ROMA - Si può restare per tre mesi nel vortice del mercato e trenta secondi nell’epicentro di un abbraccio. Una cosa non cancella l’altra, ma la seconda è una risposta - parecchio umana - a tutto quello che disumanamente può aver vissuto un ragazzo finito nel bersaglio di critiche feroci per delle semplici voci di mercato. Per diversi giorni, alla fine di giugno, nell’ambiente è passato il messaggio che Soulé fosse l’ostacolo principale al piano plusvalenze della Roma e che la sua permanenza complicasse certi piani. Ma Soulé non ha ricevuto offerte vere né dall’Arabia né dalla Premier (solo sondaggi, come quelli del Dortmund) e ha sempre fatto sapere che sarebbe rimasto volentieri, se glielo avessero concesso. Si sentiva dentro al progetto di Gasperini, l’allenatore che nella passata stagione lo ha schierato per 34 partite di fila tra campionato e coppe prima dello stop per la pubalgia.
La svolta di Soulé
L’abbraccio gliel’hanno dedicato i compagni, sabato sera, dopo la sfida all’Atalanta. Mati aveva appena segnato la rete della vittoria dopo l’assist su calcio d’angolo per Hermoso. Un uno-due spaziale che ha ribaltato l’inerzia di una partita stregata. Dribbling, sterzata, movimento per rientrare sul sinistro e palla all’angolino: il 2-1 è un condensato di tecnica e personalità che meritava una celebrazione collettiva. Se il calcio «è dubbio costante e decisione rapida», come sosteneva il suo illustre concittadino Osvaldo Soriano, sublime penna di Mar del Plata, Soulé lo incarna nell’essenza più intima. Una scena conferma quanto lui aspettasse una svolta: al triplice fischio ha alzato le braccia al cielo mentre l’amico Dybala gli correva incontro per ringraziarlo; poi è arrivato capitan Cristante, subito dopo Malen e ancora tutti gli altri; Molina addirittura gli è saltato addosso, Svilar lo ha preso da una parte per sussurrargli qualcosa all’orecchio e Mancini, per finire, col braccio attorno al collo lo ha stretto forte in un gesto fraterno. In quel momento è uscita per l’ennesima volta l’anima del gruppo. Con un messaggio chiaro: chi tocca uno di noi, tocca tutti noi. Soltanto Gasp, dopo Mourinho, è stato capace di creare un’alchimia simile.
Soulé decisivo con la Roma
Contro la Fiorentina gli è stato preferito Mora, l’ultimo arrivato, a Lecce Soulé ha segnato ma è andato in gol pure l’altro. E alla terza partita è stato scelto come titolare ancora il funambolo portoghese, per il quale Friedkin arriverà a investire 50 milioni. Lo spazio, dunque, potrebbe ridursi, anche se i gol della Joyita continuano a pesare come macigni. Al suo primo anno di Roma le reti con Parma, Empoli, Lazio e Inter hanno portato 10 punti, nel 2024-25 sono stati 15 tra A ed Europa. Dieci dei 14 gol totali in maglia Roma sono valsi 28 punti in classifica. Tra Frosinone e Roma è sempre andato in doppia cifra tra marcature e assist: 14 nel 2023-24 (11 reti e 3 passaggi chiave), 10 nel 2024-25 (5 e 5), 11 nel 2025-26 (6 e 5), la stagione in cui si stava esaltando prima dello stop di febbraio. Ci ha messo 50 giorni per curare la pubalgia, o quanto meno per domarla e limitarne gli effetti. E anche se al nuovo raduno «si è presentato in sovrappeso» - parola di Gasp - alla prova del campo è arrivato tirato a lucido. Ed è quello che poi conta davvero.
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