21 settembre 2026 | 19:55

Per udire la voce interiore c’è bisogno di qualche ora di quiete, di uno squarcio di silenzio che dobbiamo concederci per ritrovare quello che l’Oriente chiama prana- il respiro che attraversa il corpo come fonte di luce e purifica la mente da fatiche
Giunti al nostro livello di vita- non necessariamente di civiltà- che cosa manca agli umani per sentirsi, almeno qualche volta, abbastanza sereni per affrontare giornate come turbini e per arrivare a sera con i nervi, il corpo, la psiche che non si combattono? Come insegnano da millenni i “maestri” del pensiero, il conflitto è dentro di noi e si propaga alle relazioni, alla sfera professionale, alla vita quotidiana, trascinandoci in un inferno personale difficile da governare.
Connessi continuamente con il mondo esterno e le sue ininterrotte richieste, ci siamo disconnessi da noi stessi, dalla nostra essenza: che reclama di essere ascoltata. Per udire la voce interiore c’è bisogno di qualche ora di quiete, di uno squarcio di silenzio che dobbiamo concederci per ritrovare quello che l’Oriente chiama prana- il respiro che attraversa il corpo come fonte di luce e purifica la mente da fatiche e pene. Le pratiche che “curano” lo spirito sono millenarie: l’umanità ha cercato se stessa nel silenzio dei deserti, nell’isolamento delle montagne, nelle salmodie dei conventi, lontano dai rumori dell’esistenza. E questi preziosi insegnamenti sono arrivati fino a noi, trasformando l’eccezionalità dei mistici e anacoreti in possibilità per chiunque desideri trovare il modo per stare meglio nella propria pelle, per volersi bene. Lo meritiamo tutte e tutti. Abbiamo scoperto lo yoga e la meditazione viaggiando, leggendo, praticandole e ne abbiamo fatto un viatico per giorni e mesi e anni di vita.
La diffusione in Occidente è stata capillare negli ultimi decenni e persino la medicina ufficiale ne ha riconosciuto gli effetti benefici, utili per acquisire una maggiore consapevolezza del corpo: che è tutt’uno con la mente. Che cosa insegna lo yoga? Per esempio a “respirare”. Nei testi religiosi e filosofici indiani chiamati Upanishad, scritti in sanscrito quasi tremila anni fa, le parabole dedicate al prana, cioè al soffio vitale che scorre nel corpo, sono bellissime e rappresentano le fondamenta dello yoga.
Ogni insegnamento parte sempre dal respiro, quello che ci manca quando siamo oberati dagli impegni e oppressi dalle responsabilità. E dopo aver riscoperto questa indispensabile funzione che allevia dolori fisici e spirituali, si apre la “porta senza porta”, come raccontano le storie zen, verso un mondo di effetti speciali: la mente diventa più luminosa, le percezioni del sé- che è ben diversa dall’io- si moltiplicano, i contatti con l’esterno si fanno più sereni. E nella calma dell’incontro con altre e altri, guidate dalla voce della maestra/o i muscoli si arrendono, le tensioni si sciolgono, e il silenzio è un dono grande, anche se il percorso è appena incominciato. E dopo un’ora di lezione, il corpo e lo spirito sono attraversati da vibrazioni nuove e da un profondo sentimento di gratitudine. Bagwan Shri Rajnish, filosofo e pensatore indiano, universalmente conosciuto come Osho, ha scritto: “L’Oriente perde molto senza la psicanalisi, ma senza la meditazione l’Occidente perde la sua anima”.
Silenzio, si medita
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