Sentire il proprio battito accelerare prima di un esame, o la fame diventare irritabilità sono reazioni comuni, quasi banali. Dietro c'è però un meccanismo che la scienza sta studiando solo ora con attenzione, capace di condizionare stati d'animo e disturbi psicologici: l'interocezione.
Questa è la capacità del cervello di leggere i segnali che arrivano dall'interno del corpo, dal battito cardiaco al respiro fino alla temperatura, traducendoli in azioni immediate come bere o coprirsi. Attenzione però a non confonderla con la propriocezione, anch'essa legata al cosiddetto "sesto senso", ma diversa concettualmente.
La ricerca ha però scoperto che questo sistema fa molto di più: valuta anche se una situazione esterna è sicura o minacciosa. Quando questa valutazione si altera, possono comparire ansia, depressione o stress post-traumatico.
Interocezione e disturbi psicologici
Chi soffre d'ansia, ad esempio, tende a concentrarsi in modo eccessivo sul proprio battito cardiaco durante le interazioni sociali, un'attenzione che amplifica il disagio anziché ridurlo.
Alcune analisi hanno rilevato che le donne ottengono risultati meno precisi nei test di percezione cardiaca rispetto agli uomini, un divario che potrebbe spiegare perché i disturbi dell'umore compaiano più spesso nel sesso femminile a partire dalla pubertà.
Il legame con i disturbi alimentari
Anche i disturbi alimentari sembrano legati a questo meccanismo: usando pillole vibranti dotate di sensori, i neuroscienziati hanno osservato che nelle pazienti con anoressia nervosa il sistema nervoso elabora gli stimoli provenienti direttamente dallo stomaco in modo alterato rispetto alla norma.
Non è dunque una scelta di ignorare l'appetito, ma una difficoltà oggettiva nel riconoscere e fidarsi dei segnali che il corpo invia costantemente.
Tuttavia, non tutti gli scienziati concordano sulla definizione: alcuni ritengono che il termine interocezione semplifichi processi neurologici molto più articolati, riducendo a un'unica etichetta meccanismi distinti tra loro e non ancora del tutto mappati.
Resta il fatto che la capacità di riconoscere questi segnali interni, come quelli legati alla fame, aiuta concretamente a gestire le proprie emozioni senza subire sbalzi improvvisi, un po' come se avessimo il sesto senso da qualche parte dentro di noi.
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