Sant’Anna a tavola il 26 luglio: storie, leggende, ricette

2026/07/26

Categories: food-cooking

Quali sono le ricette per la festa di sant’Anna?

Il 26 luglio è dedicato a sant'Anna, una delle sante più amate della devozione popolare. Secondo la tradizione cristiana è la madre di Maria e nonna di Gesù, ed è considerata la figura che protegge le madri, le partorienti e le donne che desiderano un figlio. Il giorno di sant’Anna ricorda un momento luminoso della bella stagione, quando gli orti, i vigneti e i frutteti offrono i doni più generosi. Calendario liturgico e agricolo si intrecciano: è così che, con gli ingredienti di stagione, nascono ricette che raccontano il senso di gratitudine e condivisione per i frutti della terra.

Ci troviamo nel cuore dell’estate: il caldo si fa sentire e nell’orto il sole fa crescere gli ortaggi e i frutti tipici della stagione a un ritmo accelerato. È il momento d’oro di zucchine, da cucinare in tante varianti, fagiolini, melanzane, carote e cetrioli, da raccogliere e preparare nelle conserve che serviranno per il prossimo inverno. Tra i frutti che preferiamo ne troviamo di colorati e dolcissimi, come pomodori, pesche, anguria, melone, rinfrescanti e ricchi d’acqua, vitamine, sali minerali.

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Sant'Anna madre della Vergine Maria e nonna di Gesù Cristo. Incisione a colori di Diodore Rahoult, Italia 1886.Fototeca Storica Nazionale / Getty Images

«Per sant'Anna, l'acqua è una manna» recita un detto. Le piogge nei giorni di santa Maria Maddalena, il 22 luglio, venivano chiamate “lacrime di santa Maddalena”: insieme ai temporali del 25 luglio, san Giacomo, e di sant'Anna, 26 luglio, queste piogge erano invocate come preziose benedizioni in grado di salvare le campagne. Per i contadini il 26 luglio è una data da osservare con attenzione perché a seconda dell’andamento del tempo si inizia a intuire se verrà anticipata la vendemmia, che rende ogni volta diversa la fine dell'estate.

La zona del lago Maggiore è nota per una curiosa leggenda, di cui esiste anche una versione toscana. Dice il proverbio: «Par sant'Ana l'àcua dal laag l'ingàna» per Sant’Anna l’acqua del lago inganna. Infatti, si credeva che proprio il 26 luglio il lago reclamasse 7 vite. Che cosa c’è di vero? Verso la fine del mese di luglio, con il clima più instabile, le correnti del lago potevano improvvisamente diventare più fredde e mosse, così anche i detti popolari contenevano un invito alla prudenza.

I fagiolini di sant'Anna

Tra i piatti della cucina contadina spiccano i fagiolini di sant'Anna, preparati con pomodoro fresco, basilico, aglio e olio extravergine d'oliva. Proprio alla fine di luglio i fagiolini raggiungono il momento di massima produzione negli orti familiari: portarli in tavola il 26 luglio diventava un silenzioso ringraziamento per l'abbondanza del raccolto.

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Alla fine di luglio i fagiolini raggiungono il momento di massima produzione negli orti familiari: portarli in tavola il 26 luglio diventava un silenzioso ringraziamento per l'abbondanza del raccolto.The Washington Post/Getty Images

Una delle varietà più antiche è quella dei fagiolini verdi lunghissimi. I Vigna unguiculata sesquipedalis sono rampicanti, anche conosciuti con il nome “fagiolini serpente” o “stringhe”. Hanno un sapore delicato e vengono raccolti quando il baccello è ancora giovane e tenero, prima che i semi si sviluppino completamente. Tagliati a pezzi, sono rimasti nella memoria popolare con la ricetta tipica di sant’Anna, che li vede in umido al sugo, ma si rivelano ottimi anche saltati in padella con l’aglio, oppure conditi in insalata con olio e aceto.

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I Vigna unguiculata sesquipedalis anche conosciuti con il nome “fagiolini serpente” o “stringhe”.Penpak S. / Getty Images

La parmigiana di sant’Anna e il coniglio all’ischitana

Anche le melanzane rappresentano una ricetta tipica della festa di sant'Anna, soprattutto nel Sud Italia. Il mese di luglio segna il periodo in cui le melanzane sono mature, pronte da cogliere e trasformare. La parmigiana di sant’Anna è una tradizione di Ischia. Tagliate e fritte, vengono alternate a strati di salsa di pomodoro, mozzarella o fior di latte, parmigiano e foglie di basilico fresco. Come vuole la consuetudine, la parmigiana il 26 luglio si mangia fredda, in barca, condividendo con gli amici lo spettacolo del mare che si illumina tra i fuochi d’artificio.

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La parmigiana di sant’Anna.Anne DEL SOCORRO / Getty Images

A Ischia c’è grande attesa per la Festa a Mare agli Scogli di sant'Anna, nel 2026 giunge alla 94ª edizione. Come ogni anno la sfilata di barche allegoriche, in cui sono coinvolti grandi e piccoli di tutta la comunità, attraverserà la baia di Cartaromana, ai piedi del Castello Aragonese. Un magico teatro galleggiante: il panorama migliore è dagli scogli. E un altro piatto che di solito ci si porta con sé al picnic notturno, secondo l’usanza, è il coniglio alla cacciatora.

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Il coniglio alla cacciatora.REDA / Getty Images

Un tempo per la giornata di festa si cacciavano i conigli del monte Epomeo. Insieme al vino e al pane cotto nei forni a legna, alle pesche col vino e le fette di melone fresco, si mangiava il coniglio all’ischitana, che evoca la ricetta alla cacciatora, con i pomodori maturi e le profumate erbe aromatiche del Mediterraneo: timo, maggiorana, prezzemolo e aglio.

Sembra che i pescatori di Ischia, ogni 26 luglio, accompagnassero le donne in attesa di un bambino alla chiesetta di Sant'Anna. La processione delle partorienti divenne un rito e ancora oggi, sebbene la piccola chiesa sia sconsacrata, c’è chi non manca di passare per chiedere protezione per il parto.

Ciammaruchelle e pizze fritte: ricette per sant’Anna

Le lumachine di terra, in Puglia chiamate ciammaruchelle, sono tipiche della cucina del Sud e a Foggia si portano in tavola proprio per sant’Anna. Fatte spurgare e bollite, vengono condite con olio, aglio, alloro e menta. Come accade nella ricetta per san Giovanni, si tratta di una tradizione contadina antica, tramandata per generazioni. Le ciammaruchelle si gustano insieme alle pizzette fritte, un altro dei piatti simbolo del 26 luglio, memoria di una cucina povera che sapeva diventare ricca grazie ai doni della terra, dalla bontà così autentica e schietta.

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Le ciammaruchelle (lumachine di terra) si gustano insieme alle pizzette fritte.REDA / Getty Images

Come si preparano le pizzette fritte? Facilissimo. Basta un semplice impasto di farina, acqua, lievito di birra, olio e sale: dopo la lievitazione si divide in palline, che allargheremo leggermente con le mani. Procediamo con la frittura in olio bollente e poi, quando sono ancora calde, aggiungiamo un cucchiaio di salsa di pomodoro fresco insieme al formaggio grattugiato, prima di servire con una foglia di basilico fresco.

Salento: le lacrime di sant'Anna

Dalla comunità monastica delle Clarisse di Terlizzi, in provincia di Bari, nacquero i dolci chiamati lacrime di sant’Anna: si ottengono con una frolla preparata con tuorli, farina, zucchero, strutto, succo d’arancia e il cuore è una farcitura di miele con mandorle tostate, decorato con confettini all’anice.

Esistono altre versioni delle lacrime di sant’Anna in Salento, in cui comunque non mancano la presenza delle mandorle e l’aroma degli agrumi. La leggenda racconta che lacrime siano nate a ricordo dei pianti di disperazione di sant'Anna e nelle sue preghiere di supplica per avere un figlio, poi trasformate in un simbolo di speranza.

Annarelli di Gaeta, i dolci per la festa di sant’Anna

Gli annarelli di sant’Anna, oggi marchio della comunità di San Carlo registrato alla Camera di Commercio di Latina, sono una rielaborazione moderna di un dolce dall’anima antica, di derivazione ebraica. Creati da Annamaria Righetti insieme al parroco don Riccardo Pappagallo della chiesa di San Carlo, situata nel quartiere Piaja di Gaeta, ricordano un momento storico preciso, quando fra l’anno 1945 e 1948 il porto di Gaeta fu attraversato da un flusso di sopravvissuti e profughi di origine ebrea che cercavano di imbarcarsi, diretti in Palestina.

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Gaeta.Frank Bienewald / Getty Images

L’uva, che nelle vigne inizia a essere matura, diventa protagonista dell’impasto, cui si aggiungono mele, farina, zucchero e aromi come lo zenzero, in una ricetta segreta ancora oggi. La tradizione di Gaeta racconta che durante la festa di sant'Anna del 26 luglio, molte famiglie offrissero grappoli d'uva ai profughi ebrei in attesa della partenza e da quel gesto di solidarietà e buon auspicio sarebbe poi nata l’idea di preparare piccoli dolci con l'uva, poi chiamati annarelli in onore della santa, un rito contemporaneo.

Il pane benedetto e l'uva della festa per sant'Anna, nonna e madre

Alla fine di luglio il tempo della vendemmia si avvicina a grandi passi e per secoli l’uva ha accompagnato le processioni in onore di sant’Anna, insieme al pane benedetto, segno di condivisione e protezione. In alcune località, infatti, insieme al pane, viene benedetta anche l'uva, augurio di abbondanza per l'anno successivo.

La figura di sant’Anna non compare mai nei quattro Vangeli canonici, eppure è una figura molto viva nella tradizione popolare, raccontata nel Protovangelo di Giacomo, un vangelo apocrifo in lingua greca molto diffuso nel mondo cristiano orientale. Nei manoscritti si racconta di come Anna e il marito Gioacchino, ormai anziani, non fossero riusciti ad avere figli, tuttavia dopo tante preghiere ricevettero l'annuncio della nascita di Maria, destinata a diventare la madre di Gesù.

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Santuario di Sant'Anna di Vinadio.Massimo Ravera / Getty Images

Al santuario di Sant'Anna di Vinadio, considerato il più alto d'Europa a oltre 2000 metri di quota, le pareti sono ricoperte da centinaia di ex voto che raccontano storie di guarigioni, nascite e grazie ricevute. Ancora oggi molte famiglie vi portano il fiocco di nascita dei propri figli, custodito nel santuario per la tradizionale benedizione dei bambini e delle famiglie.

Nell’arte sant’Anna è raffigurata mentre compie gesti quotidiani e la semplicità di simili rappresentazioni è ciò che ha contribuito a fare di sant’Anna un simbolo della trasmissione dei saperi tra generazioni: è l’eredità delle nonne, che passa attraverso le mani. Mani che cuociono, raccolgono, impastano; mani che conoscono a memoria, a occhi chiusi, gli aromi e i sapori che servono a trasformare le ricette dell’infanzia nel senso del ritorno a casa.

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