Sfera Ebbasta a San Siro con dieci ragazze, è polemica

2026/09/07

Categories: world-news

Durante la partita tra Inter e Napoli, il rapper è apparso sul maxischermo, seduto in tribuna con quattro ragazze accanto e altre sei nelle poltrone alle sue spalle. La scena è diventata subito virale sui social. Alcuni hanno ipotizzato che si tratti di un' operazione di marketing per il lancio del nuovo album, ma lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha invitato tutti a considerare la reiterazione e la necessità di rimozione degli stereotipi di genere

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Sabato 5 settembre 2026, allo stadio San Siro di Milano, durante la partita tra Inter e Napoli, il rapper Sfera Ebbasta è apparso sul maxischermo, seduto in tribuna con quattro ragazze accanto e altre sei nelle poltrone alle sue spalle. La scena è diventata subito virale sui social, dove gli utenti hanno commentato il video che riprende l’arrivo del cantante seguito dalle 10 donne. “King”, ha scritto qualcuno. “Ma sono le bodyguard quelle dietro?”, ha schiesto un altro. “La vera aura era entrare con la madre dei suoi figli”, ha scherzato un terzo. Alcuni hanno ipotizzato che l’iniziativa di Sfera Ebbasta sia un’operazione di marketing per lanciare il nuovo album. Molti hanno inoltre suggerito che il numero 10 possa indicare il numero delle tracce del disco o la presenza di un brano con un significato legato proprio a quel numero. Le immagini, però, hanno anche sollevato le riflessioni dello psicoterapeuta Alberto Pellai, che in un post su Instagram ha invitato tutti a considerare gli aspetti più profondi dell’episodio. “Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invocano l’educazione di genere e la rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio. Nel frattempo, la loro cultura “mainstream” continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario”, ha scritto. “Un uomo con dieci ragazze, lui davanti, loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome”.

LO PSICOTERAPEUTA ALBERTO PELLAI: "SIAMO NOI UOMINI A DOVERCI DISTANZIARE"

Nel post su Instagram, lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha proseguito: “Viene in mente il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo che anni fa aveva raccontato al mondo il ruolo decorativo del corpo femminile all’interno di tutte le trasmissioni della Tivu generalista. Era il 2009 e dopo quasi 20 anni siamo praticamente ancora lì. Solo che allora questa cosa veniva vista per ciò che era: un gigantesco stereotipo culturale da ribaltare. Oggi viene raccontata come qualcosa da celebrare; online ho letto anche l’aggettivo “colossale” per definire tale scena e tale ingresso”. Ha poi suggerito che “siamo noi uomini per primi a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e di celebrazioni”. Lo psicoterapeuta ha anche raccontato al Corriere della Sera che proprio uno dei suoi quattro figli, che ha 20 anni, si trovava allo stadio per vedere la partita. “Ne abbiamo parlato a pranzo il giorno dopo. Mio figlio poi mi ha girato la foto del matrimonio dei “Me contro Te", e io li considero tremendi esattamente alla stessa maniera. Abbiamo perso i riferimenti, i valori”. Su Instagram, Pellai ha espresso la consapevolezza che “scrivere queste cose oggi è spaventosamente impopolare. Ma al tempo stesso è troppo necessario. Con questo post non mi interessa parlare di Sfera Ebbasta, sia chiaro. Mi interessa promuovere pensiero critico sulla cultura di cui lui, volente o nolente, è un testimonial di riferimento. Vorrei chiedergli se non sente alcuna responsabilità etica ed educativa avendo un pubblico così ampio tra i giovani ed essendo lui stesso un papà”. Sempre nelle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, ha concluso: “L’unico modo che abbiamo noi adulti è continuare a fare educazione e sviluppare il pensiero critico, imparare ad avere lo sguardo giusto. Dovremmo far leggere ai nostri figli libri che spiegano la costruzione e la significazione di un valore attraverso l’immagine narrata”.

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