Spider-Man è da sempre un eroe che suscita un legame, che evoca una partecipazione emotiva, con il suo immenso potere e l'altrettanta responsabilità che sa di doversi caricare sulle spalle. Non stupisce infatti che sia lui, tra tutti gli eroi di un genere cinecomic in affanno, a volerci aprire gli occhi su alcuni aspetti che oggi, più che in altri periodi storici, sono preponderanti.
È l'eroe del popolo, quello che si muove tra la gente da perfetto amichevole Spider-Man di quartiere, ed è suo dovere parlarci di quello che tanti vivono quotidianamente, che subiscono e soffrono forse senza nemmeno rendersi conto. E lo fa in un film riuscito, adrenalinico ma anche riflessivo, che sa portare a compimento il percorso narrativo del personaggio costruito sui 4 film in collaborazione tra Sony e Marvel Studios, al netto delle comparsate in altri titoli del Marvel Cinematographic Universe, ma rendere anche l'eroe simbolo di problematiche attuali.
Una nota, prima di andare avanti: non faremo spoiler corposi sulla trama, le sorprese e lo sviluppo del film, ma alcuni aspetti più generali, in larga parte evidenti dai materiali promozionali, li daremo per scontati. Quindi se non volete nessun tipo di anticipazione, tornate a leggere dopo la visione.
Il dramma della solitudine
Il punto di partenza della storia è ovviamente quanto accaduto alla fine del precedente Spider-Man: No Way Home, con l'incantesimo che ha fatto dimenticare al mondo dell'esistenza di Peter Parker. Lui, il ragazzo, l'individuo, non l'eroe. E Peter si trova quindi nella condizione di solitudine dovuta al non aver più attorno i punti di riferimento che si era creato: la ragazza che amava, l'amico Ned, e tutto il reticolo di conoscenze e amicizie che rappresentavano la ragnatela su cui Peter, e non Spider-Man, si muoveva.
Una solitudine che è specchio di quella di tanti, giovani e non solo, oggi, ingranaggi in una società che si muove rapida, che schiaccia con le sue richieste costanti, i suoi doveri, la sua pretesa di eccellenza e di essere sempre al meglio di sé. Di performare. L'eroe che incontriamo all'inizio di Spider-Man: Brand New Day si è gettato nel lavoro, nei suoi doveri da eroe, per sopperire alle altre mancanze. Quanti di noi lo fanno?
Il pericolo del sovraccarico sensoriale
C'è un corollario quanto detto sopra, che è sviluppato in modo brillante con la mutazione in essere nell'eroe con il sopraggiungere dell'età adulta e un cambio di equilibri tra il suo DNA umano e quello di ragno: l'amplificazione sensoriale che si scatena in Peter lo porta a percepire la realtà in modo più possente, invadente, doloroso. Ma anche qui c'è un riflesso del nostro mondo, un parallelo con una realtà che ci pungola di continuo, tra schermi sempre accesi, notifiche, suoni e frenesia. Peter ne è sopraffatto e cerca una soluzione.
Noi? Che soluzione immaginiamo? Pensiamo di poter sopportare tutto questo per sempre, di poterlo gestire, o siamo destinati a un inevitabile esaurimento? Una risposta non l'abbiamo, ma di certo il film ci mette faccia a faccia con una realtà che viviamo costantemente, anche senza i sensi di ragno. Ma è vero anche un altro punto: se non abbiamo i poteri di Peter Parker, abbiamo anche una minor capacità di tolleranza.
Il legame con il tessuto sociale
C'è un altro aspetto chiave di Brand New Day che il regista Destin Daniel Cretton sottolinea più del suo predecessore Jon Watts: il legame con la città, con quella New York che per Spider-Man è casa. La città americana è presente, centrale, viva, e l'operato dell'eroe a inizio film, ovvero nel segmento che copre il post-No Way Home, è al suo servizio, per ripulirne le strade dalla malavita e renderla un luogo sicuro. È un punto che riteniamo fondamentale, perché sottolinea una verità che tutti, chi più chi meno, finiamo per trascurare: il legame col nostro territorio.
Il tessuto sociale di New York è l'ancora di salvezza per Spider-Man quando si trova senza i suoi affetti più cari, è l'altra faccia del dovere a cui si dedica: se da una parte si immerge nel lavoro, dall'altra si nutre delle strade, i tetti e il popolo che li animano. Della sua gente, senza la quale un eroe non avrebbe senso di esistere. Vale per lui, quanto per noi: impariamo a guardarci intorno e vivere il nostro presente più immediato, quello che non dobbiamo guardare attraverso lo schermo di un telefono.
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