Macomer.
09 ottobre 2026 alle 00:50
A processo una dipendente di Poste e due presunti compliciAvrebbe pagato per diventare vedova, vendicarsi dell’ex marito Salvatore Fois di Macomer, uccidendolo. Per farlo avrebbe ingaggiato dei sicari, organizzato i sopralluoghi, aiutando a procurare il fucile e sollecitando, dopo mesi di preparativi, il delitto. Ora, per Rosina Marzeddu, 48 anni, originaria di Dualchi, dipendente di Poste, e per i suoi presunti complici, Andrea Rosso, 52 anni di Sassari e Valter Fenu, 63 anni di Genoni, arriva la richiesta di rinvio a giudizio. La Procura di Oristano ha chiuso le indagini e chiesto che la donna e i suoi presunti complici vengano mandati a processo per il presunto progetto di uccidere l’ex marito. Indagine emersa durante le intercettazioni di un procedimento collegato, per corruzione in atti giudiziari, vittima sempre l’ex marito.
L’incontro al distributore
A mettere i carabinieri sulle tracce di quel possibile delitto, un incontro del 16 luglio 2025 tra Marzeddu e Rosso nell’area di servizio Q8 di Chiaramonti. In quella conversazione, sarebbe arrivato l’incarico per l’omicidio. Marzeddu avrebbe chiesto a Rosso quando i sicari avevano intenzione di agire. Lui rispose che stava facendo pressione affinché procedessero, aggiungendo che sarebbe stato lui stesso a consegnare il denaro.
L’agguato
Già definite le modalità dell’agguato. Quattro i sicari: uno con il compito di tenere l’auto accesa, due appostati, il quarto incaricato di sparare. L’ipotesi di colpire Fois nel centro abitato fu scartata. L’agguato sarebbe dovuto avvenire in campagna. Sarebbe stato Fenu, per gli inquirenti, a recuperare l’arma. Nel progetto omicida sarebbe nato un problema economico. Il prezzo concordato per l’omicidio sarebbe progressivamente aumentato, tanto che si cercò di vendere un’auto. Indagato, ma poi archiviato, anche un uomo già condannato per un duplice omicidio incontrato da Rosso nel luglio del 2025. L’accusa si inserisce in un quadro articolato. La donna, in un altro procedimento, è accusata di aver pagato falsi testimoni. A lei si imputa l’ammanco di 40mila euro dai conti di clienti delle Poste, e a luglio ha patteggiato due anni per minacce a due psicologhe dell’Asl di Macomer.
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