Scoperto zucchero nel cuore della Via Lattea: possibile origine della vita nello spazio

2026/07/20

Categories: technology

Izaskun Jiménez-Serra, cosmochimica al Centro de Astrobiología spagnolo, ha guidato il team che ha identificato l'eritrulosio nella nube G+0.693, nel cuore della Via Lattea: il primo vero zucchero mai rilevato nello spazio interstellare. Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy.

La regione centrale della galassia — nota come Zona Molecolare Centrale — è satura di nubi dense di gas e polvere ricche di composti organici complessi. In quella stessa zona, gli astronomi avevano già individuato il formiato di etile, un estere che contribuisce al sapore caratteristico dei lamponi. Ora, nella medesima area, arriva lo zucchero a completare — per pura coincidenza chimica — un dolce cosmico involontario. L'eritrulosio non è commestibile in senso pratico. Convive, nella stessa nube, con molecole a base di cianuro e altri composti tutt'altro che compatibili con la sopravvivenza. Resta però un ingrediente potenzialmente decisivo per l'origine della vita: gli esperimenti di laboratorio condotti in condizioni prebiotiche non riescono a produrre concentrazioni sufficienti di monosaccaridi, il tipo di zucchero necessario ai processi metabolici e replicativi primordiali. Secondo il team, l'eritrulosio interstellare potrebbe aver contribuito a colmare proprio questo divario, arricchendo la scorta di zuccheri disponibile prima ancora che la vita comparisse sulla Terra.

La scoperta arriva da un dato inatteso. I ricercatori, puntando due radiotelescopi spagnoli verso la nube G+0.693, si aspettavano di trovare in abbondanza zuccheri più semplici a tre atomi di carbonio, come gliceraldeide e diidrossiacetone. Non hanno trovato traccia di nessuno dei due. L'eritrulosio, che di atomi di carbonio ne conta quattro, è risultato invece da 8 a 17 volte più abbondante — un'inversione che ribalta le previsioni sulla chimica interstellare. I modelli computazionali del team indicano un meccanismo di formazione preciso: sulla superficie ghiacciata di minuscoli granelli di polvere cosmica, due molecole relativamente comuni — glicolaldeide e glicole etilenico — vengono attivate dalle radiazioni e si combinano per costruire l'eritrulosio. Onde d'urto successive staccano le molecole dai granelli, restituendole allo spazio aperto, dove i radiotelescopi possono infine intercettarne la firma rotazionale caratteristica. Con i suoi 14 atomi, l'eritrulosio è anche la molecola priva di anelli chiusi più grande mai scoperta nel mezzo interstellare, ed è solo la seconda molecola chirale mai identificata in questo ambiente — una proprietà, la chiralità, che nella biologia terrestre determina se una molecola può essere effettivamente utilizzata dagli organismi viventi. Il punto centrale, spogliato di ogni tecnicismo, è questo: nelle nubi di gas che fluttuano tra le stelle si sta formando spontaneamente lo stesso tipo di zucchero che serve a costruire il DNA — la stessa materia prima della vita, assemblata nel vuoto, miliardi di anni prima che qualcuno fosse lì a mangiarla. Non è un caso isolato: già nel 2025 un esperimento alle Hawaii aveva mostrato come acidi organici legati al metabolismo cellulare potessero formarsi in condizioni interstellari simulate, rafforzando l'ipotesi che l'origine della vita sia da ricercare tra le stelle. Le nuove scoperte rappresentano un percorso chimico plausibile e ricorrente nel cosmo.

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