Seconda generazione

2026/08/05

Categories: world-news

La Milano dei figli degli immigrati non è solo maranza o trapper dai testi violenti

Fatima, 19 anni, arrivata qui a tre anni con la famiglia, ci vive da 17: porta il velo e veste occidentale. Gizem, tunisina di 22, è “salita“ tre anni fa e ha già trovato lavoro: "Voglio un futuro in questa città".

Fatima, 19 anni, arrivata qui a tre anni con la famiglia, ci vive da 17: porta il velo e veste occidentale. Gizem, tunisina di 22, è “salita“ tre anni fa e ha già trovato lavoro: "Voglio un futuro in questa città".

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La Milano degli stranieri di seconda generazione non è solo maranza o trapper sgangherati dai testi violenti ma anche chi ha trovato una sua dimensione, l’integrazione e una vita nonostante difficoltà e sacrifici. Giovani donne e uomini che hanno nelle loro mani il presente e soprattutto un futuro (buono) Made in Milano. Hanno faticato anche a trovare un’identità: qualcuno nella patria dei loro genitori oggi è per tanti “l'italiano” qui è per molti “lo straniero” anche se il congiuntivo lo conosce e lo usa meglio dei madrelingua. Basta leggere gli articoli  dell’inchiesta de  Il Giorno per capire cosa vuol dire essere “seconda generazione” a Milano.

“I ragazzi di seconda generazione si sentono diversi, è inevitabile. Ero l’unico egiziano in classe, ma non era questa la vera differenza: non avevo le stesse cose materiali che avevano gli altri. Ed è difficile legare con i compagni quando, per esempio, non hai la Playstation e tutti parlano del nuovo gioco uscito. Non puoi nemmeno parlare con i tuoi genitori perché per loro, che hanno conosciuto davvero cos’è la povertà nei loro Paesi d’origine, magari una maglietta non firmata è già tutto”, parole e pensieri di Abdel, 24 anni, che potrebbero essere il manifesto della sua generazione.

Lui e gli altri suoi coetanei sono il futuro radioso di questa città che negli anni ha saputo dare la possibilità di realizzare i sogni di chi milanese di nascita non lo è.

A loro si contrappone una seconda generazione purtroppo più visibile che l’integrazione probabilmente non la cerca e non la vuole o non le viene offerta, e sceglie il crimine e la violenza. Modelli già visti in tanti Paesi europei dove il fenomeno immigrazione è più antico e radicato nelle periferie metropolitane.

Una cosa sola è certa: la seconda generazione di immigrati, italiani a tutti gli effetti, è il presente e il futuro di questa città. Nel bene e nel male.

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