Milano, 27 settembre 2026 – “Con Domenico bambino, in “Liberi di scegliere“, ho capito cosa vorrei fare da grande: l’attore. Con Andrea, “Il ragazzo dai pantaloni rosa“ ho imparato l’importanza delle parole. Adesso sono Carlo Acutis e la responsabilità sulle spalle si fa sentire”.

Samuele Carrino
Samuele Carrino ha 16 anni (17 a novembre), studia Scienze umane mentre recita: è lui a dar voce e sguardo al quindicenne milanese diventato santo un anno fa, nel film “Il mio nome è Carlo“ in onda questa sera su Canale 5 e su Mediaset Infinity.
Samuele, cosa si prova a vestire i panni di un santo?
“È stato complicato, ma bellissimo. La paura e l’ansia che c’erano all’inizio si sono trasformate in coraggio e forza per affrontare questa storia meravigliosa”.
La conosceva già?
“Sì, mi ci ha fatto avvicinare mia nonna, però non la conoscevo nei minimi dettagli. Appena mi hanno annunciato che avevo questo onore di dare voce a Carlo, mi sono documentato, ho visto i video che lui stesso ha pubblicato sui social e ho capito subito che era un ragazzo di cuore, molto altruista”.
L’hai sentito vicino?
“Sì, siamo quasi coetanei. Anch’io sono un ragazzo molto buono. Lui però è un Santo. Mi sono fatto guidare dal regista Giacomo Campiotti. Tutti sul set abbiamo portato grande rispetto per questo ragazzo e per la sua storia; l’abbiamo toccata con i guanti per cercare di restare sempre coerenti e veri. Anche i due “Carletti“ (insieme a Carrino altri due piccoli attori interpretano Acutis a 6 e 11 anni: Nicolò Caruz Jaramillo ed Edoardo Vitalone, ndr). Abbiamo girato nel suo quartiere”.
La scena che ha lasciato il segno?
“La più difficile: quella della sua morte. Eravamo in un vero ospedale, in un reparto di terapia intensiva. L’atmosfera sul set era molto pesante, c’era grande rispetto e silenzio. Mi è rimasto tanto di quella giornata sul set”.
E com’è stato girare per la prima volta a Milano?
“Un po’ i posti li conoscevo, sono venuto altre volte a Milano, ma mai per un film. Mi ha fatto una bellissima impressione ed è stato bello girare in posti nuovi, che prima visitandoli da Samuele - da persona normale - non facevano lo stesso effetto. Visitarli “da Carlo“ è stato più forte”.
Alle spalle avevi la storia vera di Andrea Spezzacatena.
“ Andrea ha subìto il male dei social, purtroppo, invece Carlo è riuscito a mandare tantissimi messaggi, in tutto il mondo, tramite i social, ha convertito tantissime persone, mi ha formato tanto da questo punto di vista. Sono un po’ complementari. Teresa, la mamma di Andrea, quando è uscito il film mi disse che aveva visto suo figlio in me. E adesso me l’ha detto Antonia, la mamma di Carlo. È la soddisfazione più bella”.
Cosa hanno insegnato Andrea e Carlo a Samuele?
“L’uso delle parole, l’importanza di sapere utilizzare i social in modo corretto, perché possono essere uno strumento bellissimo per fare del bene, mandare messaggi positivi, fare amicizia da tutt’altra parte del mondo, però possono anche portare a farti fare scelte sbagliate. Un video resta per sempre, le parole rimangono addosso. Mi porto a casa più consapevolezza”.
Che rapporto hai con i social?
“Di amore e odio. Avendo un pubblico che mi segue, cerco sempre di far passare messaggi positivi perché basta davvero poco, un like, un commento a un post sbagliato, che passi dalla parte del torto”.
In “Liberi di scegliere“, sempre diretto da Campiotti, eri Domenico: è stato il tuo debutto al cinema. Com’è andata?
“Avevo sette anni. A 4 anni avevo iniziato già con la moda, con i primi servizi fotografici e qualche spot, tipo per la raccolta differenziata, avevo fatto qualcosa di molto, molto piccolo. Poi mamma trovò questo provino per “Liberi di scegliere“ su Facebook, un po’ per gioco. Il limite per mandare il video era già scaduto, ma l’abbiamo mandato lo stesso, almeno non avevamo rimpianti. Vivevo ancora a Gallipoli. E il giorno dopo ci siamo ritrovati in una chiamata da Roma sul telefono, abbiamo preso di corsa il treno. Li ho conosciuto Giacomo, abbiamo provato qualche scena insieme, e mi è arrivata la conferma: sarei stato Domenico. Da quel momento a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande ho sempre risposto così: l’attore. Non è mai cambiato, spero non cambierà mai”.
Intanto hai già l’agenda piena: prossimi appuntamenti?
“Il 16 ottobre ritorno in tournée col musical de “Il ragazzo dai pantaloni rosa“ da Crotone, il paese della mamma di Andrea. È in uscita un film al cinema, “Piercing“, con la regia di Margherita Ferri. A Venezia ero nel cortometraggio “Il primo della classe“ e sto girando una serie tivù per la Rai, “Il medico di tutti“. Mi piace mettermi alla prova in ruoli molto diversi”.
Ce n’è uno in particolare che vorresti interpretare?
“Spiderman: è il mio sogno nel cassetto”.
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