Sigfrido Ranucci porta in tribunale la sua rimozione dalla conduzione di Report. Questa mattina, 15 settembre, i legali del giornalista hanno depositato un ricorso urgente al Tribunale del Lavoro di Roma contro la decisione che lo ha escluso dalla guida della trasmissione di Rai 3.
Si apre così un nuovo fronte nella vicenda che coinvolge il giornalista e la Rai. Ranucci ha scelto la strada giudiziaria per contestare formalmente il provvedimento e chiedere l'intervento urgente del giudice del lavoro.
Ranucci chiede il reintegro immediato a Report
«Con il ricorso viene chiesto al Tribunale di accertare, in sede cautelare, l'illegittimità del provvedimento e di ordinarne la revoca, con l'immediata reintegrazione di Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report», spiega in una nota l'avvocato Roberto De Vita. Il ricorso è firmato, in base a quanto si apprende, dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall'avvocato Stefano Rossi, che fanno parte del più ampio team dello studio De Vita. La scelta della procedura d'urgenza viene motivata dalla difesa con due date ormai vicine. La prima è il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali che gli sono state proposte dalla Rai. La seconda è l'8 novembre, giorno previsto per la partenza della nuova stagione di Report.
Cosa contesta la difesa alla Rai
I legali contestano «radicalmente» le ragioni con le quali la Rai avrebbe motivato la decisione. Nella nota vengono richiamate espressioni come «obiettiva situazione di incompatibilità», «continue pressioni» e «percezioni di opacità, commistione e interferenze». Secondo la difesa, a queste valutazioni non sarebbe però stata affiancata l'indicazione di fatti concreti attribuibili a Ranucci, né sarebbe stato spiegato il nesso tra le contestazioni e la necessità di rimuoverlo dalla conduzione di Report.
I legali sostengono inoltre di aver chiesto formalmente alla Rai di conoscere fatti, circostanze e documenti alla base di valutazioni considerate particolarmente pesanti per la credibilità, l'autorevolezza e l'indipendenza professionale del giornalista. Richiesta alla quale, secondo quanto riferisce la nota, l'azienda non avrebbe risposto fornendo ulteriori chiarimenti o documentazione.L'ipotesi di una decisione discriminatoria
Il ricorso ricostruisce anche il contesto politico e istituzionale nel quale sarebbe maturata la decisione della Rai. La difesa richiama le «numerose e pubbliche prese di posizione» di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report. Secondo i legali, la successione degli eventi, insieme alla genericità delle motivazioni aziendali, delineerebbe un quadro indiziario tale da poter configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e convinzioni personali, oltre alla possibile esistenza di un «motivo illecito determinante». Si tratta delle tesi sostenute dalla difesa nel ricorso e sulle quali sarà ora il giudice a doversi pronunciare.
«Non chiediamo al giudice di decidere le scelte editoriali»
Nell'atto vengono richiamati anche i principi costituzionali ed europei sulla libertà di informazione, gli obblighi previsti dal contratto di servizio Rai e dal Codice Etico dell'azienda, oltre alle garanzie introdotte dall'European Media Freedom Act. La difesa precisa però di non voler chiedere alla magistratura di sostituirsi alla Rai nelle sue decisioni editoriali. «Non si chiede al Giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai», sottolinea De Vita. La questione posta dal ricorso è invece se sia legittimo, secondo i legali, rimuovere «l'autore e conduttore del principale programma d'inchiesta del servizio pubblico» sulla base di motivazioni ritenute generiche e senza indicare fatti concreti a suo carico, dopo settimane di prese di posizione pubbliche favorevoli alla sua rimozione. Per la difesa, quindi, il caso supera la vicenda professionale del singolo giornalista e investe il rapporto tra potere politico, indipendenza della Rai e libertà del giornalismo d'inchiesta.
Ultimo aggiornamento: martedì 15 settembre 2026, 11:41
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