Sentenza storica, la Corte Ue dà ragione a Andrea Agnelli e Arrivabene: cosa cambia per la giustizia sportiva

2026/07/16

Categories: sports

La Corte di Giustizia Europea ha riscritto la storia: l'organo continentale ha dato ragione ad Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, decretando che le sanzioni disciplinari inflitte in ambito sportivo devono poter essere valutate da un giudice indipendente, che abbia il potere di annullarle o di adottare misure provvisorie. Questo il verdetto stabilito in giornata nell'ambito del caso che ha coinvolto i due ex dirigenti della Juventus nell'Inchiesta Prisma del 2021. Una sentenza che già da giorni si vociferava sarebbe potuta diventare storica, da quando il Tar del Lazio lo scorso giugno si è rivolto alla Corte Ue per stabilire se il diritto sportivo italiano sia conforme con il diritto europeo.

Caso Agnelli-Arrivabene, la sentenza della Corte Ue è storica

Le sanzioni per i due risalgono allo scorso aprile 2022, quando la Figc ha vietato l'esercizio di ogni attività nel proprio ambito, con le sanzioni che sono poi rese valide a livello mondiale con l'intervento della Fifa, poi confermate dl supremo giudice sportivo italiano. 24 mesi di inibizione per Agnelli e 16 mesi per Arrivabene, che hanno poi fatto ricorso al giudice amministrativo italiano, che però in ambito sportivo non ha alcun potere se non quello di concedere un risarcimento, senza possibilità di annullare le sanzioni. Proprio su questo punto è stata interrogata la Corte Ue, che si è pronunciata così: "In primo luogo, la Corte constata che una sanzione che vieti l’esercizio di un’attività professionale in tutti gli Stati membri lede le libertà di circolazione dei dirigenti interessati. Tuttavia, tale limitazione può essere giustificata se persegue un obiettivo legittimo di interesse generale e se è proporzionata a tale obiettivo. Spetta al giudice nazionale verificare che tali requisiti siano soddisfatti, posto che il primo sembra esserlo, tenuto conto dell’importanza del rispetto delle norme finanziarie e contabili delle società calcistiche nel garantire la regolarità delle competizioni sportive".

Cosa cambia per la giustizia sportiva italiana

La nota della Corte di Giusitizia Europea prosegue: "Per quanto riguarda il rispetto del principio di proporzionalità, il giudice nazionale deve assicurarsi non solo che i divieti temporanei di esercitare un’attività professionale previsti dalla FIGC facciano parte di un regime coerente e completo volto a eliminare i comportamenti illeciti e a prevenire qualsiasi recidiva, ma anche che la determinazione di tali sanzioni sia disciplinata da criteri trasparenti, oggettivi e non discriminatori". Ricostruendo la vicenda, la sentenza era stata confermata anche Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, l'ultimo grado della giustizia sportiva italiana. Arrivando fino al 2024, quando Agnelli impugna la decisione del Tar che rileva un potenziale contrasto tra le norme statali italiane e il diritto dell'Unione Europea, fino ad arrivare alla sentenza della Corte Ue.


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