più per rimettersi sulla retta via una volta uscito. La notizia ha portato un po’ di luce tra i corridoi del carcere di Padova, commuovendo chi ha lottato anni per questo diritto, regalando un sorriso persino a chi, tra agenti e dirigenti della Penitenziaria, è tragicamente abituato a contare solo le ombre del carcere, il sovraffollamento e tutto quello che comporta un luogo di privazione di libertà. Come del resto per i reclusi.

La gravidanza

Il parto avverrà entro l’inizio del 2027, ma per ora tutti preferiscono mantenere un po’ di riserbo sia per tutelare la famiglia, sia per scongiurare eventuali problematiche durante l’attesa. Tutto è cominciato a ottobre dello scorso anno, anche se le prime proposte di realizzazione risalgono alla prima metà degli anni Duemila. Molte associazioni che lavorano con i reclusi avevano lanciato l'idea alla luce di una pronuncia della Consulta. Un diritto da sempre negato, che Padova ora concede assieme a pochissime altre realtà carcerarie, rifacendosi alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto all’affettività e alla sessualità in carcere. Una decisione che ha di fatto bocciato la parte della legge 26 del luglio 1975 con cui si vietano ai detenuti colloqui con il coniuge (ma anche parte dell’unione civile o la persona con cui vive stabilmente) senza il controllo a vista del personale di custodia. A dettare le regole era stata proprio la Corte Costituzionale, che si era pronunciata così: «Si svolgano in unità abitative appositamente attrezzate all’interno degli istituti, organizzate per consentire la preparazione e la consumazione di pasti e riprodurre, per quanto possibile, un ambiente di tipo domestico. È comunque necessario che sia assicurata la riservatezza del locale di svolgimento dell’incontro, il quale, per consentire una piena manifestazione dell’affettività, deve essere sottratto non solo all’osservazione interna da parte del personale di custodia, ma anche allo sguardo degli altri detenuti».

Colloqui intimi vietati ai detenuti al 41 bis, sorvegliati speciali e per reati di violenza di genere. L’ultima parola prima di entrare nella stanza spetta comunque sempre al magistrato di sorveglianza. Da quel momento, quindi, a Padova si sono mosse le associazioni, soprattutto “Ristretti Orizzonti” delle sorelle Ornella e Rossella Favero, per avviare da subito una sperimentazione. Si è partiti con quattro mesi di “prova”, serviti un po’ alla volta anche per avvicinarsi senza titubanze al “servizio”. Sperimentazione poi prorogata dalla direttrice Maria Gabriella Lusi a febbraio, con la predisposizione di una stanza vicina all’area dei colloqui, con quattro turni da due ore l’uno. Una decisione che nel tempo ha convinto anche chi si era opposto, a partire dai sindacati di polizia penitenziaria che temevano per l’incolumità e il rischio di introduzione facile di droga, telefoni, messaggi dall’esterno o addirittura armi. Invece presto entrerà una culla e sarà tanto simbolica. 

>> Home