BORGO VALBELLUNA. "Le grandi fiere non sono forse il nostro ambiente, preferiamo la piccola dimensione dove le persone ti conoscono. In più, noto che spesso clienti con cui hai un rapporto diretto chiedono di visitare l’azienda, vedere dove sono le api o il campo di canapa: non lo fanno per mancanza di fiducia o per sola curiosità, ma per interesse verso ciò che c’è dietro. Questo mi piace un sacco e dà tanta soddisfazione: vuol dire che riesco a far capire cosa rappresentano, per me, i miei prodotti".
Lucia Sasso apre la sua "Solum" nel 2021, con la vendita di olio di semi di canapa e pochi altri prodotti, e da allora è stato un crescendo di varietà. Oggi l’azienda agricola fa parte dell’associazione Mele a Mel e si inserisce in quell’insieme di piccole realtà che curano e mantengono vivi i territori.
“Io e mio marito - racconta a Il Dolomiti - abbiamo acquistato il terreno vicino casa e, per metterlo a rendita, abbiamo scelto coltivazioni che non richiedono l’uso di pesticidi. Da lì è nata l'idea della canapa, che cresce velocemente e scappa agli infestanti, per cui non necessita di diserbanti”. Da quel primo prodotto è nata poi la voglia - che un po’ è anche necessità - di diversificare e con essa l’ampia gamma di prodotti che ci mostra su un tavolo del suo giardino, tra cui marmellate, pasta, infusi e tavole di cioccolato.

“Cerchiamo di fare sempre cose diverse - ammette - perché ci piace l’idea di offrire il non classico. Certo quando vai su qualcosa di diverso, sai che i prodotti vanno spiegati perché molte persone sono più portate ad acquistare ciò che conoscono. Questa sorta di diffidenza a sperimentare vale però soprattutto nei grandi mercati, dove il cliente non ha con noi un rapporto diretto, anche se in generale sono comunque cresciuti la sensibilità e l’interesse verso i prodotti naturali”.
E quando si parla di natura, difficilmente mancano le api. “Da tanto - afferma - volevamo fare il miele. Così ho fatto il corso di apicoltura e lo scorso anno mio cognato, apicoltore con certificazione bio, mi ha dato otto arnie. Abbiamo prodotto miele allo zafferano (qui la storia) e quest’anno sperimenteremo altro ancora. Pensiamo infatti al cliente che vuole regalare cose nuove o con esigenze alimentari particolari, ad esempio abbiamo ideato preparati per torte vegane o la parte di crackers, focacce e biscotti fatti solo in inverno, vista l’assenza di conservanti”.
Altro obiettivo è poi aprire un laboratorio: manca, e non stupisce, una grossa parte burocratica, ma l’idea è portare qui le lavorazioni dei prodotti. "Adesso io faccio solo le prove delle ricette - spiega - poi vado in laboratorio con quelle affinché il prodotto che vendo sia mio, perché voglio sentirlo tale. Scegliamo comunque laboratori con le nostre idee sulla naturalità del processo produttivo, ma puntiamo ad aprirne uno nostro, anche se per una piccola realtà la burocrazia è un problema”.

Ad aiutarla, allora, è la famiglia: oltre al marito, la mamma, le cognate, gli zii. Tutti pronti al momento del bisogno, che a contare le ore di lavoro accumulate si farebbe presto a capire l’impegno dietro una goccia d’olio o un piatto di pasta. “È la passione che ci motiva - ammette - e se capitano momenti di sconforto, ci si aiuta a superarli. Poi devo dire che, nonostante difficoltà oggettive come il cambiamento climatico, mi piacerebbe far passare un messaggio positivo nel quale lavorare la terra rispettando la natura è sinonimo di soddisfazione. Noi usiamo solo quello che abbiamo e, se un prodotto non arriva, lavoriamo con qualcos’altro: questo spinge a innovare, ad esempio, visto il secco di quest’anno, proverò la portulaca sott’olio. Si tratta cioè di inventare per rispettare l’ambiente: a volte quello che concede scoraggia, perché lavori tanto per avere poco o niente, ma poi la natura ti regala altro e quindi svoltiamo in maniera diversa”.
Con il laboratorio, Solum aprirà anche un piccolo punto vendita. Partita nell’immediato post-Covid, un periodo che “forse era il momento giusto, perché tanti hanno riscoperto il valore del coltivare e il rispetto del tempo”, oggi Sasso guarda alla sua scelta come a un azzardo ma che - ripete il “forse” - era la strada giusta. E nel futuro c’è anche il sogno di una fattoria didattica, per mostrare ai bambini un domani diverso. Sembra allora davvero essere la strada giusta.
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