Sedicenne picchiato in caserma, carabiniere condannato. Il giudice: «Prove con assoluta certezza»

2026/09/29

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©️Fabrizio Troccoli

Referto medico, fotografie e perizia «provano con assoluta certezza» che il carabiniere ha aggredito «consapevolmente e intenzionalmente» un ragazzino di 16 anni nella caserma della Compagnia di Assisi. È uno dei passaggi centrali della sentenza con cui il giudice per l’udienza preliminare Angela Avila del tribunale di Perugia ha condannato a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, un militare 54enne per le lesioni provocate al giovane.

L’aggressione I fatti risalgono alla notte tra il 10 e l’11 giugno 2021. Il ragazzo era stato portato in caserma insieme ad altri minorenni dopo l’intervento dei carabinieri in una comunità. La sentenza ricostruisce quanto sarebbe avvenuto all’interno degli uffici: il militare avrebbe colpito il 16enne «dapprima con schiaffi al volto, calci» e poi «con una gomitata all’emicostato destro e un forte pugno sull’occhio sinistro». Il giovane riportò «ecchimosi all’occhio sinistro, dolore post traumatico all’emicostato destro ed ecchimosi all’avambraccio sinistro», lesioni giudicate guaribili in sei giorni. 

La ricostruzione Il giudice arriva alla condanna dopo avere esaminato le dichiarazioni del ragazzo, quelle degli altri giovani presenti, delle educatrici della comunità e dei militari intervenuti, oltre alla documentazione sanitaria, alle fotografie e ai filmati acquisiti nel procedimento. La sentenza, di 27 pagine, dedica ampio spazio alla verifica dell’attendibilità del racconto della persona offesa, confrontandolo con gli altri elementi raccolti nel corso delle indagini e del processo. Il giovane raccontò che, una volta in caserma, il carabiniere lo avrebbe portato in una stanza e gli avrebbe chiesto di mettere le mani al muro. A quel punto, riferì, sarebbe stato colpito prima con un calcio, quindi con schiaffi e pugni. Nel corso delle dichiarazioni rese successivamente ricordò in particolare «un pugno sotto l’occhio sinistro» e una «gomitata» al fianco. La sentenza esamina anche alcune difformità emerse nei diversi racconti, ritenendole non decisive rispetto al nucleo dell’accusa. 

I testimoni Agli atti sono finite anche le dichiarazioni degli altri ragazzi presenti quella notte. Uno di loro riferì di avere visto il 16enne «preso per il collo» e di avere sentito rumori provenire dalla stanza. Un altro raccontò di averlo visto uscire dall’ufficio «con il viso arrossato». Il giudice ha valutato anche le testimonianze degli altri carabinieri presenti, mettendo a confronto le versioni sulla permanenza dei ragazzi negli uffici e sui momenti nei quali il minorenne rimase solo con l’imputato.

Le immagini Un peso viene attribuito anche ai filmati della bodycam indossata dal carabiniere. Nella motivazione si parla di una «interruzione significativa» della registrazione: per circa un’ora, tra le quattro e le cinque del mattino, le immagini non risultano disponibili. 

Le archiviazioni Il procedimento giudiziario aveva avuto un percorso complesso. La Procura e la Procura generale avevano, in tempi diversi, avanzato due richieste di archiviazione, alle quali la persona offesa (assistita dall’avvocato Donatella Donati) si era opposta. Il giudice per le indagini preliminari aveva quindi disposto ulteriori accertamenti, fino all’approdo al processo celebrato nel giugno scorso con rito abbreviato. In quella sede la pubblica accusa è stata rappresentata dal sosituto procuratore generale Luca Semeraro che aveva chiesto la condanna dell’imputato.

La perizia Tra gli approfondimenti assume particolare rilievo la consulenza medico legale affidata ad Anna Maria Verdelli. Il giudice dedica diverse pagine alle conclusioni della specialista e al confronto con le osservazioni del consulente della difesa. La valutazione medico-legale prende in esame il referto del pronto soccorso, le fotografie delle lesioni e la compatibilità tra i segni riscontrati e la dinamica raccontata dal ragazzo. Nella motivazione si evidenzia, in particolare, come le lesioni documentate fotograficamente fossero compatibili con un’azione violenta. Proprio la lettura congiunta delle immagini, dei certificati sanitari e della consulenza ha portato il giudice alla stentorea conclusione riportata nella parte finale della sentenza: referto, fotografie e perizia «provano con assoluta certezza» che il militare «ha infierito consapevolmente e colpevolemente» contro il minorenne.

Le aggravanti Non mancano le aggravanti. La condotta – si legge nella sentenza – fu commessa ai danni di un minorenne e «in violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione», quella svolta dal carabiniere in servizio presso la Compagnia di Assisi. Riconosciuta anche l’aggravante dei futili motivi. Il giudice richiama la giurisprudenza della Cassazione sulla «sproporzione tra il reato concretamente realizzato e il motivo che lo ha determinato» e sulla necessità che lo stimolo esterno possa essere considerato «mero pretesto per lo sfogo di un impulso criminale». «Come è accaduto nel caso di specie», chiude Avila.

Risarcimento Il militare, difeso da Delfo Berretti, è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni in favore del giovane, da quantificare in sede civile, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 3mila euro. La difesa del carabiniere ha annunciato che impugnerà la decisione davanti alla Corte d’appello.

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