Salvini, è gelo con i governatori: nuova fumata nera. I giovani: «Remigrazione»

2026/09/20

Categories: world-news

Il fronte del Nord che reclama spazio? I sondaggi che danno il Carroccio sotto Futuro Nazionale del generale Vannacci? No: «Volete sapere qual è l'unico problema di Pontida?» domanda Matteo Salvini ai giovani leghisti che lo acclamano sotto il tendone piantato sul "sacro suolo" della bergamasca umida di pioggia. «La panza. Per stasera mi è già arrivato l'invito dai friulani per il frico, dagli abruzzesi per gli arrosticini, dai marchigiani per il fritto di pesce...». Altro che partito in crisi di consensi e di identità: non ci sta, il Capitano. «Siete tantissimi», esordisce dal palco di Pontida giovani: «Siete la forza della Lega, voi che pagate il pullman e l'albergo per stare qui. Alla faccia delle ca...te che scrive qualche giornalista». Applausi e cori: «Un Capitano! C'è solo un Ca-pi-ta-nooo». E pazienza se il maxi-gazebo dove vanno a ruba birra, "pane e codeghì" e rane fritte pastellate si mangia da solo metà pratone, e se gli stand delle leghe regionali pronti per questa mattina sembrano restringere ancora di più lo spazio sotto al palco.

La scaletta

È la prima Pontida senza Umberto Bossi, l'ultima (forse) prima del voto. Ma soprattutto una Pontida che arriva dopo settimane di polemiche e logoramento interno, tra i governatori che reclamano a gran voce un'associazione autonoma a trazione nordista e il capogruppo Massimiliano Romeo (che oggi parlerà dal palco anche se la scaletta ufficiale ancora non c'è, ma «me l'hanno fatto sapere per vie traverse») che chiede una gestione più collegiale e meno Salvini-centrica a via Bellerio. Da giorni, su entrambi i fronti, si lavorava per siglare una tregua in vista dell'appuntamento. Se il tentativo avrà dato frutti, si saprà oggi. Per ora però, l'ultimo round Salvini-governatori si è chiuso con un'altra fumata nera. E così, nel frattempo, uno storico frequentatore del pratone come Roberto Calderoli imbraccia l'estintore: «Salvini? L'ha eletto il congresso. La politica ha alti e bassi, cicli e ricicli. Nel 2001 non raggiungemmo il 4%, poi siamo tornati su. Non è che ogni volta che i sondaggi scendono bisogna farsela addosso». Anche Romeo si mostra conciliante: «Spero si mantenga un clima di serenità e di festa. Ma le questioni restano».

E restano perché la mediazione coi governatori come Attilio Fontana, Maurizio Fugatti, Massimiliano Fedriga e l'ex Luca Zaia continua a non dare frutto. Dopo l'incontro a casa del vicepremier e quello di giovedì a via Bellerio, Salvini li ha visti di nuovo ieri in call prima di arrivare a Pontida. Un tentativo in extremis di trovare una quadra rispetto alle due richieste avanzate ormai settimane fa dalla "fronda" del Nord: associazione autonoma interna alla lega e struttura federale del partito (sul modello delle macroregioni proposte da Calderoli). Risultato? Nulla di fatto. Ci si riproverà stamani, ma chi ha partecipato non si fa illusioni: «Nessun passo avanti, non arriverà alcun annuncio».

Del resto che aria tiri il Capitano l'ha fatto capire chiaro dal palco dei giovani. La Lega «vince solo se è forte, se è unita e coraggiosa da Nord a Sud, e lo dico da milanese, lombardo e padano», arringa Salvini. Nessun ritorno all'antico. E le prove di appeasement, l'apertura alle istanze nordiste? Tutto (di nuovo) rimandato al dopo-Pontida. E alla prova del palco, da cui potrebbero partire fischi verso i "dissidenti". Anche Zaia, che qui è osannato, a quanto trapela dovrebbe prendere la parola, anche se non guida più il Veneto. «Interverranno tutti», taglia corto il fedelissimo di Salvini Claudio Durigon.

Gli slogan

A scaldare l'atmosfera per Salvini alla vigilia ci pensano i giovani leghisti, che come da tradizione aprono con corteo e striscioni verde e nero. Li guida la pugnace eurodeputata Isabella Tovaglieri, e loro gridano «Remigrazione!», slogan caro anche a Vannacci («ma lo dicevamo prima noi!») che fa il paio con il claim della festa, «Non passa lo straniero», declinato in varie versioni («Burqa? Sharia? Eurofollie green? Non passa lo straniero»). Striscioni sull'Autonomia, «la battaglia continua», e un altro contro Sigfrido Ranucci. E poi i cori: «Né neri né rossi ma liberi con Bossi», «Woke vaffa...», «più Brianza meno maranza», «meno Ursula e più Oriana per un'Europa cristiana». Gran campionario di magliette, che da queste parti danno sempre l'idea del clima: «Fuck Eu», «Di rosso solo il lambrusco», «Matteo siamo con te», «All you need is love and confini chiusi».

Una Pontida «identitaria», ha promesso Salvini, «bella e di popolo, di gente che lavora, non di radical chic». Dove a sera, mentre il segretario gira tra gli stand e canta al karaoke con Francesca Verdini, si balla sotto cassa e tra una birra e l'altra risuonano slogan di un'altra era: «Bruceremo il tricolor», «Padania libera». Una certezza, da queste parti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

>> Home