«L’Inter è la mamma di un giovane». Comincia con queste parole l’ultima intervista inedita di Sandro Mazzola, pubblicata oggi, 19 settembre, dal club nerazzurro dopo la sua scomparsa. Un viaggio nei ricordi, dagli esordi alle grandi vittorie, passando per un incontro che lo segnò profondamente: quello con Ferenc Puskas.
Mazzola torna innanzitutto ai suoi primi anni, quando non era ancora titolare ma veniva chiamato ad allenarsi con la prima squadra. «Guardavo i grandi cercando di capire come facevano a giocare il pallone», racconta. Un'esperienza che definisce «bellissima» e dalla quale imparò molto. Tra i successi conquistati con la maglia nerazzurra, Mazzola non aveva dubbi su quello rimasto più impresso: la prima Coppa dei Campioni. L’Inter arrivò alla finale contro il Real Madrid dopo un percorso vissuto con grande tensione.
«Avevamo lottato tanto per averla», ricorda. Di quella partita, però, nella sua memoria non era rimasto soltanto il successo. C'era soprattutto Puskas, uno dei calciatori che ammirava di più. «Quando mi venne incontro tremavo». Il campione ungherese gli disse qualcosa che Mazzola ha scelto di non rivelare: «Avrei voluto sdraiarmi per terra e starlo a sentire. Non ho voluto mai dirlo, perché da quel momento non sono più stato quello di prima». Un'immagine che lo aveva accompagnato per tutta la vita: «Anche quando parlo nei miei occhi vedo Puskas».

Nell'intervista Mazzola ripercorre anche la conquista del decimo scudetto, quello della prima stella dell’Inter.
La tensione era altissima già prima di entrare in campo: la squadra sapeva di avere davanti un'occasione da non perdere. Un altro ricordo è legato alla rimonta che portò al titolo del 1971. Prima di una partita, racconta, entrando nello spogliatoio dopo il riscaldamento vide i compagni smarriti e spaventati. Anche lui tremava ed era rosso in volto. Fu il portiere a rompere quella tensione chiedendogli, in sostanza, se fosse necessario spiegare alla squadra cosa fare oppure se tutti sapessero già come provare a vincere. La frase fece scattare qualcosa: i giocatori cominciarono a parlarsi e ritrovarono la concentrazione.Il legame con i tifosi
C'è infine un ricordo che porta Mazzola fuori dallo stadio e racconta il rapporto con chi lo seguiva. «Noi siamo cresciuti con l’Inter, avevamo il tifoso nel cuore». Quando usciva di casa passava davanti a un bar frequentato dai sostenitori nerazzurri. Bastava aprire la porta per trovarli ad aspettarlo: «Tutti erano pronti per farmi sapere che erano con me e che l’Inter era loro». Un rapporto che attraversa tutta l’intervista, dai primi allenamenti osservando i campioni fino alle notti europee e agli scudetti. Pubblicate dall’Inter dopo la sua scomparsa, le parole di Mazzola diventano così l’ultimo racconto del legame con la maglia che ha accompagnato tutta la sua carriera e con i tifosi che, come ricordava lui stesso, sentiva di avere «nel cuore».
Lutto cittadino
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino per il 21 settembre, in occasione delle esequie di Sandro Mazzola che si svolgeranno alle 14.45 nella Basilica di Sant'Ambrogio. Nella stessa giornata, in segno di ulteriore cordoglio e partecipazione della comunità milanese, la bandiera civica sarà esposta a mezz'asta in tutte le sedi comunali.
Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2026, 17:45
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