Contenitori di fitofarmaci, polistirolo, gancetti, fili di nylon, plastica nera da pacciamatura: cataste di materiali ammassate tra le campagne e le spiagge. Poi i roghi, le “fumarole”, con i conseguenti danni ambientali per il territorio circostante. È così che vengono “smaltiti” gli scarti dell’agricoltura ad Acate, comune del Ragusano al confine con la provincia di Caltanissetta. Sono i resti della coltivazione nelle serre di pomodori e peperoni destinati a uno dei mercati ortofrutticoli tra i più grandi d’Italia, quello di Vittoria.
Alla fine della raccolta il panorama di Acate si presenta così: fumo che si leva dai terreni e rifiuti accatastati. E non è la prima volta: il fenomeno si ripete costantemente da anni, una pericolosa prassi dura a morire. Un’illegalità diffusa che ha anche modificato la morfologia delle spiagge della cittadina con la comparsa di vere e proprio dune con sotto la plastica bruciata, uno strato nero visibile per circa sette chilometri. Senza tralasciare i gravi danni in termini di inquinamento dell’aria.
“I roghi di rifiuti sprigionano fumi neri che costringono i residenti a tenere le finestre chiuse. I controlli risultano estremamente complessi, mentre l’abusivismo e il degrado continuano a prosperare”, spiega l’ambientalista Riccardo Zingaro, autore di diverse denunce e, per questo, vittima di minacce. Una piaga, quello dello smaltimento illegalmente gli scarti dell’agricoltura, che si somma al problema dello sfruttamento dei lavoratori stranieri: “Accanto a oltre sette chilometri di serre e distese di plastica, migliaia di persone vivono in condizioni di estrema precarietà, tra baracche, marginalità sociale e gravi carenze nei servizi di assistenza. È una situazione – continua Riccardo Zingaro – che unisce problemi ambientali, sanitari e umani, oltre che di legalità. È difficile capire come un tratto di costa che potrebbe essere un fiore all’occhiello della Sicilia venga lasciato in questo stato di abbandono”.
Acate, infatti, si trova a poca distanza da Ragusa e, come il resto della provincia, potrebbe sfruttare la vocazione turistica del territorio. Ma il territorio è sopraffatto dalle coltivazioni intensive in serra di plastica che hanno sostituito l’agricoltura tradizionale, la cosiddetta “Fascia trasformata“. Dopo anni di appelli e denunce, pochi giorni fa è stata presentata un’interrogazione all’Assemblea regionale siciliana per chiedere di istituire un piano straordinario di monitoraggio e attivare una strategia regionale per la gestione delle biomasse agricole.
“Lo sviluppo economico non può e non deve mai viaggiare a scapito della salute pubblica“, ha detto il sindaco di Acate, Gianfranco Fidone: “Continueremo a vigilare e a fare pressione affinché alle parole seguano, in tempi rapidi, i fatti”. Oggi però, eccetto poche eccezioni, tante imprese agricole nel territorio tra Acate e Vittoria, continuano a smaltire gli scarti in maniera illegale: una consuetudine che ha va avanti da più di 40 anni e ormai sembra non fare più rumore: “Chiediamo una presenza concreta dello Stato – conclude Zingaro – perché prevenzione e programmazione oggi non possono fermarsi a pochi sequestri di aree di stoccaggio”.
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