Sovranità digitale, tre PA su quattro senza una vera exit strategy - Agenda Digitale

2026/08/07

Categories: technology

Per molto tempo abbiamo pensato che la sovranità digitale fosse soprattutto una questione geografica. Dove risiedono i dati? In quale giurisdizione vengono trattati? Chi possiede l’infrastruttura che li ospita? Domande legittime, che hanno orientato gran parte delle politiche europee degli ultimi anni. Dal GDPR alla Strategia Cloud Italia, fino al Polo Strategico Nazionale, il dibattito si è concentrato sulla necessità di riportare sotto controllo pubblico o europeo asset considerati strategici.

Ma ogni paradigma, prima o poi, mostra i propri limiti. Oggi la vera domanda non è più dove siano i dati, ma chi decide il futuro di quei dati. Può sembrare una sfumatura semantica, in realtà è un cambio di prospettiva radicale: la sovranità non coincide con il controllo di ciò che esiste oggi, ma con la libertà di modificare ciò che esisterà domani. È la differenza che passa tra possedere una casa e poter cambiare casa quando le proprie esigenze cambiano: nel primo caso esercitiamo un diritto, nel secondo una libertà.

Indice degli argomenti

Dalla conformità alla libertà di scelta

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione affronta esattamente questo passaggio. Negli ultimi dieci anni abbiamo costruito amministrazioni più digitali, più sicure e più conformi. Oggi, però, rischiamo di valutarne la maturità con indicatori che appartengono al passato: localizzazione dei dati, certificazioni, conformità, sicurezza, adozione del cloud. Elementi indispensabili, ma non più sufficienti.

L’Osservatorio Liferay per Forum PA 2026: la fotografia della sovranità digitale

L’Osservatorio sulla Sovranità Digitale nella Pubblica Amministrazione, realizzato da Liferay durante Forum PA 2026 su un campione di 36 amministrazioni, racconta proprio questo cambio di paradigma. Mentre quasi la metà degli enti si colloca nella fascia di “sovranità avanzata”, presupponendo di essere sulla strada giusta, tre amministrazioni su quattro dichiarano di non avere una exit strategy realmente formalizzata.

Questo è il dato cruciale. Un ente può essere perfettamente conforme alle normative vigenti, utilizzare infrastrutture certificate, ospitare i propri dati in ambienti qualificati e rispettare ogni requisito di sicurezza. Ma questi elementi non dicono ancora nulla sul suo livello di autonomia nei prossimi anni.

Dipendenze fisiologiche e dipendenze irreversibili

Ogni decisione tecnologica costruisce inevitabilmente una relazione di dipendenza: è sempre stato così e continuerà ad esserlo. Pensare di eliminare ogni dipendenza è irrealistico; l’obiettivo non è l’autosufficienza tecnologica, ma fare in modo che le dipendenze siano ben negoziate e reversibili.

Esiste infatti una differenza sostanziale tra una dipendenza che può essere rinegoziata e una dalla quale diventa impossibile uscire. La prima è fisiologica, la seconda è il vero rischio di una politica di sovranità digitale.

La resilienza non è resistere, è adattarsi

C’è un altro aspetto spesso sottovalutato. La resilienza digitale non coincide con la capacità di resistere agli incidenti, ma con la capacità di adattarsi al cambiamento. Per anni abbiamo associato la resilienza a backup, disaster recovery e continuità operativa. Oggi queste dimensioni non bastano più: un’organizzazione è realmente resiliente quando può adottare una nuova tecnologia, sostituire un partner, integrare un diverso modello di intelligenza artificiale o ripensare la propria architettura senza dover ricostruire da zero competenze, dati e processi. La libertà di evolvere diventa parte integrante della sicurezza stessa.

Quando il costo economico di una migrazione supera il valore del cambiamento, quando le integrazioni sono costruite su tecnologie proprietarie, quando dati, configurazioni e competenze risultano inseparabili dalla piattaforma adottata, la libertà di scelta diventa puramente teorica. Non siamo più davanti a una relazione tra cliente e fornitore, ma a una forma di dipendenza strutturale che limita la capacità dell’amministrazione di evolvere.

L’exit strategy come indicatore di libertà

È qui che il tema dell’exit strategy assume un significato completamente diverso. Non è una clausola contrattuale, ma un indicatore di libertà. Paradossalmente, il modo migliore per valutare la qualità di una piattaforma non è chiedersi quanto sia difficile entrarvi, ma quanto sia semplice uscirne. Per anni abbiamo progettato sistemi pensando alla continuità operativa; oggi dovremmo iniziare a progettarli pensando a come possano garantire libertà di scelta.

Il lock-in nell’era dell’intelligenza artificiale

L’arrivo dell’intelligenza artificiale rende questo passaggio ancora più urgente. Il lock-in non riguarda più soltanto dati e applicazioni: riguarda modelli linguistici, agenti intelligenti, workflow, basi di conoscenza e patrimonio informativo costruito attorno agli algoritmi. Cambiare piattaforma significherà sempre più spesso cambiare il modo stesso in cui un’organizzazione produce conoscenza e prende decisioni.

Per questo la governance dell’AI non può limitarsi alla conformità normativa: deve garantire che le amministrazioni mantengano il controllo della propria capacità di evolvere.

Il filo rosso della strategia digitale europea

In fondo è questo il filo rosso che attraversa l’intera strategia digitale europea. Dal GDPR al Data Act, dall’AI Act alle politiche sul cloud, il tema non è mai stato l’autarchia tecnologica. L’Europa non sta cercando di costruire un ecosistema chiuso: sta cercando di evitare che la propria capacità di decidere venga progressivamente trasferita ad altri.

La Pubblica Amministrazione si trova oggi nella stessa condizione. La prossima fase della trasformazione digitale non sarà definita dalla quantità di servizi online, né dal numero di applicazioni migrate sul cloud, ma dalla capacità di poter scegliere un nuovo fornitore, un nuovo modello di intelligenza artificiale, una nuova architettura o una tecnologia migliore senza dover rinunciare al patrimonio costruito negli anni.

Forse è proprio questa la definizione più contemporanea di sovranità digitale: non il diritto di controllare tutto, ma la libertà di non rimanere prigionieri di nulla. Una Pubblica Amministrazione davvero moderna non è quella che non dipende da nessuno, è quella che conserva sempre la possibilità di scegliere da chi dipendere.

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