PADOVA - Preoccupati per un drone che sorvolava il loro campo nomadi registrando immagini e scattando fotografie, avevano pensato di farsi giustizia da soli: trovato il proprietario – un operatore video professionale – glielo avevano strappato di mano tra una minaccia e l’altra e poi, prima di risalire in macchina, lo avevano colpito con un pugno. Per questo Luca Saldini, 47 anni di etnia sinti e residente nel campo nomadi di via Ca’ Manzoni, e il figlio Jody, 25 anni, sono stati condannati in abbreviato a 2 anni e 4 mesi di reclusione.
Il fatto
Il 18 marzo 2025 un 60enne padovano che lavora come operatore video per la Zeta Group di Treviso, stava effettuando delle riprese con il proprio drone: immagini che poi sarebbero state utilizzate da Mediaset durante il programma “Fuori dal Coro” in una puntata dedicata ai nomadi stanziali della città del Santo. Il ronzio insistito del drone nel cielo del campo nomadi aveva attirato l’attenzione di padre e figlio. Saliti in auto, i due avevano seguito il mezzo video il quale li aveva condotti fino al furgone del proprietario, a circa un chilometro dal campo. Finito il lavoro, l’operatore aveva spento il drone e lo aveva appoggiato sul sedile del passeggero insieme al suo telecomando, per fare ritorno in studio. A fermarlo ci avevano però pensato il 47enne e il figlio che con la loro auto gli avevano sbarrato la strada costringendolo a scendere dal furgoncino. A raccontare cosa fosse successo è stato il 60enne padovano nella denuncia depositata ai carabinieri alcuni giorni dopo l’aggressione.
Il racconto
Ai militari ha detto di essere stato avvicinato dai due uomini i quali gli avevano subito chiesto se avesse fatto riprese del campo rom con il drone. Di fronte all’ammissione del tecnico video, i due gli hanno chiesto di consegnare tutte le immagini e il padovano, temendo per se stesso, gli aveva messo in mano il mezzo usato per le riprese. Una volta verificato che all’interno della memoria ci fosse quanto loro cercavano, padre e figlio si sono messi in macchina il drone non prima di sequestrare anche il cellulare del 60enne con l’obiettivo di controllare se anche lì potessero essere state archiviate istantanee o riprese del campo nel quale i due vivevano. Ma siccome non c’era nulla, il cellulare è stato subito restituito. Prima di andarsene, però, i due hanno tolto le chiavi dal cruscotto del furgone, riconsegnandole poco dopo. Quindi lo hanno anche aggredito fisicamente l’operatore video, strattonandolo e colpendolo con un pugno al volto causandogli ferite guaribili in una settimana.
La difesa
Una ricostruzione contrastata dagli avvocati di padre e figlio che hanno spiegato come il tutto fosse avvenuto senza nessuna tensione particolare, come detto dai due uomini anche ai carabinieri che due settimane dopo l’aggressione avevano perquisito il campo rom trovando – su indicazione dei due protagonisti del fatto – il drone sul fondale di un canale di scolo non distante dalla loro abitazione.
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