Il Salento continua a perdere abitanti. Secondo gli ultimi dati provvisori dell’Istat, tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2026 la popolazione della provincia di Lecce è passata da 761.927 a 760.487 residenti. In appena cinque mesi il territorio ha quindi perso 1.440 persone, con una flessione dello 0,19%.
Dietro il calo si trova soprattutto un saldo naturale ormai strutturalmente negativo. Nel periodo considerato sono nati 1.618 bambini e sono morte 3.924 persone: i decessi sono stati più del doppio delle nascite e la differenza tra i due valori ha prodotto una perdita di 2.306 residenti. In altri termini, per ogni nuovo nato si sono registrati circa 2,4 decessi.
A questo deficit si aggiunge il saldo negativo dei trasferimenti con il resto d’Italia. Le persone che hanno lasciato il Salento per stabilirsi in altri comuni italiani hanno superato di 451 unità quelle che hanno compiuto il percorso inverso. Una dinamica che può essere collegata anche alla partenza di giovani e lavoratori alla ricerca di opportunità di studio e occupazione fuori provincia.
A evitare un arretramento ancora più pesante è soprattutto l’immigrazione dall’estero. Tra gennaio e maggio il saldo migratorio internazionale è stato positivo per 1.317 persone. Senza questo contributo la provincia avrebbe perso più di 2.700 residenti nei primi cinque mesi dell’anno.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, la diminuzione complessiva rallenta. Un anno fa la perdita era stata di 1.761 abitanti, contro i 1.440 del 2026. Il miglioramento, tuttavia, non deriva da una ripresa delle nascite o da una maggiore capacità del territorio di trattenere i propri residenti. Il saldo naturale è infatti leggermente peggiorato, passando da -2.283 a -2.306, mentre quello migratorio interno è sceso da -438 a -451.
I dati sui Comuni
A fare la differenza è stato ancora una volta il saldo con l’estero, cresciuto da 960 a 1.317 unità. Lo spopolamento interessa ormai quasi tutto il territorio provinciale. Dei 96 comuni salentini, 78 perdono residenti, tre rimangono invariati e soltanto 15 registrano un incremento.
Anche nei centri in crescita, però, gli incrementi sono generalmente contenuti. La perdita più consistente in valore assoluto riguarda Tricase, che scende di 87 abitanti. Seguono Galatina con 79 residenti in meno, Ruffano con 76, Surbo con 74, Casarano con 64 e Copertino con 61. Flessioni significative si registrano anche a Lizzanello e Taviano, entrambi con 47 abitanti in meno, Novoli con 45, Alessano con 44, Martano con 42 e Leverano con 41. Ruffano presenta una delle contrazioni percentuali più marcate, pari allo 0,82%.
Risultano in diminuzione anche alcune località costiere e turistiche: Otranto perde 36 residenti, Gallipoli 35, mentre Porto Cesareo rimane sostanzialmente stabile con un solo abitante in meno.
Tra i pochi comuni in controtendenza spicca Monteroni di Lecce, che guadagna 32 residenti. Seguono Ugento con 25, Sannicola e Trepuzzi con 20, Uggiano la Chiesa con 18 e Carmiano con 15. Crescono, seppure di poche unità, anche Lequile, Cavallino, Nardò e Morciano di Leuca. In termini percentuali il risultato migliore è quello di Uggiano la Chiesa, con un aumento dello 0,42%.
Il capoluogo mostra una sostanziale tenuta. Lecce passa da 94.387 a 94.362 residenti, perdendone 25. Anche in città, tuttavia, il saldo naturale è fortemente negativo: 195 nascite a fronte di 464 decessi, con una differenza di 269 persone. La diminuzione viene quasi interamente compensata dal saldo con l’estero, positivo per 264 unità. Il dato conferma come anche la stabilità demografica del capoluogo dipenda ormai in misura rilevante dall’ingresso di nuovi residenti stranieri.
Tra i centri maggiori, Nardò è l’unico a presentare un lieve incremento, con sette abitanti in più e una popolazione di 30.791 residenti. Galatina scende a 25.094 abitanti, Copertino a 22.637, Casarano a 18.876, Gallipoli a 18.791 e Tricase a 16.851. Maglie perde complessivamente 16 residenti, passando da 13.061 a 13.045 abitanti. Il saldo naturale è però molto più pesante: nei primi cinque mesi dell’anno si contano 24 nascite e 85 decessi, per una differenza negativa di 61 persone. A ridurre la perdita contribuiscono soprattutto i trasferimenti da altri comuni, che producono un saldo positivo di 37 residenti.
I dati descrivono un fenomeno che non riguarda soltanto i piccoli paesi dell’entroterra. Lo spopolamento coinvolge città di medie dimensioni, centri costieri e comuni che svolgono un ruolo di riferimento per vaste aree della provincia. La geografia demografica del Salento appare comunque articolata. Alcuni comuni della cintura di Lecce e pochi centri capaci di attrarre nuovi residenti riescono a contenere o invertire il calo. Nella maggior parte del territorio, invece, la crescita dei decessi, la riduzione delle nascite e la mobilità verso altre zone d’Italia continuano a erodere la popolazione.
Il rallentamento registrato nel 2026 non rappresenta quindi un’inversione di tendenza. È soprattutto l’effetto dell’aumento degli arrivi dall’estero, che compensano una parte consistente del deficit naturale. Il futuro demografico della provincia dipenderà non soltanto dalla natalità, ma anche dalla capacità di offrire lavoro, servizi e condizioni abitative in grado di trattenere i giovani e integrare stabilmente i nuovi residenti.
I dati, aggiornati al 31 maggio 2026, sono provvisori e potranno essere rivisti dall’Istat con il consolidamento del bilancio demografico e il riallineamento ai risultati del Censimento permanente.