di Mariagiovanna Capone
martedì 8 settembre 2026, 23:26 | 2 Minuti di Lettura
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Si legge in fretta, si scorre più che si comprende: la rivoluzione digitale e i social hanno cambiato il modo in cui i ragazzi si rapportano allo studio, mettendo alla prova scuole e famiglie. Il calo nella qualità della preparazione non concede sconti a nessuno, anche se il quadro italiano non è tutto in ombra: migliorano scienze e lettura, mentre la matematica arretra leggermente senza però collocare i nostri quindicenni tra i fanalini di coda. È quanto emerge dai risultati medi dell'Indagine Ocse Pisa 2025, che a livello internazionale ha fatto registrare i punteggi più bassi mai rilevati. Un dato resta comunque significativo: tra il 2022 e il 2025 la forbice tra il decimo di studenti con i punteggi più alti e quello con i risultati più bassi non ha subito scostamenti rilevanti. Guardando più indietro, al 2015, la quota di ragazzi con un rendimento insufficiente in matematica è cresciuta di otto punti percentuali, mentre lettura e scienze non hanno mostrato variazioni di rilievo. «È quasi superfluo rincorrere le variazioni positive o negative dei dati sulla scuola italiana» ha affermato Patrizio Bianchi, ex ministro dell'Istruzione del governo Draghi, aggiungendo: «Concentriamoci invece sul concetto di riforma della scuola non mediante sporadici aggiustamenti e piccole modifiche in qua e in là». Eppure in un quadro non del tutto roseo, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sottolinea un punto fondamentale: «Non siamo affatto gli ultimi, la scuola italiana nella lettura, comprensione del testo, è ampiamente superiore alla media Ocse, come in matematica e scienze. Basta con il pessimismo». Per poi porre l’accento su un dato non considerato da molti: «L'Italia è solida, di fronte ad un mondo che crolla, noi mostriamo di avere una sostanziale stabilità, con un Mezzogiorno che recupera confermando i recenti dati Invalsi».
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