TRIESTE. "Dallo scorso maggio la zona di Trieste è stata interessata da almeno tre ondate acute di calore". Queste le parole rilasciate a Il Dolomiti da Riccardo Laterza, portavoce di Adesso Trieste. "Ora fa un po' più fresco, ma credo che una riflessione sui 'rifugi climatici' urbani sia fondamentale anche per gli anni a venire”.
I consiglieri del partito attualmente tra le fila dell'opposizione in sede di Consiglio comunale, assieme ad altri esponenti tra i quali la consigliera regionale della civica Patto per l'Autonomia Giulia Massolino, hanno presentato mercoledì 22 luglio un progetto per l'implementazione dei cosiddetti 'rifugi climatici' in città. Una rete di spazi sia al chiuso che all'aperto che permettano alla cittadinanza, soprattutto nelle categorie più fragili, di poter passare e sostare in zone d'ombra permanenti sul territorio cittadino, evitando il caldo che negli ultimi anni si dimostra sempre più opprimente.
“Sulla base di uno studio condotto l'anno scorso dal Centro nazionale delle ricerche (Cnr) è emerso che Trieste è la terza città italiana per la presenza di isole di calore urbane – ha precisato Laterza -. Ecco quindi che c'è una differenza sensibile tra la temperatura che troviamo al suolo in uno paviemento urbano esposto al sole e quella che si registra all'ombra come nel caso delle aree verdi, un divario di circa 4,8 gradi e questo può fare la differenza per molte persone. E' uno scarto che non si lega solo a questioni ambientali ma anche sociali, perché impatta sulle persone più vulnerabili e giova ricordare che Trieste è una città mediamente abbastanza anziana e circa metà dei nuclei famigliari sono composti da una sola persona. Su questo incidono le ondate di calore perché parliamo di persone che magari non possono permettersi l'aria condizionata in casa e rischiano di incombere in sofferenze”.

Un aspetto cruciale della rete dei rifugi climatici sarebbe quindi quello di consentire ai cittadini di muoversi attraverso un percorso scandito con la maggior regolarità possibile da luoghi d'ombra assicurata dalle aree verdi, in relazione però al supporto offerto anche da parte degli spazi al chiuso, messi a disposizione in tal senso da parte degli enti pubblici, al fine di garantire una certa continuità della percorrenza al riparo dalla morsa del caldo.
"Di fronte al sostanziale immobilismo del Comune su questo tema – ha aggiunto Laterza -, abbiamo istituto già la scorsa primavera un punto d'ascolto tramite il quale raccogliere i suggerimenti dei cittadini e successivamente abbiamo realizzato una mappa di Trieste prodotta con dati satellitari che mostra quali zone sono maggiormente cementificate e a rischio criticità in caso di fasi calde acute, e quali meno. Alcune zone refrigerate sono già funzionali e pronte a essere messe in una rete di questo tipo, anche se andrebbero rese aperte per un orario più esteso, sovviene l'esempio delle biblioteche che nelle ore centrali della giornata attualmente sono chiuse. Su altri ambienti invece sono necessari degli interventi per garantire acqua potabile e magari anche servizi igienici pubblici. Su questa base abbiamo anche posto delle mozioni, sin qui parzialmente approvate, che chiedono al comune di realizzare questa mappatura e impegnano le circoscrizioni a raccogliere la lista dei luoghi da implementare ulteriormente”.
Come espresso anche da Adesso Trieste, incentivare la creazione di spazi condivisi protetti andrebbe in favore anche di una maggior socialità da parte della cittadinanza, che potrebbe trovare in questa rete di spazi dei punti di incontro e di aggregazione. Sulla stessa falsariga, Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia, ha evidenziato come anche in Regione siano state avanzate diverse proposte per contrastare gli effetti delle ondate di calore e migliorare la qualità della vita nei luoghi più esposti, incentivando la predisposizione ulteriore di vivai regionali utili nella sostituzione delle alberature vecchie e abbattute, e spesso rimpiazzate da arbusti giovani e di piccole dimensioni che per tanti anni non potranno sopperire alla protezione dal calore.
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