«Scuola, pronti a spostare gli alunni stranieri in maniera equilibrata». Un asilo su dieci supera la soglia limite del 30 per cento

2026/09/23

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MESTRE - «Siamo disponibili a dare il nostro contributo nella distribuzione equa degli alunni di origine migratoria nel territorio. Il problema è soprattutto all’infanzia e alle primarie, scuole per la maggior parte statali e quindi non di nostra competenza. È impensabile, però, caricare il peso economico di questa operazione, in termini anche di trasporto, solo sui Comuni».

Ad accendere la miccia è stato il caso del comprensivo “Caio Giulio Cesare” di Mestre con intere classi di alunni originari dal Bangladesh, ma per l’assessore del Comune di Venezia Maika Canton, con deleghe a Politiche educative e Servizi per l'infanzia, il fenomeno è ben più diffuso e coinvolge numerose scuole del territorio. Analoga situazione c’è al “Filippo Grimani” di Marghera, ma presenze massicce ci sono anche al “Dante Alighieri”. In provincia di Venezia una scuola statale dell'infanzia su dieci ha più bambini stranieri che italiani. Un dato che arriva alla vigilia del Consiglio dei ministri e l’annuncio di un provvedimento per introdurre un tetto per gli alunni con difficoltà nella conoscenza dell'italiano, oltre a prevedere corsi di lingua per i genitori e vietare burqa e niqab a scuola.


Assessore Canton, distribuzione equa significa spostare gli alunni non italofoni da una scuola all’altra?
«Per ora ad anno scolastico avviato non si sposta nessuno, la questione è estremamente delicata e non risolvibile nel breve termine. Per la distribuzione sul territorio penso ai nuovi arrivi e alle iscrizioni del prossimo anno scolastico. La questione va affrontata dagli uffici competenti e ho già un appuntamento, la prossima settimana, con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Marco Bussetti».


Affronterete come “alleggerire” le scuole con maggiore pressione migratoria?
«Il direttore dell’Usr Bussetti aveva già dato indicazioni a inizio anno in cui chiedeva di distribuire gli iscritti con origini migratorie per avere presenze equilibrate nelle varie scuole».


Visti i cinque plessi del “Giulio Cesare”, con intere classi bengalesi o di quell’area geografica, l’indicazione è stata ignorata.
«Noi siamo a disposizione per migliorare la situazione e contribuire a risolvere quanto si è venuto a creare nelle zone dove si sono insediati i genitori immigrati per motivi lavorativi. Quindi a Mestre nell’area vicina alla stazione e a Marghera. Ma il problema non è solo nel Comune di Venezia, ma in tutta Italia, non a caso la presidente del Consiglio ha deciso di intervenire».


Quante sono le scuole oltre il tetto del 30%, limite contenuto nel protocollo sottoscritto nel 2018 dalle istituzioni del territorio?
«Si tratta di scuole statali, quindi i dati sono a disposizione della Regione. Abbiamo chiesto di poterli acquisire. Nel frattempo ho già incontrato la dirigente del comprensivo “Giulio Cesare”».


E come è andata?
«L’ho conosciuta visto che si è insediata quest’anno. È una persona molto disponibile con la quale si dialoga bene. Sta ancora cercando di ambientarsi, è arrivata da pochi giorni ai primi di settembre».


L’istituto è sovraesposto, visto lo striscione contro l’Islam apparso sulla recinzione rivendicato dal Veneto Fronte Skinheads.
«Queste cose non devono assolutamente succedere nelle scuole, quindi esprimo massima solidarietà all’intero istituto scolastico e alla dirigente».


Come si procede allo spostamento degli studenti e il riequilibrio dei numeri?
«I genitori scelgono le scuole vicino a casa, è un loro diritto, quindi la questione va affrontata su più versanti anche da un punto di vista economico pensando a un servizio di trasporto scolastico».


E c’è il problema dei costi?
«Ripete, noi siamo a disposizione per migliorare la situazione, ma il peso economico non può ricadere solo sul Comune. Il servizio del trasporto scolastico è già molto costoso, mettere in campo altri mezzi è un’ulteriore importante spesa che non può ricadere sull’amministrazione».


È questa la priorità della scuola?
«La priorità deve sempre rimanere la proposta formativa di qualità che ponga al centro il benessere dei bambini».

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