Dalle attività extracurriculari a scuola, alla musica, passando per palestra e piscina: ecco quali attività permettono di recuperare parte della spesa nella dichiarazione dei redditi, quali sono i limiti e come pagare per non perdere il beneficio
Al via l’anno scolastico e al via i corsi pomeridiani dei figli. In queste settimane le famiglie stanno iscrivendo bambini e ragazzi ad attività sportive e creative ed è bene fare attenzione a come si paga e a cosa si conserva, perché diverse spese possono essere poi portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi.
Le rette e le attività organizzate dalla scuola frequentata dai figli rientrano in un unico grande capitolo di spesa, con un tetto massimo di mille euro all’anno per ciascun figlio e una detrazione che può arrivare fino a 190 euro. Dentro questo limite non ci sono solo tasse e contributi scolastici, ma anche corsi extra come lingue straniere, teatro, informatica o altri laboratori, a una condizione precisa: devono essere stati deliberati o organizzati direttamente dagli organi scolastici, non semplicemente proposti da un ente esterno che affitta gli spazi della scuola. Chi paga questo tipo di corsi dovrà quindi farsi rilasciare, insieme alla ricevuta, anche la copia della delibera che ne attesta il collegamento con l’istituto. Anche i servizi di pre e post-scuola, per chi ha bisogno di lasciare i figli prima delle lezioni o riprenderli più tardi, rientrano in questo stesso tetto di spesa.
Sport dei figli: fino a 210 euro di spesa detraibile
Per l’attività sportiva extrascolastica il meccanismo cambia. Riguarda i ragazzi tra i 5 e i 18 anni e permette di detrarre il 19% delle spese sostenute per iscrizioni e abbonamenti a palestre, piscine e associazioni sportive dilettantistiche, fino a un massimo di 210 euro annui per figlio: il risparmio effettivo, quindi, si ferma a circa 40 euro a testa. Il tetto è per figlio, non per genitore, e non cambia anche se il ragazzo pratica più sport insieme: la spesa massima ammessa resta sempre quella. Chi compie 18 anni durante l’anno non perde il diritto alla detrazione, che vale per l’intero periodo d’imposta. Ma non basta iscrivere il figlio a un’attività sportiva qualunque per avere diritto al bonus: la disciplina praticata, in sé, non fa differenza, calcio, nuoto, danza, arti marziali, pallavolo o ginnastica vanno tutte bene. Quello che conta è chi organizza il corso. La detrazione spetta solo se l’iscrizione è fatta presso associazioni sportive dilettantistiche (ASD o SSD) riconosciute dal Coni o dalle rispettive federazioni sportive nazionali, oppure presso palestre e piscine che ospitano corsi gestiti da questi enti. Un corso privato tenuto da un istruttore non collegato a una società sportiva riconosciuta, o un abbonamento generico in palestra senza un’associazione dilettantistica dietro, non danno diritto al beneficio. E restano escluse dalle spese detraibili quelle sostenute per abbigliamento sportivo, scarpe e attrezzatura.
Corsi di musica: bonus fino a 190 euro, ma con un limite di reddito
Ci sono detrazioni anche per i corsi di musica. Il tetto massimo è di mille euro, ma la differenza sta in un vincolo economico che le altre voci non hanno: il beneficio spetta solo alle famiglie con un reddito complessivo che non superi i 36mila euro l’anno. Superata questa soglia, il bonus musica non è più utilizzabile, indipendentemente dall’Isee del nucleo familiare, che in questo caso non conta. Sono ammessi i corsi tenuti da conservatori, istituti di alta formazione musicale, scuole di musica iscritte nei registri regionali, cori, bande e accademie riconosciute da un ente pubblico. Se in famiglia più figli seguono corsi musicali, la detrazione si applica su ciascuno di loro, calcolata separatamente. E se la spesa viene divisa tra i due genitori, il limite di mille euro resta comunque unico per ogni figlio, da ripartire tra chi ha effettivamente pagato.
Il dettaglio che fa perdere la detrazione: come pagare e cosa conservare
C’è una regola che vale sempre per poter detrarre i corsi dei figli nella dichiarazione dei redditi: il pagamento in contanti fa perdere del tutto il diritto alla detrazione. Per portare in dichiarazione queste spese occorre pagare con strumenti tracciabili, come bonifico bancario o postale, carta di debito o di credito, bancomat o bollettino postale. È poi fondamentale conservare con cura la documentazione: ricevute, fatture o quietanze devono riportare in modo chiaro i dati del ragazzo iscritto e il codice fiscale di chi ha pagato, i dati di chi ha incassato il pagamento (denominazione e sede, o nome e residenza se si tratta di una persona fisica), il relativo codice fiscale, la causale del versamento, l’attività svolta, l’importo. Per le spese scolastiche non organizzate direttamente dall’istituto serve anche la copia della delibera scolastica. C’è poi da considerare i limiti di reddito complessivi. Chi supera i 120mila euro di reddito vede la detrazione scendere man mano, finché sopra i 240mila euro non resta più nulla da recuperare. Fare attenzione, dunque, al metodo di pagamento e chiedere subito una ricevuta completa possono fare la differenza tra recuperare qualche decina di euro o perderli per sempre.
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