Addio a una leggenda del calcio italiano e mondiale: dai trionfi con la Grande Inter e l'eredità di Superga fino al ruolo di dirigente e al colpo Ronaldo. Il commosso tributo del club nerazzurro.

di Redazione web
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sabato 19 settembre 2026, 06:34 - Ultimo aggiornamento: 11:52
«La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti». Si apre così il lungo ricordo dell'Inter per Sandro Mazzola, scomparso all'età di 83 anni, uno dei miti della Grande Inter. Un tributo che ripercorre i passi di una carriera leggendaria: Sandro «è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito».
Dalle spalle di un bambino di poco più di sei anni gravate dal «fardello pesante» del ricordo eterno del padre Valentino, perso nella tragedia di Superga, a un destino inevitabilmente segnato dal pallone.
Fin dall'età di otto anni, Sandro veste i colori nerazzurri, muovendo i primi passi in un percorso formativo che culmina nell'epica Juventus-Inter del 10 giugno 1961, quando Angelo Moratti ed Helenio Herrera, per protesta, schierano la squadra Primavera: in campo c'è anche lui, che a soli 18 anni realizza il suo primo gol su rigore, preludio di una grandezza senza eguali.
Le imprese con la "filastrocca" e i trionfi mondiali
Sotto la guida del "Mago" Herrera, Mazzola diventa l'emblema indiscusso della squadra irraggiungibile. È il perno di una formazione leggendaria impressa nella memoria collettiva dei tifosi: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez e Corso. La sua firma traccia le pagine più gloriose, come il primo trionfo in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid nel 1964. Nel suo palmarès straordinario figurano quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A nel 1965 (17 gol) e in Coppa dei Campioni nel 1964 (7 gol), oltre allo storico secondo posto nel Pallone d'Oro del 1971 dietro a Johan Cruyff.
Da dirigente illuminato all'ultimo desiderio
Chiusa la straordinaria parentesi sul campo con gli scarpini al chiodo, Mazzola intraprende la carriera dirigenziale lasciando un segno indelebile anche dietro la scrivania. A lui si deve uno dei colpi di mercato più celebri della storia nerazzurra: l'arrivo di Ronaldo il Fenomeno, convinto a vestire la maglia della Beneamata proprio grazie all'opera di persuasione di Mazzola e Massimo Moratti. Una vita intera spesa per il bene e l'amore di quei colori che ha contribuito a issare sul tetto del mondo. Come ricorda la stessa società nerazzurra, l'ex fuoriclasse custodiva un ultimo, profondo desiderio: «Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1».
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