Jannik Sinner ce l’abbiamo noi: il campione perfetto nel tennis e nel comportamento, che doma in 4 set un avversario superbo come Sascha Zverev dopo averlo subito per quasi due set, trovando come sempre la soluzione. Che viene un po’ dalla risposta, un po’ dal servizio, un po’ dalla gestione delle emozioni, un po’ dal grande lavoro, un po’ dalla determinazione e un po’ dalla fluidità di un atleta nato, strappato allo sci, e quindi con le gambe e il baricentro ideale per l’erba. Un campione esemplare, l’indiscutibile numero 1 del mondo che continua a scrivere la storia dello sport italiano tutto, non solo tennistico, diventando appena il decimo - era Open - a fare il bis consecutivo a Wimbledon, e quindi sempre più nel super clan delle leggende. Col quinto Slam in tasca ad appena 24 anni, il primo del 2026 dopo lo scivolone contro Novak Djokovic a Melbourne e il corto circuito a Parigi contro Cerundolo junior, il sesto titolo dopo il record dei i 5 Masters 1000 (30° in carriera).
SASCHA, SERVIZIO E PALLEGGIO
Il primo set di Zverev è uno dei migliori di sempre del neo numero 2 del mondo - a spese dell’infortunato Alcaraz -, con un mix d’altissimo livello di prime di servizio e di palleggio pesante e profondo da fondo, al termine del quale trova anche insolite e decisive sbracciate di dritto. Dettando lui il forsennato ritmo di gioco e tenendo lontano dal campo Sinner. E meritandosi il primo set, vinto al tie-break per 9-7 dopo aver salvato con l’ace il set point dell’italiano sul 6-7. Davvero un bel viatico per il due metri tedesco che ha perso gli ultimi 9 confronti diretti. Soprattutto perché lo sorprende sfoderando un dritto inusuale, meritandosi il nomignolo di “Juan Martin Zverev” da Ivan Ljubicic in doppia telecronaca con Paolo Bertolucci, nel nome dello sfortunatissimo argentino Juan Martin del Potro dal dritto al fulmicotone.
SPRINT JANNIK
Il secondo set ricalca il primo nell’incidenza della prima di servizio da parte di entrambe i contendenti. Si scambia poco sotto gli occhi di un Royal Box più nutrito che mai, con anche il ministro dello sport italiano, Andrea Abodi, e il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Sembra anche che sia Sinner quello con le spalle al muro. Ma, una volta al tie-break, è Zverev a cedere all’improvviso: un po’ perché finalmente Sinner trova la risposta e firma ben 4 punti, un po’ per un calo suo. E cede netto il parziale per 7-2. Non s’arrende. Il match resta pari per quasi tre ore. Però, lentamente e inesorabilmente, Sascha cala, di fisico e nervi, tanto che deve riassestare il livello di diabete per ben due volte in panchina. Mentre Jannik esce finalmente dalla trincea, trova il tempo per le variazioni - slice, lungolinea e smorzate - che Bertolucci invoca dal via e Ljubicic definisce: «I punti che rompono l’equilibrio di una partita». Quelli che il primo italiano numero 1 del mondo riesce ad attuare solo dopo la seconda ora di gioco: un po’ per il forsennato ritmo che gl’impone il tedesco, un po’ per qualche scelta sbagliata e un po’ per il mix di nervosismo e frustrazione che attanaglia il ragazzo di San Candido che abitualmente si esalta nella risposta e invece per una volta proprio non riesce ad intercettare i missili che gli arrivano. E scuote insolitamente la testa, cambiando continuamente posizione nella ribattuta.
Nel terzo set, Jannik salva una pericolosissima palla-break con l’uno-due, rovescio lungolinea-smorzata che quasi procura una distorsione al ginocchio a Sascha. E, subito dopo, è lui, complice un doppio fallo (il secondo del match del tedesco) e un dritto sbagliato di un ciuffo d’erba a procurarsi la seconda palla break dopo quella dell’ottavo gioco del primo set, e poco dopo il quasi istantaneo, importantissimo, 6-3.
L’EQUILIBRIO SPOSTATO
Con Zverev toccato al mento e l’equilibrio che per la prima volta si sposta dalla parte del Profeta dai capelli rossi. Poi è solo questione di tempo: il più forte tennista italiano di sempre è sempre più sciolto e padrone del campo, mentre l’erede di Becker e Stich che ha appena sfatato il tabù Slam conquistando il Roland Garros, è sempre più drammaticamente attaccato alla prima di servizio. Sul 3-3 del quarto set, salva due palle break da campione (ace e servizio-volée) ma deve inchinarsi sulla risposta di dritto di Sinner. E, poco dopo alza bandiera bianca per 6-4. Dopo l’ultimo fuoco d’artificio, un miracoloso rovescio sotto rete che lo porta al match point e quindi al dritto decisivo. Dopo 3 ore e 48 minuti. Record di durata per lui.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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