Lunedì alle 14.45 i funerali del campione interista morto a 83 anni. Proclamato il lutto cittadino. La cerimonia presieduta da monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica. Attese migliaia di persone, niente telecamere dentro la chiesa

Sandro Mazzola, il campione nerazzurro e della Nazionale è morto a Vedano al Lambro a 83 anni

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La Chiesa, quella di Sant'Ambrogio, è il luogo del cuore dei milanesi. I funerali di Sandro Mazzola, bandiera della Grande Inter e mito del calcio meneghino morto dopo una lunga malattia a 83 anni, non potevano che essere qui, nel simbolo spirituale della città che Mazzola con i suoi gol e i suoi dribbling ha portato sul tetto del mondo.
La cerimonia presieduta da monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica, non sarà però un addio. Perché "una leggenda - è l'omaggio dell'Inter - continua a vivere nella storia e nei colori che ha amato per tutta la vita". Un altro lutto, dopo quello di Franco Baresi a fine luglio, che va oltre il tifo, in questo caso nerazzurro, supera i confini sportivi e coinvolge tutta la città.
Con lui se ne va un pezzo di storia che non appartiene solo all'Inter
Lo ha scritto il sindaco Giuseppe Sala, che per lunedì 20 settembre ha proclamato una giornata di lutto con le bandiere a mezz'asta. Per il primo cittadino, Mazzola "ha rappresentato al meglio lo spirito di Milano, la città del lavoro e del talento, quella che non molla mai" e per questo lo ha adottato come fosse una sua creatura, lui che era nato a Torino dove il padre Valentino ha scritto la storia del calcio.

Sandro Mazzola è stato anche dirigente sportivo dell'Inter
L’abbraccio di Milano
Nella Basilica, alle 14.45 in punto, tutta la città abbraccerà simbolicamente i quattro figli e i nipoti del campionissimo, in bacheca quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali e l'Europeo del 1968, il primo vinto dall'Italia. I
posti all'interno della Chiesa sono limitati e saranno in larga parte riservati, per cui anche arrivare con anticipo - sono le istruzioni della vigilia - non garantirà la possibilità di accedere alla cerimonia funebre.
Niente telecamere dentro la chiesa
Per i media sarà invece allestita all'esterno un'area dedicata. L'accesso all'interno di telecamere e macchine fotografiche, per volontà della famiglia, non sarà consentito. Un divieto esteso anche ai contenuti che possono essere prodotti con uno smartphone. Perché oltre ad essere un campione e un personaggio pubblico, Sandro Mazzola era anche un padre che si nascondeva sugli spalti per assistere alle partite del figlio senza farsi riconoscere ed un nonno attento e premuroso.
Uomo di famiglia ed esempio di fedeltà
Un "uomo di famiglia", come lo ha definito la nipote Rebecca, lui che aveva dovuto rinunciare all'affetto di papà Valentino, morto con il Grande Torino, e che ha conosciuto il fratello Ferruccio soltanto dopo la tragedia di Superga. Una vita a tratti difficile, che gli ha fatto tenere i piedi per terra anche quando gli stadi scandivano il suo nome e ad ammirarlo erano anche i rivali. "Un esempio di fedeltà e amore per il proprio club che appartiene a un calcio capace di creare legami destinati a durare per sempre", ha scritto l'Inter nel suo necrologio sui giornali. Per questo motivo, aggiunge il club nerazzurro rivolgendo "alla sua famiglia il più sincero e commosso abbraccio di tutto il mondo Inter", "i ricordi raccontano solo una parte di ciò che lascia". Più delle parole, più degli aneddoti e dei racconti, "rimane l'impronta indelebile lasciata nella storia".
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