Riposizionamento. Rivalutazione della distribuzione dei militari italiani presenti in Medio Oriente. Resta l’impegno dei nostri soldati, dall’Arabia Saudita al Libano, ma dopo l’ultimo episodio del drone degli Houthi che ha danneggiato un Eurofighter della nostra Aeronautica nella base di King Fahd, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha chiesto al generale Luciano Portolano, capo di Stato Maggiore della Difesa, e al generale di Corpo d'Armata Giovanni Maria Iannucci, comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, valutazioni su un nuovo piano operativo. L’attenzione, attualmente, è concentrata proprio sulla Task Force Air-Arabia per garantire la sicurezza dei 400 militari ora che gli attacchi degli Houthi sono divenuti più frequenti. Si punta a tutelare il personale, ma anche i mezzi schierati, in particolare gli Eurofighter e il velivolo radar Gulfstream Caew. Secondo l’Ansa nella base attaccata dai droni degli Houthi è presente anche «il sistema missilistico di difesa terra-aria Samp-T di nuova generazione assieme al radar Kronos Grand Mobile High Power, così come in altri territori del Golfo sarebbe dislocato il sistema d'arma Skynex».
Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che si ridistribuiscono i nostri militari in conseguenza di attacchi subiti in Medio Oriente dove l’Italia sta svolgendo un ruolo molto importante. Alcuni esempi di casi precedenti in cui i nostri uomini si sono trovati in situazioni critiche: nel marzo scorso a Erbil (Kurdistan), nel Camp Singara, la base italiana è stata colpita da un drone, il personale si è rifugiato nei bunker, sono stati danneggiati alcuni veicoli e le infrastrutture. In più occasioni, nel Sud del Libano, dove c’è una folta presenza dei nostri peacekeeper nell’ambito della missione di pace Unifil lungo la Linea Blu, il contingente italiano è finito in contesti pericolosi, a causa di colpi d’artiglieria e incursioni dei droni, per le azioni tanto dell’Idf quanto di Hezbollah. In Kuwait, nella base Ali Al Salem, dove c’è una presenza italiana, ci sono stati diversi attacchi tra febbraio e marzo. Per questo sono già state compiute delle mosse, nel 2026, per evitare rischi inutili ai nostri soldati: a marzo 239 unità sono state trasferite dal Kuwait all’Arabia Saudita, in Iraq, dopo l’attacco di Camp Singara, una parte dei militari è rientrata in Italia, un’altra è stata spostata in Giordania.
SCENARI
Ma come è distribuita la presenza italiana in Medio Oriente? In Iraq e Kuwait, per il contrasto a Daesh, erano previste 950 unità, poi riposizionati in Arabia e Giordania. Complessivamente, aveva spiegato il generale Giovanni Maria Iannucci, nel corso di una recente audizione, nel Mediterraneo Orientale e nel Medio Oriente l’Italia schiera «un contingente massimo di 2.900 unità». Ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ribadito: «Non ho minimizzato l'attacco al nostro Eurofighter: l'ho seguito personalmente, l'ho comunicato ed ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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