Quante volte è stato ‘sospeso’ lo spazio Schengen negli anni Duemila?

2026/08/09

Categories: world-news

Introduzione

Lo spazio Schengen negli ultimi 20 anni è stato messo a dura prova da terrorismo, pandemia, migrazione irregolare e nuove esigenze di sicurezza. Diversi Stati hanno così scelto di ripristinare, seppur temporaneamente, i controlli alle proprie frontiere interne. Un fenomeno che ha assunto dimensioni sempre più rilevanti e che coinvolge anche l’Italia.

Sceglici su:

Quello che devi sapere

Cos'è lo spazio Schengen

Facciamo anzitutto un passo indietro. Cos'è lo spazio Schengen? Con questo termine si intende un'area europea nella quale, in condizioni normali, non vengono effettuati controlli sistematici alle frontiere interne tra gli Stati che ne fanno parte. Questo permette alle persone di spostarsi da un Paese all’altro in modo più semplice e veloce, senza dover normalmente mostrare il passaporto a ogni confine. Tale spazio comprende la maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, ma non coincide completamente con essa. Infatti, alcuni Paesi non appartenenti all’Ue, come Svizzera, Norvegia e Islanda, fanno parte dell’area Schengen. Al contrario, alcuni Paesi dell’Ue non ne fanno parte, come l’Irlanda.

Leggi anche: Come funzionano i controlli alle frontiere per chi arriva dalla Spagna

Può essere "sospeso"? Quando?

L’accordo prevede controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen, mentre all’interno viene garantita la libera circolazione delle persone. Tuttavia, in situazioni eccezionali, come gravi minacce alla sicurezza, emergenze sanitarie o particolari problemi legati all’immigrazione, uno Stato può reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne. Questa misura deve essere necessariamente giustificata e notificata all'Ue. Non solo: in linea generale, deve avere una durata limitata. La reintroduzione dei controlli non significa quindi la fine dello spazio Schengen, ma rappresenta un’eccezione temporanea al principio della libera circolazione.

Leggi anche: Viaggi in Spagna, cosa cambia per gli italiani e i timori per il turismo

pubblicità

La diatriba Spagna-Italia sui confini

È quello che sta avvenendo, per intenderci, proprio in questi giorni tra Italia e Spagna. Il nostro governo ha reintrodotto controlli sui collegamenti con il Paese iberico dopo la recente crisi migratoria legata a Ceuta. Roma ha motivato la decisione con ragioni di sicurezza e controllo dei flussi migratori. Madrid ha reagito introducendo a sua volta controlli sui passeggeri provenienti dall’Italia, come risposta alle misure di Palazzo Chigi. Le verifiche sono partite sabato 8 agosto. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, nei giorni scorsi, ha ricordato che in questo momento ci sono "almeno una decina di Paesi in Europa che hanno attuato da tempo questa misura: la Germania per i propri confini, la Francia nei nostri confronti a Ventimiglia e anche l'Italia con la Slovenia da circa due anni". 

Leggi anche: Controlli Italia-Spagna, l'Ue prova a mediare

I casi di sospensione di Schengen

Negli ultimi anni, lo spazio Schengen è stato messo a dura prova da una serie di avvenimenti che hanno decretato, temporaneamente, la reintroduzione dei controlli. Ciò è avvenuto soprattutto a causa degli attentati terroristici e delle misure adottate durante la pandemia di Covid-19. Questi eventi hanno evidenziato alcuni limiti del sistema e hanno portato diversi Paesi europei a ripristinare le verifiche sui transiti attraverso proprie frontiere interne. Ma quanti sono stati i casi di "sospensione" negli anni Duemila?

Leggi anche: Cosa succede ora che l'Italia ha sospeso Schengen con la Spagna?

pubblicità

"Circa 500 notifiche in 20 anni"

Come detto, ogni reintroduzione delle limitazioni deve essere notificata all'Ue. Secondo i calcoli riportati dal Messaggero, con le più recenti notifiche presentate da Italia e Spagna, il numero complessivo di tali avvisi ha raggiunto circa 500 nell’arco di vent’anni. Questo dato, però, non significa che lo spazio Schengen sia stato sospeso 500 volte: si tratta delle comunicazioni con cui i singoli Stati hanno annunciato la reintroduzione o la proroga dei controlli alle frontiere interne. Ma da dove arriva questo calcolo?

Leggi anche: Ceuta, per gli 007 spagnoli possibile nuovo accesso nell’exclave

Il boom di notifiche con la pandemia

Il ricorso ai controlli alle frontiere interne è aumentato sensibilmente nell’ultimo decennio. Nei nove anni compresi tra il 2006 e il 2014, le reintroduzioni sono state appena 35; dal 2015 a oggi, invece, il numero ha superato quota 400. Come spiega il Messaggero, la reintroduzione dei controlli alle frontiere è stata determinata in larga parte dalle misure introdotte dai governi durante l’emergenza sanitaria per il Covid-19. Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2022, la pandemia ha infatti portato a quasi 190 notifiche all'Ue.

Per approfondire: Tutte le ultime notizie su Pedro Sanchez e la Spagna

pubblicità

Il caso della Germania

Nei primi mesi dell’anno sono state segnalate 14 nuove misure di controllo, 11 delle quali risultano ancora attive. In tre casi, spiega ancora il Messaggero, è coinvolta anche l’Italia. Le ragioni alla base delle decisioni sono diverse: la Germania, ad esempio, ha rafforzato i controlli lungo i confini con Francia, Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e Polonia, motivando la scelta con l’aumento dell’immigrazione irregolare e del traffico di migranti, considerati una seria minaccia per la sicurezza.

Per approfondire: Come è andata la regolarizzazione straordinaria voluta da Sanchez

Il caso dell'Italia con la Slovenia

E l'Italia, invece? Il nostro governo ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alla frontiera interna con la Slovenia. La misura è stata introdotta inizialmente nell’ottobre 2023 e da allora è stata più volte prorogata. Attualmente è prevista dal 19 giugno al 18 dicembre 2026. Secondo le motivazioni presentate dall'Italia, il problema riguarda soprattutto l'immigrazione irregolare lungo la rotta balcanica, le reti di traffico di migranti e il rischio che persone legate a organizzazioni terroristiche possano infiltrarsi nei flussi migratori.

Leggi anche: Ceuta, Trump: "Crisi terribile. Coi Dem così anche da noi"

pubblicità

Cosa succede al confine sloveno?

I controlli permettono alle autorità italiane di fermare e identificare le persone in ingresso, anche se il confine rimane aperto e la libera circolazione prevista da Schengen continua a essere il principio generale. Tali verifiche possono essere a campione o a flusso scorrevole: le autorità italiane possono, insomma, verificare l'identità dei viaggiatori in ingresso quando lo ritengono necessario. Vale ancora una volta sottolineare che la reintroduzione dei controlli non comporta la chiusura del confine tra Italia e Slovenia né la sospensione di Schengen. I collegamenti tra i due Paesi restano infatti aperti e, in condizioni normali, continua a essere garantita la libera circolazione delle persone.

Leggi anche: Spagna, controlli su 5-10% passeggeri dei voli da Italia. Farnesina: rafforzata assistenza

La scelta del governo sloveno

Scelta invece in controtendenza da parte del governo sloveno, che a giugno 2026 ha deciso di revocare i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen con Croazia e Ungheria. I controlli erano stati introdotti nell'ottobre del 2023 ed erano stati recentemente prorogati di sei mesi, fino al 21 dicembre 2026. La misura era stata introdotta a causa del deterioramento della situazione in Medio Oriente, dell'aumento del rischio di terrorismo e della decisione delll'Italia che aveva introdotto controlli al confine con la Slovenia per gli stessi motivi.

Leggi anche: Tensione tra Pedro Sanchez e Giorgia Meloni, gli scontri e i motivi della loro rivalità

pubblicità

I motivi della decisione slovena

Il nuovo governo del premier Jansa ha dichiarato che, anziché controllare i documenti, la polizia utilizzerà metodi di sorveglianza diversi al confine di Stato, comprese misure "compensative" nell'entroterra. In questo modo, secondo Lubiana, si migliorerà anche la fluidità del traffico sulle strade. La Slovenia ha inoltre reso noto che verrà intensificata la cooperazione con le forze di polizia degli Stati confinanti, con scambio di dati operativi e attraverso pattuglie congiunte.

Vedi anche: La sospensione temporanea di Schengen sulle prime pagine dei quotidiani del 9 agosto

pubblicità

>> Home