Scuola, governo lavora al tetto per gli stranieri. I dubbi dei presidi

2026/09/21

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I presidi segnalano le difficoltà legate alla scelta della scuola di quartiere. Il nodo è conciliare l'esigenza didattica con il principio di prossimità. La precedente circolare sul limite del 30% non è mai stata applicata. Nel provvedimento potrebbe entrare anche il divieto di burqa e niqab in classe

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Mettere un tetto alla presenza degli stranieri nelle classi è complicato perché le famiglie scelgono la scuola del quartiere e non possono essere messe alla porta se in quella zona c'è un'alta concentrazione di immigrati. Questa in sintesi la preoccupazione espressa dai presidi sul provvedimento annunciato dalla premier Giorgia Meloni.

L'obiettivo è lo stesso di una circolare del ministero dell'Istruzione, emanata un paio di anni fa, che non è mai stata applicata. La difficoltà, spiegano i presidi, è infatti quella di contemperare questa esigenza didattica con la necessità di accogliere gli alunni nella scuola che è loro più vicina, senza chiedere di spostarsi per chilometri. Un principio, questo della prossimità, che se non rispettato - spiegano gli esperti della materia - potrebbe ledere il diritto allo studio che è un principio costituzionale.

La difficoltà di trovare una soluzione tecnica

Se dunque la circolare è stata disattesa, ora invece si pensa ad un vero e proprio provvedimento legislativo che potrebbe arrivare sul tavolo del Cdm nel giro di un paio di settimane. "In termini didattici la questione è fondata e condivisibile ma è difficile trovare una soluzione tecnica", spiega Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi Anp. "La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria" e "se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?". "C'è anche un problema urbanistico", sottolinea Giannelli facendo l'esempio di Prato dove c'è una grande concentrazione di famiglie cinesi. "E' complesso, non si risolve guardando solo alla scuola". Per questo la circolare che mette un tetto del 30% "non ha potuto trovare applicazione". "In ogni caso - aggiunge Giannelli - una circolare non è cogente, è una raccomandazione. Se ci sarà una legge, vedremo".

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Il nodo della prossimità

Autorevoli fonti di governo spiegano che "si terrà conto delle difficoltà emerse nel passato" e che dunque la questione della prossimità sarà risolta nel provvedimento in arrivo. Il provvedimento annunciato dalla premier dovrà dunque essere strutturato in modo da non creare troppi disagi, rischiando di limitare il diritto allo studio. Lo sottolinea Salvatore Curreri, docente di diritto Costituzionale all'Università di Enna: "Se il provvedimento fosse così restrittivo da comportare lo sradicamento dei minori e delle loro famiglie in altri territori, molto lontani da quelli in cui vivono, tale misura potrebbe rivelarsi eccessiva proprio perché in contrasto con il preminente obiettivo funzionale dell'integrazione con il rischio di ledere un diritto riconosciuto dalla Costituzione". Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, "a forza di spostare il confine sempre più a destra, si rischia di cadere nel dirupo dell'incostituzionalità e della negazione dei diritti".

Elly Schlein, segretaria del Pd, durante l'evento di Open a Parma. 20 settembre 2026, ANSA/FRANCESCO MAZZANTI

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Il divieto di burqa e niqab in classe

Il governo ha anche in cantiere un divieto per burqa e niqab in classe. Il presidente dell'associazione dei presidi, Giannelli, si dice favorevole e guarda all'esperienza già fatta in altri paesi: "Personalmente ritengo che in classe non debbano esserci segni distintivi, e che la persona comunque debba essere riconoscibile. In Francia è già così".

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