Spin Time Labs sotto sequestro: 48 ore in strada, residenti chiedono di rientrare

2026/07/31

Categories: world-news

Spin Time a Roma, immobile posto sotto sequestro. Abitanti e attivisti in strada da 48 ore: “Da qui non ce ne andiamo”

I timori dello Spin Time Labs di Roma sono diventati realtà: nella serata di giovedì 30 luglio, l’immobile è stato posto sotto sequestro giudiziario. Dopo l’incendio divampato nella notte tra il 29 e il 30, alle persone evacuate non è stato più permesso di rientrare nello stabile presidiato all’esterno dalla polizia, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine per recuperare i beni di prima necessità. Nel frattempo, una folla è accorsa a supporto degli attivisti, che sin dal primo momento hanno temuto lo sgombero e hanno annunciato un presidio permanente davanti all’edificio. “Davanti a Spin Time abbiamo passato la seconda notte in strada. Due notti in cui famiglie con bambini, anziani, persone fragili hanno dormito su una brandina o sul marciapiede, mentre la loro casa resta sigillata dietro un cancello presidiato dalle forze dell’ordine”, spiegano i residenti. “La basilica di Santa Croce in Gerusalemme ha aperto le proprie porte alle persone più fragili, insieme al Polo Civico Esquilino e al Centro anziani del quartiere. Intanto centinaia di persone hanno scelto di trascorrere qui la notte, per non lasciare da soli gli abitanti e portare il necessario per sopravvivere. Quello che non possiamo fare da soli è aprire un cancello che altri hanno chiuso. Per questo restiamo in presidio permanente. Per questo chiediamo alla politica di occuparsene e di continuare a mantenere l’attenzione su questa emergenza“, continuano.

Si cercano “soluzioni condivise”

Dopo l’ordinanza di sequestro, oggi in prefettura si è svolta una riunione a cui hanno partecipato il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Monsignor Baldo Reina, vicario generale della Diocesi di Roma, il questore di Roma Roberto Massucci, l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà dell’immobile. Roma Capitale ha spiegato in una nota che durante l’incontro è stata esaminata la situazione, “con particolare attenzione alla tutela delle persone che vivevano nello stabile, molte delle quali in condizioni di fragilità, tra cui famiglie con bambini, anziani e persone con patologie”, ribadendo “il proprio interesse a soluzioni condivise”.

Il Municipio Roma I Centro in una nota si è detto vicino alla comunità colpita e ha dichiarato che, “per dare una risposta concreta e immediata a questa emergenza”, sono stati messi a disposizione un totale di 70 posti letto, dislocati in tre delle nostre strutture sul territorio: la sede della Casa del Municipio; quella del Polo Civico e la sede del CSAQ Esquilino. Un ringraziamento profondo e doveroso va alla Protezione civile, che si è attivata tempestivamente supportandoci con la fornitura di brandine e beni di prima necessità, fondamentali per allestire tempestivamente i punti di accoglienza”. Ma, denunciano gli attivisti, “le persone sono ammassate. Il caldo è insostenibile e la giornata di oggi rappresenta un elevato rischio per gli abitanti di fatto sfollati”. Concorda l’ong Save the Children, che sottolinea che tra le oltre 400 persone sfollate ci sono anche 90 minori: “Nonostante si sia attivata fin da subito un’importante risposta di solidarietà, che testimonia il valore della rete civica e sociale della città, si tratta di sistemazioni temporanee e precarie che aggravano ulteriormente la condizione dei minori, costretti a lasciare alle proprie spalle tutto ciò che per un bambino rappresenta sicurezza, stabilità e normalità”. L’Organizzazione ricorda che “ogni bambina e ogni bambino ha il diritto di vivere in condizioni materiali e psicologiche adeguate, di essere protetto e accudito e di poter rimanere insieme alla propria famiglia“. E lancia un appello affinché “venga salvaguardato il patrimonio di attività sociali, culturali e solidali che, nel corso degli anni, le numerose realtà associative presenti a Spin Time hanno costruito. Si tratta infatti di un’esperienza di partecipazione civica e comunitaria che genera inclusione e solidarietà e che merita di essere valorizzata e sostenuta, non dispersa”.

Eppure, dopo 48 ore gli abitanti di Spin Time Labs sono ancora in strada. Istituzioni e proprietà hanno avviato un confronto per individuare una soluzione condivisa: come sottolineato da Zevi, che ieri ha partecipato all’assemblea pubblica indetta davanti all’edificio, l’obiettivo di Roma Capitale sarebbe trasformare l’immobile in case popolari, sul modello di Porto Fluviale, ma la soluzione richiede l’accordo della proprietà e deve fare i conti con i due sequestri, uno per l’occupazione e uno disposto dopo l’incendio. Ma, dicono gli occupanti, “dietro quel cancello non c’è una emergenza ma una soluzione. Ci sono letti, cucine, bagni, farmaci, ventilatori, acqua corrente. C’è tutto quello che serve per non lasciare nessuno in condizione di emergenza in mezzo a una strada. C’è un altro mondo possibile che non può essere cancellato. Lo diciamo con chiarezza: questa non è più una questione tecnica. È una scelta politica”. L’assemblea degli occupanti si è svolta parallelamente al tavolo tecnico avviato ieri per definire il futuro dello stabile occupato a scopo abitativo, chiedendone il dissequestro per consentire il rientro delle famiglie e, in prospettiva, una soluzione al contenzioso sull’occupazione. La proprietà ha aperto per la prima volta alla possibilità di una vendita dell’edificio, riconoscendo al Comune la facoltà di presentare un’offerta. Ma l’eventuale trattativa richiederebbe tempi lunghi, durante i quali centinaia di persone resterebbero senza una casa. “Una cosa è certa”, affermano gli occupanti: “Noi da qui non ce ne andremo”.

Le risposte della politica

All’assemblea di ieri hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore Zevi, il deputato Pd Matteo Orfini, ma anche esponenti del mondo della cultura come Sabina Guzzanti. Il centrodestra, invece, ha chiesto compattamente di non consentire il rientro degli occupanti. Il vicesegretario della Lega Claudio Durigon ha invitato il prefetto Giannini a “tutelare la legalità”, dicendo che non sono “accettabili pressioni e richieste indebite di chi vorrebbe far rientrare gli occupanti in uno stabile pericolante e illegittimamente occupato”. Simona Renata Baldassarre, assessora leghista della Regione Lazio, ha aggiunto: “Per troppo tempo il Comune di Roma ha tollerato una situazione che oggi mostra tutta la sua gravità”.

Il Movimento 5 Stelle definisce inaccettabile usare l’incendio per sgomberare la palazzina, dicendo che la risposta del territorio deve interrogare la sensibilità delle istituzioni e della politica tutta. Anche Alleanza Verdi e Sinistra e il Pd chiedono che le famiglie vengano fatte rientrare: “Continueremo a tenere alta l’attenzione, contro ogni strumentalizzazione atta a colpire questa realtà virtuosa che, dal basso, si è fatta carico concretamente del contrasto all’emergenza abitativa. Impediremo che a farne le spese siano le persone più fragili”, affermano le europarlamentari di Avs Benedetta Scuderi e Cristina Guarda, mentre il deputato Pd Paolo Ciani aggiunge che è “fuori luogo ogni forma di sciacallaggio. Leggere o ascoltare chi, di fronte a un episodio come questo, pensa anzitutto allo sgombero invece che alle persone è un errore grave. Le emergenze sociali non possono diventare occasioni di propaganda o di rivincita ideologica”.

>> Home