Maggiore visibilità verso il mare, la conservazione della memoria e degli alberi storici, la transizione graduale ed ecologica, una migliore valorizzazione archeologico-culturale. Via libera da Palazzo Carafa al progetto esecutivo che prometterà di riscrivere il volto del lungomare Caboto di San Cataldo, marina di Lecce.
Dopo anni di degrado e polemiche su un’area definita più volte una “terra di nessuno”, il Comune punta a trasformare il tratto attorno al Faro, al Lido Turrisi e al Molo di Adriano in uno spazio pubblico accessibile, resiliente e attrattivo. Il progetto, finanziato nel 2022 nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo, trasformerà l’area nei “Giardini di Adriano”. La svolta passa innanzitutto dalla pedonalizzazione. Via parcheggi e accesso carrabile davanti al Lido Turrisi: resterà un solo varco, riservato alle emergenze e ai servizi del Faro. Il muro di contenimento in tufo sarà demolito e la spiaggia ampliata attraverso interventi di ripascimento, con l’obiettivo di contrastare l’erosione e restituire maggiore fruibilità all’arenile. Il mare tornerà così a essere protagonista anche dal percorso ciclopedonale, grazie all’eliminazione del dislivello artificiale che oggi ne limita la visuale.
Il progetto non si limita a ridisegnare gli spazi: punta a riportare alla luce la memoria storica del luogo. I resti archeologici, dalla strada romana al Castellum, fino alle tracce della chiesa di San Cataldo, saranno integrati in un percorso visivo ed esplorativo. Le nuove traiettorie si piegheranno per evitare la sovrapposizione ai reperti e preservare la possibilità di futuri scavi. A dare forma al nuovo paesaggio sarà la seduta continua, una struttura sinuosa in pietra, con illuminazione lineare integrata. L’opera avrà una doppia funzione: proteggere dall’instabilità dunale e dagli smottamenti, ma anche offrire una grande platea a gradoni rivolta verso il mare, utilizzabile per eventi e iniziative pubbliche.
Lungo il Molo di Adriano arriverà un deck ligneo, con pannelli didattici per raccontare la storia del sito, dissuasori e una nuova scala in calcestruzzo per raggiungere direttamente la spiaggia. Sulla duna saranno realizzate passerelle leggere in legno, pensate per limitare il calpestio e favorire la ricostituzione naturale dei cordoni sabbiosi. Il verde sarà organizzato in isole tematiche: Giardino arido, Giardino del mare, Giardino di pietra e Giardino aromatico, con specie resistenti alla siccità e alla salsedine. Le piantumazioni saranno collocate su piccoli rilievi di terra, così da limitare la profondità delle radici e proteggere gli strati archeologici. Le isole minerali offriranno invece superfici pavimentate flessibili, mentre geotessuti antiradice e geogriglie contribuiranno alla stabilità e alla tutela dei reperti. Asfalto e cemento lasceranno spazio a pavimentazioni permeabili, drenanti e facilmente rimovibili.
Nuovi arredi e un’illuminazione discreta accompagneranno i percorsi senza compromettere i principali riferimenti storici e paesaggistici, dal Faro al Lido Turrisi. Un elemento della memoria resterà intatto: tutte le tamerici esistenti saranno conservate, integrate nelle nuove isole verdi o collocate su collinette di sabbia nell’arenile. La trasformazione segue una sequenza precisa: ciclopedonale, giardini, seduta continua, spiaggia, duna e mare. Insomma, un paesaggio più fluido nel quale natura, archeologia e socialità dovranno convivere permettendo a San Cataldo, col progetto dei “Giardini di Adriano” un’opportunità di superare una lunga stagione di abbandono e allo stesso tempo restituire al suo lungomare un ruolo centrale.
L’elaborazione del progetto definitivo e del progetto di fattibilità tecnico-economica, si legge nella determina firmata dal dirigente del Settore Urbanistica Maurizio Guido, è stata condotta da un raggruppamento temporaneo di professionisti capitanato dallo studio Roberto Cremascoli, Edison Okumura & Marta Rodrigues, Arquitectos Lda, sotto la guida dell’architetto Roberto Cremascoli, in sinergia con la società Gap progetti. In questa prima fase conoscitiva, l’indagine e il piano archeologico sono stati curati dallo stesso architetto Cremascoli al fianco dell’archeologa Anna Leoni. Infine, la redazione del progetto esecutivo è stata affidata alla società Dodi Moss, aggiudicataria dei servizi di architettura e ingegneria necessari per portare a compimento il disegno dell’opera.
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