Miopia nei bambini, casi in aumento: “Più tempo all’aperto e controlli precoci per proteggere la vista”

2026/09/24

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Federottica Varese

La miopia tra bambini e ragazzi è in crescita e intervenire presto può fare la differenza, soprattutto per evitare che il difetto visivo progredisca fino a raggiungere valori elevati in età adulta. Se ne è parlato a Materia Spazio Libero di Castronno durante l’incontro “Occhio al futuro, prevenire la miopia si può?”, moderato da Alessandra Toni, responsabile Sanità di Varesenews.

Al tavolo Simone Donati, responsabile dell’oculistica pediatrica dell’ospedale Del Ponte di Varese e docente dell’Università dell’Insubria, Fabrizio Vettore, presidente di Federottica Varese, l’ottico optometrista Claudio Nicora, consigliere di Federottica, ed Elisa Gozzini di Hoya Lens Italia.
«La miopia è sostanzialmente l’incapacità di vedere a fuoco quando osserviamo l’ambiente intorno a noi», ha spiegato Donati. Nell’occhio miope la luce non viene focalizzata direttamente sulla retina ma davanti ad essa, spesso perché il bulbo oculare è più lungo del normale. «Essere miopi inizialmente non è considerata una malattia, è un disturbo refrattivo che può essere corretto» ha precisato Donati. «Il problema è che la miopia non è fissa: può aumentare perché l’occhio si allunga troppo durante la crescita».

Il problema, dunque, non è soltanto dover indossare gli occhiali. Durante l’età dello sviluppo la miopia può aumentare progressivamente e valori elevati rappresentano, una volta adulti, un fattore di rischio per alcune patologie oculari, tra cui distacco di retina, glaucoma, cataratta precoce e malattie della retina.
«Il nostro obiettivo oggi – ha spiegato ancora Donati – è cercare di fermare questo processo di crescita eccessiva dell’occhio e di peggioramento della miopia, per avere in futuro adulti più sani e con meno problemi di vista».

Durante l’incontro è stato ricordato che nella popolazione italiana tra i 5 e i 19 anni, circa 8 milioni di persone, si stimano intorno ai due milioni di miopi. La previsione illustrata dai relatori è che entro il 2050 circa metà della popolazione mondiale possa essere miope, con una quota significativa di forme elevate.

Genetica, poco tempo all’aperto e troppo lavoro da vicino

La familiarità resta uno dei principali fattori di rischio. «I bambini che hanno genitori miopi o fratelli miopi hanno un’altissima probabilità di sviluppare la miopia», ha spiegato Donati.

Federottica Varese

Ma accanto alla genetica ci sono i fattori ambientali. «I bambini stanno molto più in casa, molto più in ambienti chiusi, con scarsa luce naturale. E poi c’è l’aumento dell’attività da vicino: il bambino non studia solo sui libri, ma sta molto più sul cellulare e sul tablet».

Il problema, si è sottolineato durante la serata, non sono particolari “radiazioni” emesse dagli schermi, quanto piuttosto l’insieme delle abitudini. «Quello che fa bene e che può aiutare a rallentare la crescita dell’occhio – ha spiegato Donati – è stare alla luce naturale, alla luce del sole».

Da qui uno dei consigli più semplici: permettere ai bambini di trascorrere più tempo all’esterno.

La regola del 20-20-20

Federottica ha richiamato anche alcune buone pratiche di “igiene visiva”, valide non soltanto per i più piccoli.
«Quello che ci siamo dimenticati di fare è stare all’aperto» ha osservato Vettore. «I nostri figli stanno in casa, parlano al cellulare con gli amici e stanno all’aria aperta sempre di meno. E questo è un problema».

Tra le indicazioni ricordate durante l’incontro c’è la cosiddetta regola del 20-20-20: «Ogni venti minuti, per venti secondi, bisogna guardare a venti piedi, cioè a circa sei metri di distanza», ha spiegato Vettore.

Importanti anche la postura, la corretta distanza da libri e dispositivi digitali, un ambiente di studio ben illuminato e una corretta impugnatura della penna. «Bisogna dare ai nostri figli un ambiente di lavoro e di studio che sia il più possibile ergonomico » ha aggiunto Vettore. «Fa bene agli occhi, ma fa bene anche alla schiena».

I controlli: prima visita intorno ai tre anni

Uno dei messaggi principali emersi dall’incontro riguarda la prevenzione attraverso i controlli. «Il bambino a tre anni deve fare una visita oculistica. Il bambino a sei-sette anni, quindi in età prescolare, deve fare una visita oculistica» ha sottolineato Donati. «Sono due momenti in cui possiamo diagnosticare non solo la miopia, ma anche altri problemi nello sviluppo della capacità visiva».

Anche quando un bambino non sa ancora leggere è possibile controllare la trasparenza delle strutture oculari, il movimento e l’allineamento degli occhi e individuare eventuali problemi che potrebbero interferire con il corretto sviluppo della capacità visiva.

«A tre anni non sanno ancora leggere le letterine – ha ricordato Donati – ma possiamo vedere se la cornea è trasparente, se gli occhi sono dritti, se le palpebre sono a posto e se il bambino muove correttamente gli occhi».

Il pediatra rimane il primo punto di riferimento per le famiglie e può indirizzare verso una valutazione specialistica anche prima dei tre anni quando compaiono segnali sospetti.

Oggi la progressione della miopia può essere rallentata

La novità rispetto al passato è che oggi non ci si limita necessariamente a correggere il difetto con un normale paio di occhiali.

«Abbiamo scoperto con studi scientifici che oggi abbiamo dei metodi per rallentare questa crescita eccessiva dell’occhio», ha spiegato Donati.

Una possibilità è rappresentata dall’atropina a basse concentrazioni, un collirio prescritto e monitorato dall’oculista. Un’altra strada è quella delle particolari lenti per occhiali che, oltre a correggere la visione centrale, utilizzano un sistema di defocus periferico pensato per contrastare lo stimolo all’allungamento del bulbo oculare. Tecnologie analoghe possono essere applicate anche ad alcune lenti a contatto.

Durante la serata Elisa Gozzini ha illustrato il funzionamento delle lenti a defocus: «Il concetto è correggere la miopia in modo che il bambino veda correttamente e cercare di portare i raggi in periferia davanti alla retina. In questo modo non c’è l’input all’allungamento dell’occhio».

I relatori hanno sottolineato come si tratti di strumenti sui quali negli ultimi anni si sono accumulate evidenze scientifiche, ma che devono essere utilizzati all’interno di un percorso seguito dai professionisti. Donati ha sintetizzato l’obiettivo con un’immagine molto semplice: «Mettiamo il freno a mano: rallentiamo, cerchiamo di ridurre la progressione».

Fondamentali sono però l’indicazione corretta, il monitoraggio nel tempo e l’aderenza al trattamento. «Non è che consegniamo la prescrizione, il bambino va a fare gli occhiali e lo dimentichiamo – ha sottolineato Donati –. Vogliamo seguirlo nel tempo per capire veramente il risultato del trattamento».

Oculista e ottico devono lavorare insieme

Il messaggio condiviso dai relatori è stato quello della collaborazione tra le diverse figure professionali. L’oculista deve valutare il bambino, effettuare gli esami necessari e stabilire la correzione e l’eventuale trattamento. L’ottico ha poi un ruolo decisivo nella scelta della montatura, nella centratura delle lenti e nella verifica periodica dell’occhiale.

«In questo caso non parliamo soltanto di un prodotto, parliamo di una terapia, di un trattamento – ha spiegato Nicora –. Non basta cercare la lente fine a se stessa: bisogna trovare tutto l’insieme, il professionista, la lente e l’occhiale, per avere dei reali benefici».

Una particolare attenzione deve essere riservata proprio alla montatura e alla centratura. «Il nostro ruolo – ha aggiunto Nicora – è aiutare il genitore a trovare l’occhiale giusto e centrare la lente in modo che sia efficace».

E poi c’è la quotidianità dei bambini: corrono, giocano, fanno sport e inevitabilmente gli occhiali possono prendere colpi e deformarsi. «Può capitare che l’occhiale si storti e richieda delle regolazioni e delle assistenze – ha ricordato Nicora –. Senza un professionista che aiuta in questa parte rischiamo di vanificare il lavoro fatto in ospedale o in clinica».

Il nodo dei costi

Durante il confronto con il pubblico è emerso anche il tema economico. Le lenti utilizzate per il controllo della progressione miopica hanno oggi un costo sensibilmente superiore rispetto alle lenti tradizionali.

«È uno dei motivi per cui a volte siamo in difficoltà nel proporle – ha riconosciuto Vettore – perché proponiamo uno strumento che costa di più». Durante la serata il presidente di Federottica Varese ha indicato prezzi di listino nell’ordine dei 200-230 euro per lente, con un costo complessivo dell’occhiale che può arrivare intorno ai 500-600 euro.

Un investimento che può diventare impegnativo per una famiglia, soprattutto quando i figli sono più di uno. Nel corso del dibattito si è però osservato che il rallentamento della progressione può ridurre anche la frequenza con cui diventa necessario sostituire le lenti per adeguarle all’aumento della miopia.

Il tema, secondo i relatori, dovrebbe entrare sempre di più anche nelle politiche di prevenzione sanitaria. «Il nostro sistema sanitario e il Ministero della Salute potrebbero riconoscere questo tipo di difetto refrattivo come un possibile elemento patologico in età adulta – ha osservato Donati – e quindi investire con incentivi specifici per questo tipo di ausili».

“Piccole scelte oggi per grandi orizzonti domani”

Più tempo trascorso all’aria aperta, pause durante le attività da vicino, attenzione ai comportamenti dei bambini, visite oculistiche nelle tappe indicate e controlli regolari quando compare la miopia sono gli strumenti da cui partire.

Ma dall’incontro di Materia è arrivato soprattutto l’invito a non considerare gli occhiali come l’ultimo passaggio di un percorso. La prevenzione richiede il coinvolgimento della famiglia, del pediatra, dell’oculista, dell’ortottista e dell’ottico-optometrista.

«L’importante è comunicare tra professionisti – ha sintetizzato Vettore – perché questa sta alla base del successo di qualsiasi attività».

Un lavoro di squadra che guarda soprattutto avanti: contenere oggi la progressione della miopia significa provare a ridurre i rischi che quei bambini potrebbero incontrare, una volta adulti, per la salute dei loro occhi.

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